Clario, Giovanni Battista (iunior)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Giovanni Battista Clario (Udine, ca. 1570 - Graz, 17 dicembre 1614) è stato un medico e letterato.

Figlio di Leonardo Clario, e nipote di Giovanni Battista Clario senior, nacque con ogni probabilità ad Udine (anche se il padre in quegli anni lavorava come medico condotto a Cividale) attorno al 1570. Fece i primi studi a Lubiana e poi a Graz, seguendo il padre nei suoi spostamenti. A partire dal 1580 studiò quindi medicina presso l'Università di Padova, addottorandosi iI 26 giugno 1593. Amico di Tommaso Campanella, che fu suo testimone di laurea a Padova, fu con lui arrestato nel 1594 con l'accusa di aver discusso di questioni di fede con un ebreo giudaizzante (ma era anche sospettato di negare l'immortalità dell'anima). Trasferito da Padova a Roma, dove subì anche la tortura, nel 1595 si sottomise all'abiura e fu liberato, dopodiché rientrò presso il padre a Graz, da lungo aspirando a succedergli come protomedico di Stiria, cosa che avvenne effettivamente nel 1599. Arricchitosi molto negli anni successivi grazie a tale incarico, nel 1609 gli fu conferito il titolo non ereditario (Giovanni Battista non ebbe comunque figli) di conte palatino.
Salvo sporadici spostamenti (come nel 1605 a Ferrara, dove frequentò l'Accademia degli Intrepidi) rimase alla corte austriaca fino alla morte, avvenuta il 17 dicembre 1614.

Nel 1594-95, durante la sua carcerazione, redasse alcuni dialoghi, poi stampati nel 1608 col titolo Dialoghi dello eccellentissimo signor Gio Battista Clario, insieme alle postume Rime teologiche et morali del padre. Uno dei dialoghi tratta della trasmigrazione delle anime e vi si possono ravvedere elementi di devianza rispetto all'ortodossia, in quanto non vi è nessun riferimento all'immortalità dell'anima, secondo la dottrina cattolica.

Nel 1598 compose una Relatione delle cose successe nel viaggio di Graz a Trento della serenissima Margherita arciduchessa d’Austria, et sposa dell’invittissimo re di Spagna don Filippo III, rimasta manoscritta.

Nel 1600 curò l'edizione del De vera ratione curandi bubonis, atque carbunculi pestilensis. Deque eorundem praecautione commentarius, opera di Gian Battista Gemma, medico veneziano, eterodosso anch'egli, che allora lavorava in Polonia alla corte di re Sigismondo III Vasa.

Fu anche poeta, come il padre, e nel 1600 pubblicò gli Epigrammatum libri tres, dedicati all'arciduca Ferdinando d'Asburgo (poi imperatore del Sacro Romano Impero col nome di Ferdinando III).

Bibliografia

Voci correlate

Article written by Daniele Santarelli & Domizia Weber | Ereticopedia.org © 2020

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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