Mellini, Giovanni Garsia

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Giovanni Garsia Mellini o Millini (Firenze, 1562 – Roma, 2 ottobre 1629) è stato un canonista e cardinale, membro e segretario della Congregazione del Sant'Uffizio.

Biografia

Nipote di Urbano VII, uditore di Rota dal 1591, fu incaricato nel 1604 della causa di canonizzazione di Carlo Borromeo (con Francisco Peña e Alessandro Litta).
Inviato da Paolo V nunzio in Spagna nel giugno 1605, terminò la sua legazione il 31 agosto 1607. Nel frattempo era stato nominato arcivescovo di Rodi (1° giugno 1605), cardinale (11 settembre 1606) e vescovo di Imola (7 febbraio 1607). Durante la sua nunziatura spagnola fece pressioni su Filippo III perché appoggiasse con forza Paolo V nel conflitto dell'Interdetto con la Repubblica di Venezia. Al rientro a Roma fu incluso nella Congregazione del Sant'Uffizio (dicembre 1607). Fu quindi nel 1608 legato a latere a Rodolfo II, imperatore, e suo fratello Mattia d'Asburgo, re dei Romani, a Praga e a Vienna, (la missione aveva lo scopo di pacificare i due sovrani in conflitto tra loro e non ebbe successo). Nel 1610 fu nominato cardinale vicario. Già svolgeva in vece del cardinale Pompeo Arrigoni, allontanatosi da Roma perché in conflitto col pontefice, la funzione di segretario del Sant'Uffizio. Alla morte dell'Arrigoni, nel 1616, assunse ufficialmente il segretariato della Congregazione. Nel 1617 si occupò della diatriba sull'Immacolata Concezione, sulla quale Filippo III chiese un pronunciamento da parte di Roma, e la sua posizione immacolista fu da parte di Paolo V preferita a quella di Roberto Bellarmino.
Fece parte anche della Congregazione dell'Indice e fu incluso da Gregorio XV nella Congregazione de Propaganda Fide alla sua fondazione il 6 gennaio 1622.
Sconfitto nella corsa al papato nel conclave del 1623, morì nel 1629.

Bibliografia

Link

Voci correlate

Article written by Redazione | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]