Della Porta, Giovan Battista

Giovan Battista Della Porta (Vico Equense/Napoli, 1535 – Napoli, 1615) è stato un filosofo, naturalista e scrittore di opere teatrali italiano.

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Cenni biografici

Giovan Battista nasce a Vico Equense, per alcuni a Napoli, nel 1535. Suo padre è Leonardo Antonio. Sua madre, di origini calabresi, è sorella di Adriano Gugliemo Spadafora. Egli ha tre fratelli, Francesco, Giovan Vincenzo, Ferrante e una sorella, della quale però non si conosce il nome. Si sposa e ha una figlia chiamata Cinzia. I suoi primi maestri sono lo zio materno, il quale possiede un ricco museo e una grande biblioteca, e il fratello Giovan Vincenzo, studioso di filosofia naturale e di antichità. Fin da giovanissimo Della Porta si dedica all’indagine della natura. Eclettico, curioso, dedito tanto allo ‘sperimentalismo’, quanto allo studio delle res antiche, si circonda di dotti e artigiani, al fianco dei quali egli spesso opera. Promuove ed è membro di numerose Accademie. Nel 1558, a soli ventitre anni, pubblica la sua prima opera, Magiae Naturalis, sive de Miraculis rerum naturalium. Sempre in questi anni fonda la celeberrima Accademia dei segreti. Nel 1589 pubblica una versione ampliata della Magia naturalis, in venti libri. Grazie a quest’opera, la fama di Della Porta si espande in tutta Europa. Negli anni della maturità è tra i protagonisti più significativi sia dell’Accademia dei Lincei, sia dell’Accademia degli Oziosi. Inoltre, compie numerosi viaggi in Italia e in Europa, grazie ai quali entra in contatto coi maggiori esponenti della cultura del suo tempo. Muore il 14 febbraio del 1615 accudito dalla figlia Cinzia.

Tendenze eterodosse

L’esperienza di Della Porta non risulta priva di ostacoli, anche a causa dei suoi non facili rapporti con l’Inquisizione. Il processo sembra risalire al 1574 e sarebbe stato aperto a seguito di una denuncia di complicità con l’astrologo Vitale, per poi concludersi nel novembre del 1578, con il giuramento di innocenza dell’imputato. Sappiamo che la prima edizione latina del De humana physiognomonia - trattato nel quale il carattere umano è studiato tramite i tratti somatici - viene data alle stampe nel 1586. A causa dell’ambiguo statuto della Fisonomia con i suoi riferimenti al determinismo astrologico, Della Porta incorre nel rischio di censura. Lo stesso imprimatur all’opera tarda non poco ad arrivare e, a stampa compiuta, Della Porta è costretto a lavorare incessantemente sul testo, apportando rapidamente una serie di annotazioni di chiarimento poste a margine. Infatti, quando il 5 gennaio 1586 viene promulgata da Sisto V la bolla Coeli et terrae contra exercentes Astrologiae Iudiciariae Artem, la prima edizione del De humana physiognomonia è praticamente ultimata e Della Porta, costretto a correre ai ripari, aggiunge in coda alla dedica al cardinal d’Este poche righe in cui dichiara che il libro trattava «di materia congetturale, di segni utili a riconoscere nient’altro che inclinazioni, senza che il libero arbitrio concesso in dote agli uomini da Dio ne fosse minimamente scalfito». Si tratta di precisazioni tradizionali in astrologia (e nelle arti divinatorie in genere), che poco sarebbero perciò servite dopo la presa di posizione di Sisto V. La pretesa di predire il futuro dell’uomo, al di là di qualsiasi distinzione logica ed ontologica sugli eventi, se necessari, possibili o impossibili, con cui sin dal Medioevo in molti avevano tentato di salvaguardare il libero arbitrio, per il pontefice è sempre un atto superstizioso. L’astrologia divinatrice, al pari di ogni pratica magica e stregonica, è frutto di ispirazione demoniaca: fallace sul piano della scienza e pericolosa sul piano religioso e morale. Sisto V, pertanto, mettendo ai margini secoli di elaborazione concettuale intorno al tema della ‘conoscenza probabile’ dell’avvenire, nonché radicalizzando posizioni emerse già in seno al Concilio di Trento, equipara l’astrologia che prevede il futuro dell’uomo a tutte le altre arti ‘diaboliche’ già condannate dalla bolla Summis desiderantes affectibus di Innocenzo VIII. La previsione delle azioni future dipendenti dal libero arbitrio è sempre deplorevole, anche quando dichiara di procedere per congetture. Forse anche a seguito di queste nuove direttive ecclesiastiche, negli anni tra il 1593 e il 1610, Della Porta si occupa soprattutto di temi che riguardano le scienze tecniche. Del ’93 è il fondamentale De refractione optices parte dove è chiarita la sua perspectiva. Nel 1603, Della Porta conosce il principe Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei; alla Lince, Della Porta aderirà ufficialmente nel 1610. Negli anni che intercorrono tra l’incontro con Cesi e la sua adesione all’Accademia, Della Porta dedica al principe romano tre opere: De distillatione libri IX, pubblicata nel 1608, De aëris transmutationis libri IV, edita nel 1610, e il testo Elementorum curvilineorum libri III, dato alle stampe in seconda edizione nel 1610. Tutte e tre le opere vengono edite a Roma proprio grazie all’aiuto di Cesi. Questi interessi tecnici proseguono di pari passo con l’approfondimento di problematiche inerenti la magia naturale ed anzi ne influenzano notevolmente la concezione. In questi stessi anni il filosofo attende alla Taumatologia, concepita in seguito alla lettera di Rodolfo II consegnatagli da Cristiano Harmio, in cui si invita Della Porta a trasferirsi a Praga insieme ad alcuni suoi discepoli. A questo invito egli risponde progettando questa nuova enciclopedia, dedicata all’imperatore. L’idea è successivamente accantonata e il dedicatario diventa Federico Borromeo, vescovo di Milano. Tuttavia, nonostante l’impegno di Federico Cesi, la Taumatologia non riceve l’imprimatur ecclesiastico e Della Porta abbandona il progetto. I motivi del mancato imprimatur all’opera sono da ricercarsi nelle tesi ivi sostenute circa i rapporti scienza-demonologia. Nonostante le rassicuranti dichiarazioni di principio secundum fidem circa l’esistenza dei demoni, il progetto di Della Porta è infatti assai più radicale di quanto egli stesso voglia far apparire ai suoi primi lettori, gli inquisitori. La possibilità del demone di agire nel mondo è fortemente limitata dalla possibilità per il mago naturale di conoscere correttamente l’occulto meccanismo dei fenomeni naturali, svelandone e riproducendone artificialmente gli effetti, i segreti. In questo modo, l’azione demoniaca nel mondo è negata in via indiretta dalla continua esperienza del mago naturale che: 1) dimostra l’estraneità dell’azione demonica nel meccanismo occulto del fenomeno naturale. Il demone non ha alcun ruolo nella struttura del fenomeno naturale, essendo essa ricondotta a un rigoroso processo di azione astrologica dei cieli; 2) dimostra l’inutilità dell’azione demonica nel processo di scoperta e riproduzione del fenomeno naturale stesso. Se la dimostrazione scientifica della non interferenza demonica negli occulti meccanismi dei segreti della natura fonda razionalmente la magia naturale, riducendo così a superstizione qualsiasi altra forma di magia (demonica o demoniaca che essa sia); la capacità del tutto autonoma del mago naturale, in grado di riprodurre i fenomeni naturali creandone di nuovi, fonda la magia artificiale. Secondo Della Porta, il rimedio agisce sempre in corrispondenza di un principio fisico-naturale. I segreti della natura non sono altro che gli effetti delle «peculiari proprietà» delle cose, ‘sepolti’ da Dio (tramite l’azione fisica degli astri) nel ‘grembo della natura’. Compito del filosofo è quello di individuarli, sperimentarli e comprenderli in una concezione immanente (astrologica) del cosmo. È in questo «innesausto» ricorso all’esperienza del ricercatore che va rintracciata l’anima eversiva e più innovativa del progetto culturale dellaportiano. Un progetto che ha la presunzione di fondare scientificamente la ricerca del «segreto della natura», nonché di «insegnare» la struttura razionale del ‘segreto’ stesso, svelando gli inganni dei demoni e, in fondo, degli stessi demonologi.

Bibliografia

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Article written by Donato Verardi | Ereticopedia.org © 2017

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]