Infallibilità papale

Gli oltre tre secoli intercorrenti dal Concilio di Trento al Vaticano I furono attraversati da intensi dibattiti sull’infallibilità papale, al punto che tra i secoli XVI-XVIII si riscontra un’evoluzione e puntualizzazione semantica del termine. In effetti, mentre fino al Concilio di Trento i manuali di teologia utilizzavano fondamentalmente la dizione errare non potest (attribuita alla Chiesa romana e al pontefice), in seguito fu introdotto il vocabolo infallibilis. Se nel primo caso era evidenziato che la Chiesa di Roma e il pontefice non potevano assolutamente portare all’errore i fedeli, il termine infallibilis assume invece il significato di “irreformabile”, vale a dire che i pronunciamenti infallibili sono definitivi.
Nel processo di trasformazione del dogma dell’infallibilità, a ridosso – e per effetto – del Concilio tridentino (oltre che nella sua recezione nel mondo cattolico), può darsi che una certa influenza fu esercitata dalla Congregazione del Concilio – composta da cardinali e creata da papa Pio IV nel 1564 (col compito di vigilare sull’applicazione dei decreti tridentini).
Si consideri pure che la volontà di accettare e attuare i decreti tridentini fu tutt’altro che scontata: il dilemma si concretizzò proprio nel 1564, allorquando da Roma si inoltrarono gli inviti agli Stati europei ad impegnarsi per la loro attuazione. In tale fase, il giurista francese Charles Dumoulin – su tutti – si fece portavoce della dissidenza calvinista, combattendo la recezione dei canoni del Concilio di Trento (nel suo Conseil sur le faict du concile de Trente, Lione, 1564), in aperta polemica con la Curia romana. Sarebbe importante approfondire anche il ruolo di quest’ultima, in rapporto a simili voci contrarie che si levarono in quegli anni.
Nell’ambito della trattatistica giuridica edita nel Cinquecento, il tema dell’infallibilità papale si riscontra pure nei Tractatus Vniuersi Iuris (Venezia: Societas Aquilae Renovantis o “Compagnia dell’Aquila”, 1584-1586), sorta di summa della trattatistica di diritto comune, realizzata da Francesco Ziletti e voluta da Gregorio XIII. In particolare, dall’analisi del Tractatus de agnoscendis assertionibus catholicis, et haereticis di Arnau Albert (1480-1544) – manuale di diritto inquisitoriale contenuto nel tomo XI.2 (De haeresi) – si rilevano alcuni passi emblematici, in merito. Ad esempio, uno di quelli in cui l’autore – richiamando il parere del cardinale Tommaso De Vio, detto il cardinal Gaetano (1469-1534) – sostiene:

T[ame]n in ea definitione qua[m] facit eoru[m] quae sunt fidei,ita a Deo gubernatur, vt no[n] possit iudicialiter errare […]: & i[n] hac sententia residet praefatus D.[ominus]Card.[inalis]de Vio. in tracta.[to] suo de autho.[ritate] Papae & concilioru[m] c[apitulo] 9. […]

(Arnaldus Albertinus, Tractatus de agnoscendis assertionibus catholicis, et haereticis in Tractatvs illustrivm in vtraque tvm Pontificii, tvm Caesarei Iuris facultatem Iurisconsultorum, De Iudicijs Criminalibus S.Inquisitionis. […] Tomi XI. Pars II. Venetiis MDLXXXIIII, c. 59 (fa parte dei Tractatus vniuersi iuris […] – Venetiis: Societas Aquilae se renovantis, 1584-1586); Tommaso De Vio, Tractatus reuerendissimi patris fratris Thome de Vio Caietani … de comparatione auctoritatis Pape et concilii seu Ecclesie vniversalis, in officina Quentell, Coloniae 1512, ivi citato)

Oppure quello in cui Albert, dopo aver riaffermato il principio Papa determinans aliquid tanquam Papa circa fidem non potest errare. (Arnaldus Albertinus, Tractatus de agnoscendis…, c. 101 vb, § 19) – già enucleato in precedenza – riporta poi l’opinione di San Girolamo, a sostegno di quell’assunto, considerando che

[…] manifeste in ijs verbis Hieronymus censet , cp ex approbata fidei confessione Pape,aliquis obsistens,no[n] catholicus,& sic haereticus iudicatur […].

(Arnaldus Albertinus, Tractatus de agnoscendis…, c. 103)

L’inserimento di tali argomentazioni, nel tomo in esame, è sintomatico di quel rapporto, talora conflittuale, che si instaurò tra l’Inquisizione e la Chiesa parallelamente alla seconda fase del Concilio di Trento.
A tal proposito, infatti, si ricordi che nei primi anni cinquanta del ’500 avvenne uno scontro durissimo tra il Sant’Ufficio e papa Giulio III, sempre più in tensione con gli inquisitori (che, di fatto, ne disconoscevano l’autorità) ma incapace di proporre una linea alternativa. Nel lungo e drammatico conclave del 1549-50, Gian Pietro Carafa (il futuro Paolo IV) formulò esplicite accuse di eresia contro alcuni tra i più autorevoli esponenti del sacro collegio. Forte del suo ruolo istituzionale di supremo difensore della fede e garante della Chiesa, tuttavia, il Sant’Ufficio riuscì a imporre il primato dell’ortodossia teologica su ogni altra considerazione. Nonostante gli ordini del papa, infatti, l’Inquisizione continuò ad accumulare prove per eliminare i propri avversari – anche ricorrendo a denunce di persone screditate o di documenti falsi.
Quest’ultima ricostruzione appare convincente, in quanto permette di delineare un quadro autentico – pur se inaspettato – delle origini della Controriforma, colte nei densi contrasti ai vertici della Chiesa di Roma.

Bibliografia

  • Arnaldus Albertinus, Tractatus de agnoscendis assertionibus catholicis, et haereticis in Tractatvs illustrivm in vtraque tvm Pontificii, tvm Caesarei Iuris facultatem Iurisconsultorum, De Iudicijs Criminalibus S.Inquisitionis. Ex mvltis in hoc volvmen congesti, additis plurimis, etiam numquam editis, hac nota designatis; & multo, quàm antea, emendatiores redditi; Summariys singulorum Tractatuum locupletissimis illustrati. Indic […] accessere ita locvpletes, ut omn […] quae sparsim leguntur, facillimè distinctae Lectoribus appareant. Tomi XI. Pars II. Venetiis MDLXXXIIII (fa parte dei Tractatus vniuersi iuris, duce, & auspice Gregorio 13. Pontifice Maximo, in vnum congesti: additis quamplurimis antea nunquam editis, … 18. materias, 25. voluminibus comprehendentes. Praeter summaria singulorum tractatuum, accessere locupletissimi indices, ita distincte, et ordinate compositi, vt lector materias omnes, temere ante hac sparsas, artificiosa distributione sub vno quasi adspectu positas contueri possit, Societas Aquilae se renovantis, Venetiis 1584-1586).
  • Emanuele Colombo, Infallibilità papale in DSI, vol. II, p. 791.
  • Tommaso De Vio, Tractatus reuerendissimi patris fratris Thome de Vio Caietani … de comparatione auctoritatis Pape et concilii seu Ecclesie vniversalis, in officina Quentell, Coloniae 1512.
  • Massimo Firpo, La presa di potere dell’Inquisizione romana (1550-1553), Laterza, Roma-Bari 2014.
  • Adriano Prosperi, Il Concilio di Trento: una introduzione storica Einaudi, Torino 2001.
  • Dumoulin Charles, in Novissimo Digesto italiano 6: DIT-FALL, Unione tipografico-editrice torinese, Torino 1960, p. 324.

Article written by Nunzio Ciullo | Ereticopedia.org © 2017

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]