«E come putrido inaridito membro reciso venga dal Corpo di nostra Santa Chiesa»

Un caso di «incestuoso sacrilego stupro» nella diocesi di Caserta alla fine del XVIII secolo

di Alessandro Giaquinto

Nell’ottobre 1779 nella Curia di Caserta fu affisso l’editto concorsuale per occupare la parrocchia di Sant’Eligio in Biancano1, rimasta, nel frattempo, vacante. Il sacerdote Giovanni Jannucci, per dodici anni Prefetto del Seminario, provvide celeriter a formalizzare la sua solida candidatura:

Il sacerdote Giovanni Jannucci della villa di Recale Diocesi di Caserta umilisismo suddito ed oratore dell’Eccellenza Vostra Reverendissima supplicando umilmente l’esporre, come essendo stato affisso l’editto per concorso della vacante chiesa Parocchiale di S. Eligio di Biancano, desidera essere ammesso tra concorrenti a detta chiesa; Ma perché il tutto sa dipendere da Lei, perciò caldamente ne la supplica, e lo spera a grazia ut Deus2.

Ricevuti i pareri favorevoli, il 25 ottobre, il Cancelliere della Curia vescovile accolse e registrò l’istanza con una notula contenente, in esordio: «admittat orator ad concursum». Nei giorni seguenti il fascicolo personale del giovane sacerdote si arricchì di alcune raccomandatizie, scritte con grande affetto da alcuni parroci.
Don Francesco Ventura, parroco di Sant’Andrea Apostolo della Terra di Morrone, il 31 ottobre, in fede, scrisse:

Fò fede, ed attesto anche con giuramento, si opus sit io quì sottoscritto Paroco della Parocchiale Chiesa di S. Andrea Apostolo e Santisismo Corpo di Cristo di questa Terra di Morrone, della Diocesi di Caserta, qualmente il Sacerdote D: Giovanni Jannucci attuale Prefetto nel Reverendo Seminario di Caserta m’hà favorito di venire quì in Morrone per molti anni ad aggiutarmi a confessare in giorno della festività del glorioso apostolo S. Andrea, in cui vi sono le indulgenze plenarie ed in conseguenza concorso grande di popolo, e lui hà dato saggio sommo, ed edificazione a tutti; per lo che richiesto l’hò fatta la presente fede di verità scritta, e sottoscritta di propria mano. Mororne li 31 ottobre 1779. Francesco Ventura Paroco3.

Il giorno seguente, anche don Sebastiano Giaquinto, parroco della chiesa di San Marco Evangelista in Casola, scrisse di propria mano una calorosa dichiarazione a favore del sacerdote.

Attesto, e fo fede io qui sottoscritto, qualmente detto Reverendo D. Giovanni Jannucci Prefetto nel Reverendo Seminario di Caserta in tutto il tempo del Economato della vacante Chiesa di S. Marco Evangelista della villa di Casola di Caserta in tempo di solennità e concorso di popolo è venuto ad ascoltare le Sacre Confessioni, ed assistere à tutta la funziuone, che sino fatte in detta Chiesa; e della Congregazione; onde richiesto hò fatto la presente firmata di propria mano. Casola il primo di novembre 1779. Io D. Sebastiano Giaquinto fò fede come sopra4.

Il candidato “incassò” nello stesso giorno anche la decisiva testimonianza in fede del Rettore del Seminario di Caserta, che gli permise di avere un buon margine sugli altri concorrenti.

Fo in fede io qui sottoscritto Rettore del Reverendo Seminario di Caserta, come il sacerdote Giovanni Jannucci sia dotato di buoni costumi ed abbia eservitato per dodici anni l’officio di Prefetto con ogni esattezza e pontualità nel detto Seminario. In esso similmente ave eservitato per anni nove l’officio di Maestro con tutta diligenza ed impegno. In fede. Oggi 1 novembre 1779. Nicola Paroco Ammella5.

Il nuovo parroco poco tempo dopo prese definitivo possesso della parrocchia di Sant’Eligio in Biancano. Portò con sé sua madre, che rimase con lui, con funzione di perpetua, fino ai primi di ottobre del 1781.
Nella primavera del 1783 fu consegnato nelle mani del Vicario Generale della Curia Vescovile di Caserta un circostanziato atto di accusa riguardante il parroco don Giovanni Jannucci, intitolato «Saggio di ragioni a pro di Maria Antonucci contra il Paroco di Biancano Don Giovanni Jannucci da esaminarsi dall’Illibatissimo Monsignor Vicario Generale di Caserta».
Nell’agosto del 1781, durante una visita a Capodrise alla zia paterna, Martella Jannucci, don Giovanni ebbe modo di conoscere sua nipote Maria di quattordici anni, che era rimasta, nel frattempo, priva dei genitori, Alessandro (detto Santo) Antonucci e Rosa Jannucci. Certo il parroco ne rimase colpito, non per la semplicità e l’onestà nei modi, ma per l’evidente bellezza, che il difensore della ragazza così descrisse:

Contava allora costei il quarto decimo anno della sua tenera età; e sebbene troppo avara era stata con lei la sorte in provvederla non che del necessario, che de’ beni di fortuna; l’avea però a larga mano di una bellezza, starei per dire singolare, in rapporto alle altre contadinelle di quel Paese, dotata6.

Dietro al pretesto di darle ricovero e sostentamento, il parroco nascondeva la brama concupiscente di averla per sé. Dopo aver trovato un motivo per allontanare la madre, nei primi giorni di ottobre dello stesso 1781 chiese e ottenne dalla zia Martella, per svolgere «servizj donneschi» nella canonica, il trasferimento da Capodrise a Biancano della nipote, che nulla sospettava circa le sue sorti. Appena giunti, don Giovanni iniziò a circuirla e, visti gli esiti per lui non favorevoli, condotta nella camera da letto, passò alle maniere spicce:

Conciosiacché il doppo pranzo dello stesso giorno, che colà in Biancano l’aveva condotta l’introdusse nella di lui stanza di letto, su di cui adaggiatola, dié principio alle violenze. Resistette sulle prime la sventurata ragazza lavorata sul torno della semplicità ed inesperta a tal campo di battaglia gridò, strepitò, adoprò tutti li mezzi per svilupparsi dagli artigli del suo affamato predatore. Mà questi per avvilirla assestolle un sonoro mascellone, e così la infelice mia Cliente destituita di ogni umano soccorso dovette restar vittima del suo ingiustissimo aggressore, che finalmente la fece donna7.

Consumata la violenza, nel caso, stupro e incesto, non si premurò di porre un freno alla libine, né di mostrare un minimo rimorso per quello che aveva compiuto con spregevole deroga agli obblighi, ai doveri propri del ruolo di sacerdote e di zio, anzi, ne fece la sua concubina. Trascorsi alcuni mesi, Maria rimase incinta. Il parroco non trovò altra soluzione se non quella di recluderla in casa, permettendole unicamente di uscire per la messa domenicale. Nel frattempo, forse con l’aiuto di persone compiacenti, diede più volte da bere forzatamente alla sventurata pozioni abortive, che non portarono l’esito sperato, come non risolsero i duri percuotimenti e i prolungati tormenti sul suo ventre. Col passare delle settimane la situazione si complicò ulteriormente per il parroco: la gravidanza era sempre più evidente. Nel settembre del 1782 il parroco decise di allontanare Maria. Con l’aiuto di suo fratello, Pasquale Jannucci di Recale, durante una notte fu spostata a Pozzuoli, presso una tale Teresa, una loro cognata, che la tenne in casa per due mesi. Avvicinandosi il periodo del parto, Pasquale Jannucci la consegnò all’infermeria della Sacra Casa degli Incurabili a Napoli e l’undici gennaio 1783 Maria, poco più che quindicenne, diede alla luce una bambina, verosimilmente sana, visto che due giorni dopo fu dimessa. Raggiunse a piedi Capodrise, dove fu accolta nuovamente dalla zia Martella, mentre don Giovanni Jannucci, incurante degli eventi, continuava a condurre stancamente la sua vita di parroco di Sant’Eligio in Biancano. A maggior danno della giovane si aggiunse l’impossibilità del matrimonio riparatore, perché lo stupratore era un sacerdote, comportando, inoltre, la perdita del «maritaggio», che Maria aveva iniziato con sacrificio a cumulare, versando 52 grana ogni anno nel Monte del Rosario di Capodrise.
Il fascicolo, distinto in otto carte ben conservate, è un atto di accusa scritto dall’avvocato di Maria Antonucci, conseguente a una prima formale deposizione dell’accusato. I fatti risultano descritti, talvolta, con una brutale minuzia, come richiedeva la prassi, per meglio analizzare il caso. Non è dato conoscere gli esiti, perché non v’è altra documentazione superstite nell’Archivio Storico Diocesano di Caserta riconducibile a questa causa, tuttavia, sono presenti alcuni riferimenti specifici nel documento, che aprono validi spiragli per l’estensione della ricerca.

Caserta, 1783

Il parroco di Sant’Eligio in Biancano di Limatola don Giovanni Jannucci deve rispondere al cospetto del Vicario Generale della Curia di Caserta dell’accusa di stupro, incesto sacrilego, concubinato, procurata gravidanza e sequestro di persona nei confronti di sua nipote Maria Antonucci di quattordici anni alla data dei fatti.

ASDCe, Condotta degli ecclesiastici, sez. I, serie 6, b. 78, n. 199, cc. 1-8.

[1] c. 1r | Maria Antonucci, alias Pasquariello mia Cliente restata priva dei suoi geni|tori, che furono Alessandro, seu Santo Antonucci, e Rosa Jannucci | della Villa di Capodrise di Capoa di questa Diocesi, venne accolta | dalla di lei zia Martella Jannucci della stessa Villa nel mese di Agosto | del 1781. Contava allora costei il quartodecimo anno della sua tene|ra età; e sebbene troppo avara era stata con lei la sorte in provve|derla non che del necessario, che de’ beni di fortuna; l’avea però, | a larga mano di una bellezza, starei per dire singolare, in rappor|to alle altre contadinelle di quel Paese, dotata. Contenta di tale mise|rabile stato la ragazza menava quivi con somma tranquillità di | animo li giorni suoi; quando capitato colà il Parroco Don Giovanni | Jannucci, la vidde, la contemplò., sen’invaghì, la chiese per il di lui | servizio con pretesto di regarle carità per essser sua parente; In|fatti nel mese di ottobre dello stesso anno con seco la condusse in Bian|cano, residenza della sua Parrocchia. | Or qui supplico il mio signor Vicario a dar meco una passeggera occhia|ta sulla elezione di questo parroco e si avviserà in seguito, di non | esser andata fallita la mia debole riflessione. Un Parroco giovane | che abitava solo nella sua residenza, donde ne aveva licenziato fin|anche la madre, eligge pel di lui servizio una ragazza vix matu|ra viro, vale a dire nel primo fiore degli anni, ben propor|zionata in tutte le membra del corpo, bellissima di aspetto: Per quel | servizio dunque dovette eliggersela? Forse per quei, che sono soliti | prestarsi dalle fantesche di cinquant’anni in su! oi bò! Volle il | Parroco far giustizia alla ragazza mia Cliente, e perciò la destinò per | le sue delizie, la volle far servire a dilui incestosi, sacrileghi, |
[2] c. 1v | sfrenati piaceri. Conciosiacché il doppo pranzo dello stesso giorno, che | colà in Biancano l’aveva condotta l’introdusse nella di lui stanza | di letto, sù di cui adaggiatola, dié principio alle violenze. Resistet|te sulle prime la sventurata ragazza lavorata sul torno della sem|plicità ed inesperta a tal campo di battaglia, gridò, strepitò, adoprò | tutti li mezzi per svilupparsi dagli artigli del suo affamato preda|tore. Mà questi per avvilirla assestolle un sonoro mascellone, e così | la infelice mia Cliente destituita di ogni umano soccorso dovette | restar vittima del suo ingiustissimo aggressore, che finalmente la | fece donna. |O paradosso!, sento, che grida qui il mio dottissimo contraddittore, ed è possi|bile un tale eccesso di sfrenatezza del Parroco, messo in opera nello | stesso giorno con la sua nipote in di lui casa trasportata! Eh mi | perdoni, abbiamo per le mani una passione di amore, che non | ammette dilazione, basta, che all’invaghito si presenti l’opportuni|tà, che è capace di commettere qualunque enormità. Meglio di noi | lo sapeva il Poeta Sulmonese che ci lasciò scritto Poema De Arte | amandi: Viderat hanc, visamque cupit, potiturque cupita8.| E oh e fussero finiti qui i sacrileghi, incestuosi attentati del Parroco in | abusarsi del verginal candore della disgraziata ragazza di lui nipo|te. Imbestialito vi è sopraggiunta la notte dello stesso giorno | la volle con seco a dormire, per quindi con maggior agio goder|sela, come infatti accadde; Poiché con la medesima replicate vol|te vi si giunse. Ed ecco come dal primo delitto d’incestuoso sacri|lego stupro commesso dal Parroco, surse quello del concubinato, che | durò attorno ad un anno continuo, ché mai s’intermise un | tal |
[3] c. 2r | tal divertimento, e giorno e notte ad arbitrio del Parroco, che con | diritto quasi maritale abusava della medesima, anzi, più lunga | durata avrebbe avuto, sé per un tal condannato commercio non ne | fosse restata incinta la Maria Antonucci. | E allora fù, che accortosi della intumescenza del dilei ventre il Parroco | fortemente temette di non perdere la da lui rapita pecorella: | E quali mezzi perciò subito non furono messi in opera per la | espulsion del feto: Ecco pronte pozioni abortive, a questa se le | fan tracannare senza scrupolo veruno, riuscite queste vane; su|bentrano li più acuti strazi sul ventre della medesima: Mà tutto | andò a voto. Col crescere della pancia alla ragazza, crebbero | altesì le agitazioni del Parroco, e quindi pensò a sequestrarla in | casa vietandole, non che l’andare alla messa il dì festivo, | mà ogni altro intestino commercio con qualunque sorta di perso|na, fintanto che apettata l’opportunità, che fù nel mese di set|tembre del anno 1782, si vide nella necessità di disfarsi di sì gra|ta compagnia, fortemente temendo, di non vedersi aperta la suc|cessione in casa. E quindi fu, che mandatosi a chiamare da | Recali il di lui fratello Pasquale Jannucci gliela consegnò in | una notte e la fece trasportare in Pozzuoli in casa di una cer|ta Teresa vedua di un di loro comune fratello, che chiamavasi Sal|vadore Jannucci, e quivi si trattenne per lo spazio di due mesi; | approssimandosi poscia il tempo del parto dallo stesso Pasquale | che colà a bella posta portossi fù traslatata nella Santa Casa | d’Incurabili della Capitale, dove nel dì 11 gennaio di questo cor|rent’anno diede felicemente alla luce una bambina. Collo |
[4] c. 2v | sgravamento del ventre della Maria Antonucci si sgravò anche | la gran mole de’ pensieri, ed agitazioni del Parroco; né più si | prese la cura della medesima non che di darle li ajuti | nelle necessità, che seguirono il Puerperio, che in rifarla di tut|ti li danni recatole, e lasciatola quivi in abandono, né di lei | più, né di Pasquale per farla da colà rilevare, si ricordò. | Il perché dovette la disgraziata ragazza licenziata da quella Ca|sa Santa così come era ancora inferma sproveduta di tutto | intraprendere il lungo viaggio a piedi, e restituirse nella di | lui Patria in Capodrisi. Questa è la genuina fedele storia | del fatto, ed assai dolorosa per la mia Cliente, sé mi paziente|rete umilierò a questa rispettabilissima Curia in due Proposi|zioni le mie deboli riflessioni, che a prò di lei dalla stessa | deposizione del Parroco ho rilevate. | 1. Prroposizione | Il Parroco Giovanni Jannucci risultò reo per la semplice sua mala | condotta di aversi eletta, cioè, al di lui servizio Maria Antonuc|ci, ancorchè sua Nipote ragazza di soli 14 anni di leggiadro as|petto, e di aversela trasportata in Biancano sua Parocchial Resi|denza, dove il medesimo abitava solo, trattone un ragazzo di | sei in sette anni; e perciò si è reso soggetto a tutte le pene | dalle Leggi Canoniche, e Civili a tal proposito fulminate. | Don Giovanni Jannucci educato nel florido Seminario di questa Diocesi | non solamente apprese quivi una sufficiente cognizione delle | Scienze |
[5] c. 3r | Scienze Chiesastiche, mà divenne altresì a pieno instruito nel decor|so di tanti anni, che colà dimorò nella soda clerical discipli|na; e perciò sapea benissimo, quante funestissime conseguenze | recava la familiarità, e coabitazione colle donne sospette. Affè | che lo sapea, e molto bene. Noi non abbiamo per le mani un pinco | ne un zotico, mà bensì un Sacerdote un Parroco che hà dato saggio | del suo sapere in rapporto al suo impiego. | Or vediamo un po’ cosa dicano a tal proposito i Concilii Diocesani | Provinciali, Nazionnali, Generali; i Santissimi Padri, i Sommi Pontefici | tutte le Leggi Ecclastiche, e Civili, di si fatte condotte de’ chierici | e quali pene impongano a’ trasgressori. | Nel principio della nascente Chiesa era affatto inudita la coabita|zione colle donne benché in strettissima parentela congionte | se non ché né casi di mera necessità si permetteva al Chie|rico il visitare qualche donna di lui congionta, mà indispensa|bilmente dovea in tal caso unirsi con due, ò trè del Clero, e | così trattare colla medesima, come chiaramente rilevasi da una | delle Lettere attruibite a San Clemente Papa I. Verso la metà | del terzo Secolo poi incominciossi a sentire si fatta proibizio|ne; Dopocché la malizia de’ Chierici incominciò ad introdursi | in casa le Agapete, che con un amore quasi di sorelle alimen|tavano nella propria casa. Tali spicolistre, ò divotelle introdot|te non avevano il carattere di moglie, né tampoco di concubi|ne, mà erano queste donne, starci, per dire, di un terz’ordi|ne per fomentare i di loro brutali appetiti, le quali veni |
[6] c. 3v | vano dai Chierici sotto pretesto di divozione alimentate | nelle proprie di loro case, né si recavano mica a scru|polo di dormir colle medesime in un’ istesso letto, e quindi | attaccavano taccia di sospetti a coloro, che malamente pensa|vano di una tale di loro condotta, al riferire di San Geroni|mo nel capitolo 22 ad Eustochio Cap: 59. Ciocché i Chieri|ci alquanto facultosi praticavano con le Agapete, queste | potendo praticavano con gli Chierici meno facultosi introducen|doseli nelle di loro proprie case. Quindi nel III canone |del Concilio Cartaginese tenuto l’anno 348 rattroviamo | vietata alle vergini coabitazione cogli uomini, ed ai chierici quel|la colle donne straniere, o sospette; Nullas igitur, nullaque sanctimoniae, et virginitati deserviens propter blasphemiam ecclesiae in una | domo cum estranei, vel suspaectis penitus commorari debent. Si er|go laici post communionem, si consenserint, a comunione supere|tur, si clerici sint honore priventur10. | Un tal sacrosanto stabilimento venne confirmato ne’ seguenti concilij Car|taginesi, anzi abbracciato dal Concilio di Arles l’anno 452, e dal Conci|lio di Ancers nel 455. Nel Concilio poi Tarragonese tenuto l’anno | 516 si stabilì, che i Chierici volendo andare a visitare le donne | di loro congionte si fossero accompagnati con persona grave, che | testificasse la di loro onestà: Tesem solatii sui (sono le parole | del Concilio) fide, et aetate probatum adhibeant secum, si quis | a nobis statuta contempserit, si Clericus est, loci sui dignitate pri|vetur, si religiosus, vel Monachus in Cella Monasterii reclusus| poenitentiae lamantis incumbat, ubi singulari afflictione panis | et aquae |
[7] c. 4 r | et aquae victum ex Abatis ordinatione percipiat11. | Questo era lo spirito degli antichi Canoni, e con tal rigore puniva gli | accessi di un Ecclesiastico, forse simile a questo del nostro parroco; | Oibò; con tal rigore marciava contro à Chierici, che erano di | fare una visituccia di comunanza alle di loro congionte, e vi | andavano soli. | Mà il caso del nostro Parroco è totalmente diverso, mi risponde il dottis|simo mio Avversario. Il Parroco s’introdusse in casa una nipote | per farsi servire, adunque il suo fine merita tutta la giustifi|cazione. Perdoni altri servizj aspettava dalla mia Cliente il | Parroco, benché di lui nipote, perché era costei leggiadra, e bella | e nel primo spuntar delle rose nel di lei volto, e volete vedere | che sia così, potea una tenera ragazza di 14 anni, cui | era mancata l’istruzione della madre, essere atta al mestiere di servi|re, ed accudire al Parroco in tutto cio, che gli occorrea pel servizio | di cucina, ed altro necessario? No, che sia dalla prima vista ad | altri servizj venne costei destinata; e che sia così, mi giova conchiu|derlo dall’antecedente mossa del Parroco, il quale avea licenziata la | di lui madre, che stava colà presso di sè; Da cui ne poteva as|pettare li succennati servizj donneschi relativi alla cura della Casa. | Dunque non la sbaglio, che fù tutt’altro l’intenzion del Parroco in elig|gersi, ed introdursi in casa la nipote ragazza. Ma io non voglio | essere troppo stitico sù tale assunto; che dite? fù retta l’intenzio|ne del Parroco. Bene; esaminiamo un po’ cosa ne dicono i Sacri Ca|noni. | Concordemente viene stabilito nel Concilio Alvernese tenuto l’anno 535 |
[8] c. 4v | nel Can. 6. nel 3, e 4 Concilio di Orleans. Nel 1- Concilio | Bracarense nel Can. 15. Nel Concilio di Lione nel Can. 1- In un | altro Concilio tenuto in un luogo incerto della Francia, che và nel terzo Tomo della Collezione di Arduino alla pag: 555 nel Can. | 8. Nel Concilio Toletano né Can: 42, et 43. Nel Concilio di | Chalons l’anno 650 nel Can 3. Nel terzo Concilio Bragarense | l’anno 675 nel Can. 5, e nel Concilio Trullano anche al Can. 5. | Eccone il concorde stabilimento: Igitur auctoritate canonica sanci|mus, ut fugiatur his nempe Clericis, extranearum mulierum cul|panda libertas, et tantum cum Avia, matre, sorore, si necessitas | tulerit, habitent: de quibus nominibus nefas est aliud, quam na|tura constituit, suspitari. In cubiculo etiam horum atque cellario, | vel familiari quolibet servitio, neque sanctimonialis ulla, neque extra|nea mulier, neque ancilla ullo modo adimittatur; Quod si quis prae|ceptorum Dei immemor crediderit contemnendum, sciat se aucto|ritate Canonica communionis sine dubio subire jacturam12. Quod | si antistes culpam hanc in Presbytero, aut Diacono suo distinguere | canonico vigore noluerit, ipse severitate sententiae feriatur, Mà | codesta ragazza gli era nipote? Benissimo, che perciò forse li | Canoni dispensano colle nipoti? oibò. Poiché oltre di questi fa|mosissimi Concilj, ci abbiamo l’ultimo di Nicea, in cui appena | si permette al Chierico coabitare colla Madre, zia, e sorella. | Che vi pare fù regalata dallo Spirito de’ Sacri Canoni la condotta | del Parroco nell’introdursi in casa una ragazza, benché nipote per | farsi servire. Ah, dirà il mio Avversario oggi non si volgiono | sentire |
[9] c. 5r | sentire più cotali stitichezze de’ rigidi Canoni oltramontani, ché | qui oggi non sono in osservanza. Come non sono in osservanza? | Ma voglio menarvi anche questa buona. Fossero in osservanza | forse qui il Codice Teodosiano, o la Novella di Giustiniano? Or que|ste sì: bene, vediamo; che dicano. Nella Leg. 44 nel Tractatus | de’ Vescovi della Chiesa, come rapporta Aniano, interprete | del Codice Teodosiano, si legge: Quicumque Clericatus uterumque | officio extranearum mulierum familiaritatem habere prohi|betur, matrum, sororum, vel filiarum sibi solatia intra domum | suam noverit tantum esse concessa: O capperi, qui non si per|mette a Chierici farsi servire da ragazze, che non siano di loro | figlie, non già nipoti. Avanti forse lo permette Giustiniano. | Vediamolo. Questo universal Legislatore nella Novella 125 nel | Cap. 29 dice: Presbyteris, Diaconis, Subdiaconis, et aliis in clero | scriptis non habentibus uxores secundum divinas regulas interdici|mus, et nos mulierem habere in sua domo, excepta matre, et fi|lia, et sorore, et aliis personis, quae omnem querelam affugiunt. | e passa quindi all’imposizione della pena: si quis autem adver|sus istam observationem mulierem in sua domo habuerint, quae po|test suspicionem inferre turpitudinis, et illa a Conclericij suis | audierit, quod cum tali muliere non debeat habitare, et noluerit | eam a sua domo repellere, vel accusatore urgente prolatus fue|rit inhoneste cum tali muliere versari tunc Episcopus suorum | Ecclesiasticos Canones a Clero eum repellat Curiae Civitatis, cujus | Clericus est, tradendum13: Che vi pare poterat effugere omnem |
[10] c. 5v | querelam, et suspicionem inferre turpitudinis. Una ragazza nien|te brutta, coabitante con un Parroco che stava solo in di lui Casa. | Ditelo voi adunque, il Parroco D. Giovanni Jannucci risultò reo | per la semplice sua mala condotta di aversi cioè eletta, e portata | in Casa pel di lui servizio Maria Antonucci ragazza di soli | quattordeci anni di leggiadro aspetto, benché sua nipote; E perciò | si è reso soggetto in queste Leggi sì Canoniche, che Civili emanate. | II Proposizione | Il Parroco D. Giovanni Jannucci, perché s’introdusse in Casa, dove abitava | sola la di lui Nipote Maria Antonucci ragazza di 14 anni bella di as|petto sotto proposta di fargli da lei servire in contravenzione di tutte le | leggi Canoniche e Civili indispensabilmente è risultato reo di sacrile|go incestuoso stupro colla medesima, e perché la ritenne attorno ad | un anno con seco è risultato ancora reo di Concubunato, in consegue|za si è reso soggetto a tutte le pene, e riforzione de’ danni dalle cen|nate Leggi contra si fatti, trasgressori emanate. | È indubitato, che Maria Antonucci nel mese di ottobre del 1781 contava quattor|deci anni, e due mesi della di lei tenera età, come si hà dalla fede di | Battesimo esistente negli Atti Fol. 26. È indubitatissimo altresì, che era | una ragazza bella di aspetto, come dal foglio nono sino al vigesimo ri|levasi. È certissimo più dell’esistenza del sole nel fitto meriggio, che | D. Giovanni Jannucci in vedere la mia Cliente ricoverata in Casa di | Martella Jannucci di lei zia in Capodrise, la chiese per il di lui servi|zio, e seco la condusse in Biancano nel mese di ottobre, del 1781. Lo |
[11] c. 6r | depone senza niuna esitazione il Parroco stesso, come hassi nel Fogl. | 36. Non si dubita che Maria Antonucci, è nipote del Parroco | D. Giovanni, come dalla fede del battesimo di Rosa Jannucci ma|dre della ragazza Fol. […]14 Colla stessa franchezza di spirito seguita | la sua deposizione D. Giovanni, e dice essersi accorto della gravidanza del|la ragazza, e di averla fatta in tempo di notte trasportare dal di lui | germano fratello Pasquale Jannucci in Pozzuoli, e di là dopo due mesi | dallo stesso Pasquale di averla fatta trasferire nella S. Casa d’Incura|bili, per quivi farla sgravare. Avanti è più che certo che Maria | Antonucci nel dì 11 Gennaio del corrent’anno 1783 diede alla luce sgra|vandosi, nella stessa Casa Santa una bambina, come dalla fede della | ostretica di quel luogo fogl: 23. |Or premessi questi incontrastabilissimi principj, mi sia lecito ragionarla | così. Un Parroco giovane, che abitava solo in sua residenza, dove non volle | ulteriormente soffrire il coabitarci colla propria di lui madre; | vide una ragazza leggiadra, e bella di soli anni 14 di lui nipote, | la chiede per suo servizio, l’ottiene, sel’introduce in casa, fatta | con lei la coabitazione ad onta del divieto di tutte le Leggi. Questa ragaz|za dopo pochi mesi comparisce gravida, il Parroco si ricrede della di lei | gravidanza senza metterlo in forse, potendolo per avventura attri|buire ad infermità. Pensa a chiamarsi il di lui fratello Pasquale Jan|nucci, gliela consegna, la fà trasportare in tempo di notte in Pozzuoli, | di là per lo stesso nella Santa Casa per quivi farla sgravare per|ché non farla restituire a Martella Jannucci in Capodrise, donde l’avea | rilevata? Aduque chi non dee conchiudere, che il Parroco indebitamente | sia stato stupratore di Maria Antonucci? La Legge istessa qual pre|sunzione |
[12] c. 6v |sunzione non fù in tale caso. Con chi dobbiamo adunque fissare, esser | vissuta in concubinato codesta ragazza. Da qual commercio dobbiamo noi | restar convinti essere stata resa incinta la medesima. Certamente sé | non vogliamo, ci spedisca una solennissima patente di pinche | di zucche, dobbiam indispensabilmente dietro a sì fatti manifestisismi | principj, e legale presunzione, senza punto esitare, che cioè il Parroco | D. Giovanni Jannucci, purché s’introdusse in Casa, dove abitava solo | la di lui nipote ragazza bella di aspetto, sotto pretesto di farsi da lei | servire in contravenzione di tutte le Leggi indubitatamente è risul|tato reo di sacrilego, incestuoso stupro colla medesima, e poiché la | ritenne con seco attorno ad un anno è risultato ancora reo di concubinato; | prima illazione della fissata Proposizione: In conseguenza si è reso soggetto | à tutte le pene, e rifazione de’ danni dalle cennate Leggi contra si fatti | trasgressori emanate, come in seguito mi darò l’onore con tutta la | brevità di farvi presente. | Il Sommo Pontefice Innocenzo col suo Predecessore, Siriaco nella seconda let|tera diretta a Vittorio dopo di aver descritto nei felici secoli, che le | cito non era à sacerdoti, se non dopo passato l’anno allontannarsi dal | Tempio, come si legge di Zaccaria, che affatto non entrava nella | di lei casa se non per riconoscere la moglie per averne la successio|ne, essendo indispensabile l’assonzione al Sacerdozio solo per li descenden|ti dalla tribù di Aronne, va quindi deducendo la illibatezza, che | professar doveano i Leviti, e sacerdoti, e dopo di aver nella medesima | lettera descritta la eresia Cinica, o Canina, che ammettevano, come effet|to della natura il congresso colle donne per toglier di mezzo la verecon|dia effetto del peccato del nostro comune Padre Adamo, passo al fis|so stabilimento dietro scorta de’ Sacrosanti Canoni Africani Can. | 96, e 98, inerendo altresì al Decreto di Cosimo Papa rapportato da |
[13] c. 7r | Jcmaro Arcivescovo Remense nel Tit: 2 de’ suoi Capit: 21 dove | veniva deposto il Chierico convinto della sola coabitazione colla donna: | Si quicumque presbyther, ecco lo stabilimento del sopra lodato S. Innocenzo, | non solum in nostra Parochia, sed in nostra Dioecesi confessus vel legali, | ac regulari judicio fuerit convictus de cohabitatione, vel frequentatione, | sive accessu cum foeminis contra Canones nostris omnibus duorum decreta | beati Gregorii sine gradus sui restritione, deponeatur, et iuxta Capi|tulum Magni Leonis Papae … hoc itaque admonitio nostra denuntiat, | quod si quis fratrum contra Lex constituta venire tentaverit, et pro|hibita fuerit ausus admittere a suo se noverit officio submovendum | nec Communionis nostrae futurum esse consortem, qui socius noluit esse | disciplinae. Nè quid vero sit quod praetermissum forte a nobis credat, | omnia Decretalia constituta tam Beatae Recordationis Innocentii, quam omnium De|cessorum nostrorum, quae de Ecclesiasticis Ordinibus, et Canononum promulga|ta sunt disciplinis, ita a vestra dilectione (così rescrisse al vescovo di | Campania) custodire debere mandamus, ut si quis in illa com|miserit, veniam sibi deinceps, novenit denegari. E pure tanta | rigidezza con chi, con un Chierico convinto di coabitazione colle don|ne. Avanti molto più a proposito pel caso nostro è la formidabile sentenza di Alessandro secondo Sommo Pontefice rapportata nella prima par|te de Decreto di Graziano nel Digesto: 32 nel Cap: 6, dove arriva a | vietare financo a fedeli l’ascoltar la Messa di quel sacerdote, di | cui si sà, che ritenga la concubina, quindi passa a sospendere anco|ra dal cantar la messa si fatti Sacerdoti, come anche l’Evange|lio, e legger l’Epistola, privandoli ancora de’ temporali sostenta|
[14] c. 7v | menti, che li provengono dalle proprie Chiese; Eccone le tremende paro|le: Ut nullus Missam audit presbyteri, quem scit concubinae habere indu|bitanter, vel subintroducta muliere; Unde etiam Sancta Synodus hoc Ca|pitulum sub excommunicatione statuit; E ciò in rapporto al corpo de’ fe|deli, che ne ascoltano la messa. Per il Sacerdote poi di tal lordura | macchiato; Cuicumque sacerdos, Diaconus, Subdiaconus post constitutum | beatae memoriae praedecessoris nostri SS.mi Papae Leonis, ac Nicolai de Castitate clericorum | concubinam palam duxerit, vel ductam non reliquerit ex parte Omnipoten|tis Dei, et auctoritate Beatorun Apostolorum Petri, et Pauli praecipi|mus Epistola ad Missas leget, neque in Presbyterio ad divina officia, cum | his, qui praefatae Constitutioni obedientes fuerint, maneat, neque partem | ab Ecclesia suscipiat15. | Osservaste come con pari severità di pena marciano i Sacri Canoni con|tra i Chierici, o Concubinarj, ò che s’introducano le donne sospette in | casa. Né vorrei, che vi venisse in mente, esser queste rigidezze degli | Antichi Canoni, poiché lo stesso vien universalmente confirmato dà | tuttti li Concilj, che per brevità mi astengo di farvi presente di ciascu|no di essi li stabilimenti. Voglia per confirma di tutti il Sacro Santo | Ecumenico Concilio di Trento ultimo degli Generali abbracciato univer|salmente da tutta la Chiesa: Dove i Padri di esso congregati nello Spi|rito Santo nella Sessione 5 nel capitolo 14 sigillarono quanto su tal prop|posito era stabilito dà Sacri Canoni, e Statuti di chiascu|na Chiesa fulminando le stesse pene à Trasgressori: Eccone le | venerande parole: prohibet Sancta Synodus quibuscumque clericis, | ne concubinas, aut alias mulieres, de quibus possit haberi suspicio | in domo, vel extra detinere, aut cum iis ullam consuetudi|nem |
[15] c. 8r |nem habere audeant, alioquin poenis a Sacris Canonibus vel Statutis | Ecclesiarum impositis puninantur16. Tralascio per brevità l’altre pe|ne, cui si è reso soggetto il nostro Parroco per aversi introdotta, e | coabitato con la di lui Nipote Maria Antonucci, benchè questa | fosse stata di aliena Parrocchia, dopo l’infame commercio avuto con | la medesima. Non v’ha dubio, che si hà tirate addosso tutte le pe|ne fulminate contro à complici di tal carattere nel peccato tur|pe, come chiaramente rilevasi dalle Opere di Benedetto XIV. D’im|mortal memoria: Parochus habendus est quoad crimen complicitatis | ille, qui peccat cum famula sua, quae in ejus domo inhabitat, quamvis | in alia Paroecia habeat paternam domum: Et reipsa quidem prae|ceptum Pascale17 tenetur illa implere in Paroecia, ubi famulatum | habet. Ex Decretis Sacrae Congr. Concil: Instit: Ecclesiast: 83 cap. 22. | Cosa adunque hassi a fare del Parroco D. Giovanni Jannucci ad istanza di | Maria Antonucci, mia Cliente. Forse esclama ella in questa rispetta|bilissima Curia, si prattichi con esso lui tutto il rigore de’ Sacri Ca|noni: Che si scarichino sul di lui capo tutti li fulmini delle Leggi di | cui si è reso soggetto? Che presto senza ulteriormente differeire | venga deposto, e sbalzato dal suo impiego, privato venga vergogno|samente di tutti gli onori, e come putrido inaridito membro re|ciso venga dal Corpo di nostra Santa Chiesa. Guardi Iddio che | no! Vestita ella della umanità e spirito mansueto di Nostra Chiesa, | non esclama si esegua contro di lui tal formidabile sentenza in ven|detta de’ sofferti danni, ma rimette tutto alla saviezza, e pruden|za di chi degnamente a questa rispettabilissima Curia presiede |
[16] c. 8v | ben’inteso però, che esclama, ed implora la di lui Clemenza, e giusti|zia, perché rifatta venga di quanto occorre per li danni dal | Parroco recatile. E universale la decisione di tutti li Decreti dietro | la scorta della Legge I – Cap: I – De Adult., et Stup. - che cioè | è nell’obligo lo stupratore non potendo menare in isposa, come è nel caso nostro, di dotare la stuprata; E qui due | cose umilia a questa rispettabil Curia Maria Antonucci mia | Cliente, che cioè una tal dote debba esser competente al di | lei stato, giacché di tutto è stata spogliata in seguito di tale | stupro, finanche di un maritaggio, che la miserabile andavasi | architettando nel Monte del Rosario di Capodrisi, pel cui | aumento quivi ogn’anno depositava grana 52, che le sot|traeva, dopo avere per limosina ricavate, dalla propria | bocca. Da quel maritaggio oggi per tal disgrazia soffer|ta, è decaduta. Ed ho finito di travagliarvi. Cetera sup|pleat. |
[retro] Saggio | Di ragioni a prò di Maria Anto|nucci contra il Parroco di Bianca|no D: Giovanni Jannucci da esami|narsi dall’Illibatissimo Vicario | Generale di Caserta. |

COME CITARE: Alessandro Giaquinto, «E come putrido inaridito membro reciso venga dal Corpo di nostra Santa Chiesa». Un caso di «incestuoso sacrilego stupro» nella diocesi di Caserta alla fine del XVIII secolo, in "Quaderni eretici. Studi sul dissenso politico, religioso e letterario", 8, 2020 [URL: http://www.ereticopedia.org/rivista#toc38].

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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