Giulio III, papa

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

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Giulio III, al secolo Giovanni Maria Ciocchi Del Monte (Monte San Savino, 10 settembre 1487 – Roma, 23 marzo 1555), è stato papa dal 1550 al 1555.

Biografia

Il padre Vincenzo fu avvocato concistoriale, lo zio e protettore Antonio Maria Ciocchi Del Monte (1461–1533) fu uditore di Rota, arcivescovo di Manfredonia e cardinale (dal 1511).

Studiò diritto a Perugia e a Siena. Iniziò la carriera ecclesiastica sotto Giulio II, partecipò al Concilio Lateranense V e nel 1521 fu nominato vescovo di Pavia (dove mai risiedette).

Stretto collaboratore di Clemente VII, fu catturato dai lanzichenecchi durante il sacco di Roma del 1527, corse gravi rischi, ma poi riuscì a fuggire. Nel 1528-29 fu Presidente di Romagna. Dal 1529 al 1532 fu quindi governatore di Roma. Divenuto membro della Camera Apostolica, la presiedette sotto il papato di Paolo III. Nel 1535-36 fu governatore di Bologna, dal 1537 al 1540 di Parma e Piacenza.

La sua nomina cardinalizia avvenne il 22 dicembre 1536. Dal 1540 si occupò della (lunga e difficoltosa) preparazione del concilio. Con la bolla del 22 febbraio 1545, fu nominato legato papale al concilio di Trento, collega dei cardinali Marcello Cervini e Reginald Pole. Presiedette il concilio anche nella sua fase bolognese fino al 1548, fu quindi legato papale a Bologna.

Uscì vincente dal conclave del 1549-50, che vide il durissimo scontro tra Pole e Carafa.
Dispose la riapertura del concilio a Trento nel 1551, di nuovo sospeso nel 1552. Depose Ottavio Farnese dal feudo di Parma, il che provocò la guerra di Parma e Mirandola (1551-52), che vide Giulio III alleato di Carlo V contro i Francesi alleati dei Farnese. Partecipò anche alla guerra di Siena (1553-56), ancora alleato di Carlo V contro ai Francesi.

Nel 1553 inviò il cardinal Pole come legato in Inghilterra, allo scopo di coadiuvare la nuova regina Maria Tudor nella difficile restaurazione cattolica in quel regno.

Durante il suo papato ebbe un costante scontro con il Sant'Uffizio guidato dal cardinal Carafa, di cui cercò di moderare l'offensiva contro gli "spirituali", assolvendo (o meglio "perdonando") Vittore Soranzo e imponendo al Carafa la cassazione dell'indagine avviata contro il cardinal Morone (Carafa di fatto si rifiutò di obbedire). Con due brevi datati 29 aprile 1550 (Cum meditatio cordis nostri e Illius qui misericors) concesse un indulto ai possessori di libri proibiti in caso li consegnassero all'Inquisizione entro due mesi e agli eretici che entro due mesi volessero confessare i propri errori agli inquisitori delle loro città (attraverso una "abiura privata").

Come afferma Massimo Firpo, Giulio III fu un papa che “ebbe forse la volontà ma non la forza di riprendere in mano il controllo dell’Inquisizione”1. Il suo odio nei confronti di Gian Pietro Carafa fu comunque profondo:

Non mancano, nei carteggi diplomatici […] le attestazioni della profonda avversione politica e personale antipatia del papa [Giulio III] nei confronti del Carafa – come si scriveva da Roma il 13 ottobre 1550 [Concilium Tridentinum, vol. XI, pp. 591-592]– “per dirlo in una parola, Sua beatitudine è stomacata non manco che sia forse Sua maestà [Carlo V]”, aggiungendo che “Sua santità è piena fino agli occhi della incostantia et fantasticaria di questo cardinale”, della sua “natura fastidiosa”. Proprio il supremo tribunale della fede fu al centro di frequenti tensioni e di veri e propri scontri tra il Carafa e Giulio III, quest’ultimo “irritato continuamente contro l’officio della santa Inquisitione” e sospettoso che le sue disinvolte procedure fossero suggerite da “malignità et invidia del papato”2.

Bibliografia

Voci correlate

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]