Fedeli, Germanico

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Germanico Fedeli (Ripatransone, 1548 – Roma, 14 settembre 1623), presbitero della Congregazione dell’Oratorio, è stato a lungo segretario di Filippo Neri e suo collaboratore fino alla morte, operando a stretto contatto con i padri della prima generazione.

Biografia

Il marchigiano Germanico Fedeli, nipote dell’oratoriano Alessandro, era nato a Ripatransone nel 1548. Suo padre si chiamava Cesare, la madre Francesca. Trasferitosi a Roma per seguire lo zio paterno, agli inizi del 1564 iniziò a frequentare gli esercizi spirituali dell’Oratorio a S. Girolamo della Carità, diventando subito penitente di padre Filippo. Quello stesso anno entrò nella neocostituita comunità di S. Giovanni dei Fiorentini, dove i padri filippini si occupavano a tempo pieno del ministero pastorale assunto in precedenza dal Neri:

Sonno circa trentauno anno in circa, che io cominciai a cognoscere il p. m.s Filippo Neri fiorentino, in S. Hieronimo della charità: che di quel tempo io venni a Roma, et il s.r Alessandro Fidele, mio zio, si confessava dal p. m.s Filippo, et io ero seculare, et mi condosse dal padre, et io mi cominciai a confessare dal detto padre. [….] Et, da che io andai a confessarme da lui, sempre che, all’hora, poteva havere da quindeci anni in circa, et hora ne ho quaranta sei; et in S. Hieronimo praticai per sino che andassemo a S. Giovan de Fiorentini, che fu nel ’64 in circa; et, ancora che stessemo a S. Giovanni, andavamo a S. Hieronimo a confessarci, all’oratorio il giorno, et la sera all’oration1.

Nel primo nucleo filippino di S. Giovanni spiccavano Cesare Baronio, che prese gli ordini sacri il 27 maggio 1564, Giovanni Francesco Bordini e il più anziano Alessandro Fedeli, ordinati entrambi il successivo 1° settembre: «Qui vivemo sei preti insieme in vita tranquilla et attendemo alla salute dell’anime, e per gratia di Dio siamo quasi adorati per la gran riverenza et osservanza, qual tutti c’hanno»2. In seguito, oltre a Germanico Fedeli e altri padri filippini, si aggiunsero gradualmente Pompeo Boccaccio, Jacopo Salort, Angelo Velli e Francesco Maria Tarugi. I discepoli di Filippo Neri, pur continuando a partecipare assiduamente alle attività in S. Girolamo, vivevano nella chiesa dei Fiorentini come una libera famiglia di sacerdoti secolari, ma già con qualche regola generale di convivenza, legati da speciale vincolo spirituale al Padre, spiritus rector della famiglia filippina3.
Germanico Fedeli svolse il periodo di noviziato con il coetaneo Ottavio Paravicini, poi diventato cardinale. Il 20 dicembre del 1572 fu ordinato sacerdote, ma in segno di umiltà preferì non avere stabilmente penitenti. Fin dal suo ingresso nel circolo filippino, il giovane Fedeli fu impegnato da padre Filippo nei sermoni dell’Oratorio, facendosi subito apprezzare per le sue qualità di oratore. Tra il 1554 e il 1555 gli esercizi dell’Oratorio si svolsero nell’antico granaio posto sopra la chiesa di S. Girolamo; antecedenti a questa data sono invece gli incontri più ristretti che si tenevano nelle stanze private di Filippo Neri. Intorno al 1557 queste riunioni pomeridiane assunsero forme più definite e, pur mantenendo inalterata la fisionomia delle origini, presero il nome di Oratorio: «Io so, che il beato Filippo diede principio all’oratorio in un luogo più ampio, sopra la chiesa di S. Gerolamo; et li primi, che cominciorno a sermoneggiare in detto luogo per obedienza del beato Filippo, furno il p. Tarugi et Giovanni Battista Modio, all’hora laici, il Baronio, poi il Bordino, il s.r Ottavio Paravicino, hora cardinale, il p. Germanico Fedeli, m.s Camillo [Severini] et altri»4. In un programma orario dei ragionamenti dell’Oratorio, senza data ma riferibile ai primi tempi di vita filippina, le riunioni pomeridiane si svolgevano da lunedì a venerdì, esclusi sabato e domenica. Bordini parlava ogni giorno; Baronio il martedì, il giovedì e il venerdì; Velli nei giorni dispari; Flaminio Ricci tutti i giorni, eccetto il mercoledì; Antonio Talpa il martedì e il giovedì; Germanico Fedeli il lunedì; Giovenale Ancina e Giulio Savioli il mercoledì5.
Gli esercizi dell’Oratorio proseguirono in S. Girolamo della Carità fino al 1574 e furono poi spostati a S. Giovanni dei Fiorentini, dove si svolsero per tre anni: l’ultimo sermone fu esposto da Baronio il 22 febbraio 1577. Il giorno seguente gli esercizi furono trasferiti a S. Maria in Vallicella, sede definitiva dei padri oratoriani, che sarà poi resa esente dalla giurisdizione di S. Lorenzo in Damaso per effetto della Bolla papale Ecclesia S. Mariae in Vallicella, emanata il 1° settembre del 1578. Germanico Fedeli fu tra i primi ad andare alla Vallicella, non ancora ufficialmente aperta al culto, per occuparsi del servizio parrocchiale e dell’amministrazione; dal 17 febbraio 1575 assunse, inoltre, l’incarico particolare di sovrintendere alla fabbrica della Chiesa Nuova. Assai mite di carattere, fu sempre molto caro a padre Filippo, presso il quale svolse per anni le mansioni di segretario e stretto collaboratore. Fu proprio in una memoria stesa nel 1586 dal Fedeli, sotto dettatura di Filippo Neri, che Tarugi fu designato alla successione del Padre, con l’esclusione per vari motivi sia di Bordini sia di Talpa6. La sovraesposizione curiale del Bordini, favorita invero da Sisto V, e da ultimo il suo diretto coinvolgimento nella lunga legazione in Polona al seguito di Ippolito Aldobrandini, avevano infatti provocato qualche chiacchiericcio nella comunità oratoriana. E il mormorio non accennava a placarsi in considerazione dei vari incarichi che Bordini continuava a ricevere, tra i quali spicca quello prestigioso di censore di libri per la Congregazione dell’Indice. Germanico Fedeli, probabilmente su invito del Neri, pensò bene di informare Tarugi che tra i padri romani correva voce che Bordini «ogni occasione abbraccia, sì che non pare al Padre che gli possa attendere in casa»7.
In virtù della sua totale dedizione alla causa della Congregazione, Germanico Fedeli fu eletto nel 1587 padre deputato al governo dell’Oratorio, condividendo l’ufficio con Angelo Velli, Tommaso Bozio e Flaminio Ricci; il mandato gli fu rinnovato per un altro triennio nel 15998. Quando il cardinale Agostino Valier compose nel 1591, quasi di getto, il Philippus, sive de christiana laetitia dialogus, collocato per la precisione al 16 agosto 1591, ossia pochi mesi prima della morte di Gregorio XIV, della comunità vallicelliana facevano parte una quindicina di soggetti, alcuni dei quali già considerati di chiara fama: Cesare Baronio, Giovan Francesco Bordini, Alessandro e Germanico Fedeli, Angelo Velli, Francesco Soto de Langa, Tommaso Bozio, Pompeo Pateri, Giulio Savioli, Pietro Perrachione, Antonio Gallonio, Flaminio Ricci, Giovanni Matteo Ancina, Agostino Manni, Gian Francesco Bernardi. Nel Dialogo del Valier, testimonianza esemplare della compattezza ideologica e della centralità dell’Oratorio romano, Baronio individua la gioia sostanziosa e cristiana nella considerazione della morte, da lui ritenuta «amabile»9. In un clima di evidente esaltazione dell’immagine agiografica del Neri, Germanico Fedeli confermò un ventennio dopo l’iniziale propensione del Baronio per i temi tipici della meditatio mortis, attribuendo tutto il merito della sua conversione alla storia a padre Filippo, che, ispirato dal donum profetiae, lo aveva esortato «a raccontare l’historia ecclesiastica», lasciando perdere materie come morte, inferno e Giudizio Universale, «alle quali era molto inclinato». Va da sé che la testimonianza del Fedeli alimentava il mito senza fine dell’occulta ispirazione filippina degli Annales Ecclesiastici10.
Tre giorni dopo la morte di Filippo Neri, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 maggio 1595, Germanico Fedeli compilò con il confratello Pompeo Pateri l’inventario di tutti gli oggetti, libri compresi, appartenuti al Padre e trovati nelle sue stanze, ma è soprattutto l’Inventarium librorum a rivestire peculiare interesse, poiché consente di risalire alle sue letture, alle fonti del magistero e alle radici culturali della sua spiritualità11. Al pari di Francesco Zazzara, Fedeli comparve il numero maggiore di volte al processo di canonizzazione per Filippo Neri: fu ascoltato il 5 settembre 159512; il 7 novembre 159513; il 28 marzo 159814; il 14 e il 28 settembre 1600, per riconoscere in queste circostanze l’autenticità di precedenti testimonianze15: il 5 giugno 160916; l’8 giugno 1610, per mettere agli atti una lunga testimonianza scritta in forma di sommario biografico, in cui si trovano intercalati fatti e ricordi già resi noti nelle sue prime deposizioni17; il 26, 27 e 28 luglio 161018.
Clemente VIII gli conferì un canonicato a S. Giovanni in Laterano, di cui è noto che prese possesso il 1° febbraio 1603. Il successivo 10 marzo il pontefice accordò a Germanico Fedeli l’indulto di percepirne i frutti nonostante fosse egli assente, poiché si trovava contemporaneamente al servizio del pronipote Silvestro Aldobrandini, a quel tempo studente all’Università di Perugia e priore dell’ordine gerosolimitano a Roma19. Il 16 giugno 1604 passò a un canonicato in S. Pietro. Leone XI voleva nominarlo maestro di camera, ma non se ne fece poi nulla per la morte prematura del pontefice. Sentendosi prossimo alla fine della sua esistenza, Germanico Fedeli rinunciò al canonicato di S. Pietro per fare poi ritorno alla Chiesa Nuova nel luglio del 162320. Morì nella sua camera alla Vallicella il 14 settembre 162321. La vita di Germanico Fedeli si legge nella pionieristica raccolta di biografie filippine curata da Paolo Aringhi, che per alcune di esse fu anche l’autore22.

Fonti e bibliografia

  • Paolo Aringhi (et alii), Le vite e detti de’ padri e fratelli della Congregatione dell’Oratorio. Da s. Filippo Neri fondata nella chiesa di S. Maria in Vallicella …, 3 v., Roma, Biblioteca Vallicelliana, mss. O 58, O 59, O 60: ms. O 58, ff. 229-234.
  • [Paolo Aringhi], Le vite, e detti de padri, e fratelli della Congregatione dell’Oratorio da s. Filippo Neri fondata nella Chiesa di S. Maria in Vallicella raccolti da Paolo Aringhi Prete della detta Congregatione e da Altri, vol. I, edito e annotato da Maria Teresa Bonadonna Russo, con la collaborazione di Renato De Caprio, Edizioni Oratoriane, Roma 2018.
  • Mario Borrelli, Le testimonianze baroniane dell’Oratorio di Napoli, Lithorapid, Napoli 1965, pp. 477-478 (Indice dei nomi e delle materie).
  • Antonio Cistellini, San Filippo Neri. L’Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità, prefazione di Carlo Maria Martini, 3 v., Morcelliana, Brescia 1989, vol. III, pp. 2369-2370 (Indice dei nomi di persona).
  • Carlo Gasbarri, L’Oratorio romano dal Cinquecento al Novecento, Arti Grafiche D’Urso, Roma 1963, p. 143.
  • Il primo processo per san Filippo Neri nel codice vaticano latino 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, edito e annotato da Giovanni Incisa della Rocchetta e Nello Vian, con la collaborazione di Carlo Gasbarri, 4 v., Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1957-1963 [I: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1595, 1957; II: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1596-1609, 1958; III: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1610. Testimonianze «extra urbem»: 1595-1599, 1960; IV: Regesti del secondo e terzo processo. Testimonianze varie. Aggiunte e correzioni alle note dei volumi I-III. Indice generale, 1963], vol. IV, p. 295 (Indice generale).
  • Giovanni Marciano, Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio, nelle quali si dà ragguaglio della fondatione di ciascheduna delle Congregationi fin’hora erette, e de’ Soggetti più cospicui che in esse hanno fiorito, 5 v., in Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693-1702, vol. I, 1693, p. 152.
  • Stefano Zen, Baronio e il suo tempo. Storia sacra, politica e religione nell’Europa moderna, Centro di Studi Sorani «Vincenzo Patriarca», Sora 2019, di prossima pubblicazione.

Voci correlate

Article written by Stefano Zen | Ereticopedia.org © 2019

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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