Ancina, Giovanni Matteo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Giovanni Matteo Ancina (Fossano, 1552 – Roma, 3 aprile 1638), fratello minore del celebre Giovenale e presbitero della Congregazione dell’Oratorio, ha operato a stretto contatto con i padri della prima generazione filippina, costituendo un elemento di forte continuità fra Filippo Neri e le generazioni successive di oratoriani. Nel gennaio del 1608 fu preso in considerazione dai padri della Chiesa Nuova per la continuazione degli Annales Ecclesiastici del Baronio.

Biografia

Era nato nel 1552 a Fossano, nel Cuneese, da Lucia Araudini e da Durante, magistrato, il cui casato vantava un passato di nobiltà. Aveva due sorelle, Marta e Brigida, e un fratello, Giovanni Giovenale, di sette anni più grande (essendo nato il 19 ottobre 1545), che si addottorò in medicina a Torino e in quella università svolse l’attività di lettore tra il 1567 e il 1570. La storia di Giovan Matteo è così strettamente legata alla vita del più noto fratello che ad essa, inevitabilmente, bisogna continuamente rifarsi, considerato che le notizie indipendenti, soprattutto all’inizio, sono obiettivamente assai scarse. L’immagine agiografica che ha caratterizzato l’esistenza mitica di Giovenale Ancina – straordinaria personalità musicale dell’Oratorio – allude alla circostanza che entrambi, fin dalla giovinezza, avevano intenzione di votarsi alla vita religiosa, ma ciò nonostante stentavano a trovare un istituto o un sodalizio capace di soddisfare pienamente la loro inclinazione vocazionale1.
La svolta ci fu quando Giovenale entrò nell’orbita di Giovanni Federico Madruzzo, conte di Avio ed esponente di una delle famiglie più in vista dell’aristocrazia trentina, nella cui casa il maggiore degli Ancina svolgeva le funzioni di precettore e medico. In virtù del credito maturato dalla sua famiglia presso Emanuele Filiberto, in particolare dallo zio cardinale Cristoforo, il conte Madruzzo riuscì ben presto a inserirsi nel ristretto gruppo degli uomini di fiducia del Duca, che non esitò a conferirgli incarichi di alta responsabilità e nel 1574, sotto il pontificato di Gregorio XIII, lo nominò ambasciatore di Savoia presso la Santa Sede. Nel novembre di quell’anno Giovenale Ancina giunse nell’Urbe al suo seguito, in qualità di segretario, e iniziò quasi subito a frequentare le affollate lezioni che il gesuita Roberto Bellarmino teneva al Collegio Romano. Nella primavera del 1576 fu introdotto quasi per caso da Cesare Baronio agli esercizi spirituali dell’Oratorio, entrando così in stretto contatto con Filippo Neri e il suo circolo. In una lettera romana del 28 maggio 1576, Giovenale raccontò con toni commossi al fratello Giovan Matteo quello «stile nuovo» che aveva appreso all’Oratorio di S. Giovanni dei Fiorentini, «ove si fanno, ogni dì, bellissimi ragionamenti spirituali sopra l’Evangelo, delle virtù et vitii, nell’historia ecclesiatica, dell’historia e vita dei santi, et così, ogni giorno, sono quattro o cinque, quali ragionano» e alla fine della riunione «si fa un poco di musica per consolare e recreare li spiriti stracchi da li discorsi precedenti»2. Messo al corrente della svolta filippina, Giovanni Matteo raggiunse Giovenale a Roma, ponendosi per oltre un anno sotto la direzione spirituale di padre Filippo. Il 1° ottobre 1578 i due Ancina entrarono ufficialmente in Congregazione3.
Giovenale Ancina ricevette gli ordini minori con Agostino Manni il 14 marzo 1579, ma attese il giorno del sacerdozio fino al 9 giugno 1582. Giovanni Matteo ricevette la prima tonsura il 13 giugno 1579, mentre il fratello entrava negli ordini maggiori; ebbe gli ordini minori il 27 febbraio dell’anno seguente e fu ordinato diacono in S. Giovanni in Laterano il 9 giugno 1582 in occasione dell’ordinazione sacerdotale di Giovenale. Il 4 giugno 1583 il minore degli Ancina fu ordinato sacerdote e celebrò la sua prima messa nella domenica fra l’ottava del Corpus Domini4. Quando Agostino Valier compose quasi di getto il Philippus, ovvero il Dialogo della gioia cristiana, collocato per la precisione al 16 agosto 1591, pochi mesi prima della morte di Gregorio XIV, Giovanni Matteo faceva parte stabilmente dei padri della Chiesa Nuova, in tutto una quindicina di soggetti, alcuni dei quali giudicati molto dotti o già famosi: con Ancina si ricordano Cesare Baronio, Giovan Francesco Bordini, Alessandro e Germanico Fedeli, Angelo Velli, Francesco Soto de Langa, Tommaso Bozio, Pompeo Pateri, Giulio Savioli, Pietro Peracchione, Antonio Gallonio, Flaminio Ricci, Agostino Manni, Gian Francesco Bernardi. Assai apprezzato dai suoi confratelli, Giovan Matteo si distinse per la sua operosità e l’attaccamento ai valori di vita filippina, che seppe evidenziare anche presso la comunità di Napoli, dove dimorò tra il 1595 e il mese di gennaio del 1596. Nell’Oratorio romano fu chiamato a ricoprire diversi incarichi di responsabilità e nel 1596 fu eletto padre deputato con Baronio preposito della Congregazione5.
Giovanni Matteo Ancina si occupò direttamente anche del risanamento morale e materiale dell’abbazia di S. Giovanni in Venere, soggetta in passato per quasi due secoli all’autorità di abati commendatari poco interessati alla cura delle anime, che da Sisto V era stata poi concessa alla Congregazione filippina. Nel campo spirituale i suoi costanti punti di riferimento, oltre a Filippo Neri, furono Francesco di Sales, di cui era amico, e suo fratello Giovenale, morto improvvisamente il 30 agosto 1604 all’età di 58 anni, probabilmente – come allora si disse – per effetto di un veleno. Al pari dell’amato Giovenale, mostrava di possedere profonde competenze teologiche e una notevole erudizione, per cui non deve meravigliare se un anno dopo la morte del Baronio, sopraggiunta il 30 giugno 1607, i padri della Vallicella deliberarono di continuare la pubblicazione degli Annales Ecclesiastici a nome della Congregazione, affidando la compilazione dei testi a un gruppo ristretto di lavoro comprendente per l’appunto Giovanni Matteo con Francesco Bozio e Pietro Consolini, affiancati da una commissione di almeno sei persone scelte fra le più idonee a selezionare il materiale erudito. L’impresa era tuttavia destinata a insabbiarsi e la prosecuzione degli Annales, dopo l’infruttuoso tentativo di Cesare Becilli, fu presa in carico da Odorico Rinaldi, forse già a partire dal 16366. Sia pure ammalato per molto tempo, Giovan Matteo Ancina sopravvisse nell’Oratorio a molti dei suoi coetanei e morì il 3 aprile 1638, intorno alle ore 22, all’età di ottantasei anni7. Il suo ampio necrologio si sofferma particolarmente sul tema della pietà e delle virtù cristiane, presentate come un riflesso tangibile dell’insegnamento del Padre:

1638. 3 apr. † P. Ioh. Mattheus Ancina Fossanen. nostrae Cong. Oratorii sacerdos in pace requievit. Qui aet. anno 26 a s. Philippo Nerio una cum germano fratre Io. Iuvenale inter suos adscriptus decem et septem annos sub eiusdem disciplina versatus studio christianae perfectionis atque exemplo 60 prope annos in Congregatione vixit. Vir plane Deo plenus coelestibus semper intentus divina ex ore jugiter eructans qui in sacris ad populorum de verbo Dei sermonibus ad ultimum usque vitae spiritum perseverans tandem terrena fastidiens et ad coelestia intensius aspirans, brevi correptus morbo sacramentis Ecclesiae praemonitus salutis anno 1638 die 3 apr. ipsa Sabbati sancti die sub vesperum 2.ͣ et vigesima circiter hora plenus dierum in senectute bona placidissime in Domino obdormivit. Vixit ann. 86 et menses tres et sepultus est in sep. PP. sub choro. VIII8

La biografia di Giovanni Matteo Ancina si trova, «con alcune scritture di suo carattere», nella raccolta di Paolo Aringhi, che si configura come una fonte assai preziosa per la storia della Congregazione dei secoli XVI e XVII9. Aringhi fu poi fonte privilegiata di Giacomo Ricci, autore di una Breve notizia di alcuni compagni di S. Filippo che apparve nel 1672 in appendice alla nuova edizione «accresciuta» della Vita di S. Filippo Neri dell’oratoriano Pier Giacomo Bacci, la cui prima stampa vide la luce nel 1622, ma quello stesso anno fu subito riedita «con nuove aggiuntioni dall’istesso autore» e in seguito periodicamente ampliata e rimaneggiata. La corposa «aggiunta» del Ricci comprende nell’ordine una testimonianza di Francesco di Sales a favore della beatificazione di Giovenale Ancina e i profili biografici di Francesco Maria Tarugi, Cesare Baronio, Angelo Velli, Flaminio Ricci, Pietro Consolini, Alessandro Fedeli, Tommaso e Francesco Bozio (presentati insieme), Giulio Savioli, Antonio Gallonio, Giovanni Matteo Ancina, Agostino Manni e Nicolò Gigli. In essa trova spazio anche un capitolo conclusivo riservato ai più virtuosi tra i fratelli laici vissuti al tempo di Filippo Neri10.

Fonti e bibliografia

  • Paolo Aringhi (et alii), Le vite e detti de’ padri e fratelli della Congregatione dell’Oratorio. Da s. Filippo Neri fondata nella chiesa di S. Maria in Vallicella …, 3 v., Roma, Biblioteca Vallicelliana, mss. O 58, O 59, O 60: ms. O 58, ff. 375-418.
  • [Paolo Aringhi], Le vite, e detti de padri, e fratelli della Congregatione dell’Oratorio da s. Filippo Neri fondata nella Chiesa di S. Maria in Vallicella raccolti da Paolo Aringhi Prete della detta Congregatione e da Altri, vol. I, edito e annotato da Maria Teresa Bonadonna Russo, con la collaborazione di Renato De Caprio, Edizioni Oratoriane, Roma 2018.
  • Mario Borrelli, Le testimonianze baroniane dell’Oratorio di Napoli, Lithorapid, Napoli 1965, p. 465 (Indice dei nomi e delle materie).
  • Antonio Cistellini, San Filippo Neri. L’Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità, prefazione di Carlo Maria Martini, 3 v., Morcelliana, Brescia 1989, vol. III, pp. 2343-2344 (Indice dei nomi di persona).
  • Giuseppe Finocchiaro, Vallicelliana segreta e pubblica. Fabiano Giustiniani e l’origine di una biblioteca ‘universale’, Olschki, Firenze 2011, pp. 30, 43, 59, 104-105.
  • Antonio Gallonio, Vita di San Filippo Neri, pubblicata per la prima volta nel 1601. Edizione critica a cura dell’Oratorio Secolare di S. Filippo Neri di Roma, a celebrazione del IV centenario della morte del Santo, con introduzione e note di Maria Teresa Bonadonna Russo, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’informazione e l’editoria, Roma 1995, pp. 22, 51, 193, 317 e note.
  • Carlo Gasbarri, L’Oratorio romano dal Cinquecento al Novecento, Arti Grafiche D’Urso, Roma 1963, p. 151.
  • Il primo processo per san Filippo Neri nel codice vaticano latino 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, edito e annotato da Giovanni Incisa della Rocchetta e Nello Vian, con la collaborazione di Carlo Gasbarri, 4 v., Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1957-1963 [I: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1595, 1957; II: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1596-1609, 1958; III: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1610. Testimonianze «extra urbem»: 1595-1599, 1960; IV: Regesti del secondo e terzo processo. Testimonianze varie. Aggiunte e correzioni alle note dei volumi I-III. Indice generale, 1963], vol. IV, p. 246 (Indice generale).
  • Pompeo Pateri, Memorie … per negozi e cose spettanti alla Congregatione dell’Oratorio, a cura di Maria Teresa Bonadonna Russo, in “Archivio della Società romana di storia patria”, 98, 1-4, 1975, pp. 39-146.
  • Giacomo Ricci, Breve notizia di alcuni compagni di S. Filippo, in Vita di S. Filippo Neri fiorentino fondatore della Congregatione dell’Oratorio. Scritta già dal p. Pietro Giacomo Bacci prete dell’istessa Congregatione. Hor’accresciuta di molti fatti e detti dell’istesso Santo, cavati da i Processi della sua canonizatione. Con l’aggiunta d’una breve notitia di alcuni suoi compagni. Per opera del m. rev. p. maestro f. Giacomo Ricci dell’ordine di S. Domenico …, in Torino, per Bartolomeo Zappata, 1676 [I ed. Ricci: «in Roma, appresso Francesco Tizzoni, 1672»], II parte (numerazione propria), pp. 214-229 («Del Padre Gio. Matteo Ancina»).

Voci correlate

Article written by Stefano Zen | Ereticopedia.org © 2019

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

CLORI%20Botticelli%20header%203.jpg
The content of this website is licensed under Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) License