Del Sacco, Gregorio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Gregorio del Sacco è stato un notaio del XVI sec., perseguitato dall'Inquisizione veneziana.

La vicenda

Il processo contro Gregorio del Sacco si svolse dal 10 febbraio al 20 maggio 1565. Il testo dello stesso non contiene elementi utili riguardo la biografia dell’accusato, tranne per pochi particolari: svolgeva la professione di notaio, abitava a Durlo, nel vicentino, e suo padre si chiamava Domenico.

Tendenze eterodosse

L’accusa mossa all’imputato è quella di “luteranesimo”. Il punto centrale del processo, che costituisce anche la sua originalità rispetto ad altri processi ad eretici, è costituito da un’operetta in prosa, scritta dallo stesso imputato, recante il titolo Fucus inter apes e riportata nel fascicolo del processo. In questo testo allegorico, i fuchi rappresentano i sacerdoti, che non lavorano e mangiano quello che le api, cioè i fedeli, producono con fatica e sudore. Inoltre, per diffondere la fede, non si servono della predicazione, ma usano le armi; si servono dei beni della Chiesa a loro vantaggio, e sono pieni di avarizia, ambizione e cattiveria. Sono inoltre molto superbi, perché si ritengono i soli veri discepoli di Gesù, ma in realtà ne sono lontanissimi.
Il testo del libello, sotto l’apparenza gentile dell’allegoria, è una vibrante denuncia dell’ipocrisia della Chiesa e dei suoi capi, che predicano verità certe ma si comportano impunemente in modo opposto alle stesse.
Nel fascicolo processuale è citata la sentenza, ma non è riportata, per cui non è dato sapere quale pena abbia avuto l’imputato. L’unico particolare utile in proposito è contenuto nell’ultimo testo del fascicolo, una lettera di autore non identificato diretta a Vincenzo Giustiniani, podestà di Vicenza. L'autore della lettera ricorda la sentenza contro l’accusato, e chiede al podestà di permettergli di pronunciare l’abiura secondo quanto stabilito nella sentenza, davanti ai giudici, anche in un giorno festivo durante la messa.

Fonte

  • Archivio di Stato di Venezia, Santo Uffizio, busta 20, fascicolo n° 22.

Article written by Francesca De Poli | Ereticopedia.org © 2021

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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