Lomellini, Goffredo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Goffredo (o Gioffredo) Lomellini (nato a Genova intorno al 1545 – morto nei pressi di Ginevra, il 31 dicembre 1600) fu prelato, diplomatico e letterato.

Cenni biografici

Figlio di Paolo Vincenzo e di Caterina Spinola, ebbe parentela con le case Doria, Fieschi e Gonzaga. Dopo aver studiato legge a Mondovì, Pisa e Torino, venne cooptato nel Collegio dei dottori a Genova (1571) e, dal 1573, risulta presente nella curia di romana, introdottovi, forse, dal cardinale Benedetto Lomellini (1517-1579), anch’egli giurista.
«Utriusque Signaturae Referendarius» (nomine: 1581; 1586; 1600) fu chierico della Camera Apostolica, commissario generale (1586) e presidente della medesima da prima del 1591 al 1596. Assiduo frequentatore della corte del granduca di Toscana, agente romano dell’ambasciatore transalpino Jean de Vivonne (marchese di Pisany) e corrispondente del cardinale Pierre de Gondi (1533-1616), curò gli interessi genovesi nella corte pontificia sino al 1600, quando i suoi rapporti con il governo della Repubblica si guastarono in modo irreparabile (fino a causargli l’espulsione da Genova), per via dei propri orientamenti politici filo-francesi.
Punto di riferimento, insieme a monsignor Minuccio Minucci, dei navarristi romani (fautori della ribenedizione papale del re di Francia Enrico IV, asceso al trono dei Capetingi dopo l’assassinio di Enrico III di Valois, il I agosto 1589), Lomellini – come attesta il suo epistolario con Ludovico Gonzaga duca di Nevers (1539-1595) serbato presso la Bibliothèque Nationale de France (Paris) – fiancheggiò le iniziative del principe italiano Pari di Francia prima, dopo e durante la sua legazione romana, protrattasi dalla fine di novembre del 1593 alla metà di gennaio del 1594. Un cenno agli incontri segreti che il prelato ebbe in quelle settimane con il duca, si ha in una lettera dell’oratoriano Tommaso Bozio (1548-1610), anch’egli all’epoca solidale con l’iniziativa diplomatica di Nevers presso il pontefice Clemente VIII. Il teologo filippino, non senza una punta di ironia nei confronti di Lomellini, con il quale divergeva radicalmente nel giudizio sul pensiero di Machiavelli, narra che il genovese, a differenza sua, era solito raggiungere il domicilio di Nevers solo «di oscura notte e travestito»1.
Lomellini unì agli affari di curia, alla politica e alla diplomazia vivi interessi letterari, apprezzati anche dal cardinale Cinzio Aldobrandini2, ospite nella sua dimora di un cenacolo di dotti, che iscrisse, fra gli altri, il filosofo Francesco Patrizi, i celebri orientalisti Giovanni Battista Raimondi, Giambattista e Girolamo Vecchietti, lo storico e letterato Antonio Querenghi, l’umanista e insigne bibliofilo Gian Vincenzo Pinelli, il segretario e scrittore politico Pietro de Nores e Torquato Tasso. Il 20 giugno 1594, nel corso di una seduta di quell’accademia (che ebbe vita brevissima: dal 30 maggio all’agosto di quello stesso anno), Lomellini tenne un discorso fortemente critico nei confronti di Botero, rifiutando l’identificazione della ragione di stato con le dottrine machiavelliste3. La presa di posizione di Lomellini sollevò acute polemiche e vibrate proteste, concorrendo non poco a compromettere la sua futura carriera. Sappiamo, grazie all’epistolario di Arnauld d’Ossat (creato cardinale il 3 marzo del 1599), che, dopo la sua solenne ribenedizione papale (il 17 settembre 1595), Enrico IV raccomandò invano la concessione della porpora al suo antico fautore genovese, il quale, urtando Clemente VIII, si era consentito di appellarsi a lui, a tal proposito. Sappiamo, inoltre, che fu inutile il tentativo dello stesso Lomellini di ottenere il permesso del sovrano pontefice a vendere il proprio ufficio di chierico della Camera Apostolica4. In rotta anche con il governo di Genova, Goffredo si allontanò dall’Italia, ricercando la protezione di «Henri le Grand». Probabilmente, la ottenne, ma morì all’improvviso, il 31 dicembre 1600, mentre si trovava nel campo del re, nei dintorni di Ginevra5.

Fonti e bibliografia

  • Artemio Enzo Baldini, Botero e la Francia, in Botero e la “Ragion di Stato”, Atti del Convegno in memoria di Luigi Firpo (Torino, 8-10 marzo 1990), a cura di A. E. Baldini, Leo S. Olschki, Firenze 1992, pp. 335-359.
  • Artemio Enzo Baldini, Aristotelismo e platonismo nelle dispute romane sulla ragion di Stato di fine Cinquecento, in Aristotelismo politico e ragion di Stato, Atti del Convegno internazionale (Torino, 11-13 febbraio 1993), a cura di A. E. Baldini, Leo S. Olschki, Firenze 1995, pp. 201-226.
  • Artemio Enzo Baldini, Ragion di Stato e platonismo nel dibattito politico italiano di fine Cinquecento, in Studi in memoria di Enzo Sciacca, vol. I: Sovranità, Democrazia, Costituzionalismo, Atti del Convegno di studi (Catania, 22-24 febbraio 2007), a cura di F. Biondi Nalis, Giuffrè, Milano 2008, pp. 57-70.
  • Carte e cronache manoscritte per la storia genovese esistenti nella Biblioteca della R. Università ligure, indicate e illustrate per A. Olivieri, co’ tipi del R. I. de’ Sordo-muti, Genova 1855, pp. 19-20.
  • Gennaro Cassiani, Padre Filippo «era il capitano, e noi soldati particolari sotto lo stendardo suo» Tommaso Bozio e il negoziato per l’assoluzione papale di Enrico IV di Borbone. Un altro inedito, in «Annales Oratorii», XV (2017) in corso di stampa
  • Girolamo Catena, Latina monumenta, apud Hieronymum Bartolum, Papiae 1577, c. 35r.
  • Ansaldo Cebà, Lettere, per Giuseppe Pavoni, in Genova 1623, pp. 46-47.
  • Claudio Costantini, La Repubblica di Genova nell’età moderna, in Storia d'Italia, dir. da G. Galasso, UTET, Torino 1978, vol. IX, ad indicem.
  • Arnaud d’Ossat, Letres du cardinal d’Ossat […], avec des notes historiques et politiques de Mr Amelot de la Houssaie, chez Jean Boudot, à Paris 1698, 2 voll. (ad vocem «Lomellin»).
  • Luigi Firpo, Lettere inedite di Giovanni Botero, in «Atti dell'Accademia delle scienze di Torino. Classe di scienze morali, storiche e filologiche», 89, (1954-1955), pp. 204-241.
  • Klaus Jaitner, Die Hauptinstruktionen Clemens' VIII. fur die Nuntien und Legaten an den europaischen Furstenhofen, 1592-1605, im Auftrag des Deutschen Historischen Istituts in Rom, Niemeyer, Tübingen 1984, vol. I, pp. LIII-LIV.
  • Legati e governatori dello Stato pontificio. 1550-1809, a cura di Ch. Weber, Ministero per i Beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i Beni archivistici, Roma 1994, p. 742.
  • Maria Muccillo, Il platonismo all’Università di Roma: Francesco Patrizi, in Roma e lo Studium Urbis. Spazio urbano e cultura dal Quattrocento al Seicento, Atti del Convegno (Roma, 7-10 giugno 1989), a cura di P. Cherubini, Ministero per i Beni culturali e ambientali. Ufficio centrale per i Beni archivistici, Roma 1992, pp. 200-247: 213-217.
  • Negociations diplomatiques de la France avec la Toscane, Documents recueillis par Giuseppe Canestrini; et publiés par Abel Desjardins,, Imprimerie Imperiale, Paris 1875, vol. V, pp. 232-236: 235 (G. Niccolini a Ferdinando I de’ Medici. 24 luglio 1595).
  • Rodolfo Savelli, Tra Machiavelli e S. Giorgio. Cultura giuspolitica e dibattito istituzionale a Genova nel Cinque-Seicento, in Finanze e ragion di stato in Italia e in Germania nella prima età moderna, Atti della settimana di studio (Trento, 6-10 settembre 1982), a cura di A. De Maddalena – H. Kellenbenz, Il Mulino, Bologna 1984, pp. 249-321: 261-266.

Article written by Gennaro Cassiani | Ereticopedia.org © 2018

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]