Bonifacio, Giovanni Bernardino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Giovanni Bernardino Bonifacio, marchese d'Oria (Oria, Taranto, 25 aprile 1517 - Danzica, 1597), è stato un nobile del Regno di Napoli, umanista ed eretico.

Ebbe un'eccellente formazione umanistica approfondita con viaggi a Roma, in Francia e Spagna in gioventù. Frequentò gli ambienti valdesiani a Napoli, destando su di sé sospetti di eterodossia, ma praticò a lungo il nicodemismo.

Nel 1557, rimasto vedovo, si trasferì a Basilea, abbracciando infine in modo esplicito le idee della Riforma.
In questo periodo conobbe Melantone, allineandosi sulle sue posizioni che conciliavano Riforma luterana ed Umanesimo.
Nel 1558 intraprese un viaggio alla volta di Venezia, rischiando la cattura.

Nel 1561 si stabili in Polonia, nei pressi di Cracovia, ma il suo spirito irrequieto lo spinse a spostarsi spesso, e fu in Francia e in Inghilterra. Visse di nuovo nei pressi di Basilea dal 1565 al 1575. Fu in seguito a Norimberga a Vienna, in Danimarca, in Svezia e ancora in Inghilterra, intraprendendo anche un avventuroso viaggio alla volta di Costantinopoli

Nel 1584 si era di nuovo stabilito in Polonia. Durante un nuovo viaggio in Inghilterra perse la vista. La sua ultima meta fu Danzica, dove trascorse gli ultimi anni, morendovi nel 1597.

Bibliografia

  • Domenico Caccamo, Bonifacio, Giovanni Bernardino, in DBI, vol. 12 (1971) (e bibliografia ivi)
  • Sebastiano Valerio, La biblioteca umanistica di Giovanni Bernardino Bonifacio, in Biblioteche nel Regno fra Tre e Cinquecento. Atti del convegno di studi, Bari, 6-7 febbraio 2008, a cura di Claudia Corfiati e Mauro De Nichilo, Pensa ed., Lecce 2009, pp. 303-320
  • Manfred Ernest Welti, Un caso famoso della Riforma protestante nel mezzogiorno d’Italia: Giovanni Bernardino Bonifacio, Marchese d’Oria, in “Archivio Storico per le Provincie Napoletane”, s. 3, 20, 1981, pp. 233-244

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]