Della Rovere, Giulio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Giulio Della Rovere, al secolo Giuseppe Della Rovere, detto anche Giulio da Milano (Milano, 1504 – Tirano, maggio 1581), è stato un ecclesiastico appartenente all'ordine dei canonici regolari lateranensi, passato alla Riforma e divenuto teologo e pastore protestante.

Biografia

Attorno al 1520 entrò nell'ordine agostiniano. Studiò a Padova tra 1527 e 1531. Dal 1531 al 1533 fu lettore di filosofia e teologia presso lo Studio del convento agostiniano di Bologna. Influenzato da Ambrogio Cavalli, durante il soggiorno bolognese si legò a Ortensio Lando (allora suo confratello col nome di Geremia da Milano), e ad altri eterodossi allora su posizioni erasmiane presenti in città: Eusebio Renato, Giovan Angelo Odoni e Fileno Lunardi (Meglio conosciuto come Camillo Renato).
Dal 1533 al 1535 soggiornò a Pavia, dove fu reggente degli studi presso il convento di Sant'Agostino e si legò ad Agostino Mainardi (allora priore di S. Mustiola). Fu quindi reggente degli studi presso il convento di San Giacomo di Bologna. Gli anni trenta (soprattutto la seconda metà) furono per lui anche intensi anni di predicazione. La sua predicazione quaresimale del 1538 a Bologna in particolare fu un grande successo, ma gli attirò anche addosso gravi sospetti di eterodossia e ne causò l'espulsione immediata dalla città (21 aprile 1538). La sua predicazione quaresimale a Monza del 1539 sortì i medesimi effetti. Riabilitato dal generale dell'ordine Girolamo Seripando, nell'agosto 1540 si dimise da reggente degli studi del convvento di San Marco (e insieme a lui si dimise Agostino Mainardi, priore del medesimo convento) in polemica contro lo stesso generale, che aveva preso misure repressive per preservare l'ortodossia all'interno dell'ordine. Predicò quindi l'avvento a Trieste nel 1540, su invito del vescovo Pietro Bonomo, e nel 1541 la quaresima a Venezia. Alla fine di tale predicazione, trovato tra l'altro in possesso di vari libri proibiti, fu incarcerato e sottoposto a processo inquisitoriale. Fece pubblica abiura il 15 gennaio 1542 e fu relegato in carcere. Pietro Bembo intervenne per proteggerlo. Scontata la pena di un anno, fuggì nei Grigioni nel febbraio 1543.
Riconvertitosi in calvinista "ortodosso", fu prima pastore a Vicosoprano, quindi a Poschiavo (dove sostenne l'attività della tipografia di Dolfino Landolfi) e a Tirano. Proseguì l'attività di pastore calvinista fino alla morte.

Opere

  • Prediche (Basilea, 1547?)
  • Opere christiane e catholiche (1543, pubblicate con lo pseudonimo di "Hyeronimo Savonese")
  • Esortatione al martirio (I ed. 1549; II ed., con aggiunta di altri scritti, 1552)

Bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]