Ricci, Giovanni Agostino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Giovanni Agostino Ricci OP da Savona, è stato Inquisitore locale della città di Gubbio dal 1708 al 1709; di Reggio Emilia dal 1709 al 1710; di Tortona dal 1710 al 1722 e di Fermo dal 1722 al 1725.

Considerato a Reggio Emilia l’autore della “Narrativa dell’Origine, e Stato degl’Inquisitori, quali dalla fondazione di questa Inquisizione di Reggio hanno retto questo Santo Tribunale”, datata 1709-1743, in realtà ne fu l’”ispiratore” poiché ritrovò e riordinò le carte che a quel tempo erano custodite in un caotico Archivio inquisitoriale reggiano. Coloro che scrissero tale piccola opera furono il Cancelliere del Sant’Uffizio di Reggio Emilia don Francesco Giuseppe Franchi (dal 1709 o 1710 al 1738, autore anche del “Catalogus R.R. Patrum Inquisitorum, quos ad erigendum, conservandum, purgandum Sanctae Regiensis Fidei firmamentum providentia elegit Divina”) e successivamente il vicario foraneo dell’ufficio inquisitoriale di Rivalta don Giuseppe Cattabiani (dal 1738 al 1743).
Di questo Inquisitore nella Narrativa, almeno per quanto riguarda il suo mandato reggiano, viene inoltre riportato che egli: “riunì la Compagnia de’ Crocesignati col Santo Tribunale, mediante alcuni Capitoli stabiliti fra loro, et il dì 22 Aprile 1710 nella Sala del S. Officio tutti li Signori Patentati fecero il Voto, e presero dalle sue mani la Santa Croce; havendo fatto lo stesso il giorno avanti nell’Oratorio di detta Compagnia con li Fratelli della medema, fabricò la Cucinetta sopra il Salone del S. Officio, fece li due antiporti nella Sala, che per mancanza di porte non si poteva chiudere, provide del Quadro di S. Pietro Martire, ripiantò il Luoghetto del S. Officio, e fece molte altre spese per bisogno del medesimo Tribunale, con haver essercitato il suo debol Spirito nelle Cause, che gli occorsero”.

Il Ricci spirò nel 1729.

Fonti e bibliografia

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]