Loarte, Gaspare

Gaspare Loarte (Medina del Campo, 1498 - Valenza, 1578) è stato un gesuita dottore in teologia, professore, rettore del Collegio di Genova e autore di svariati trattati

Dottore in teologia e professore, padre Gaspare Loarte nacque nel 1498 a Medina del Campo, ma solo nel 1552 entrò nella Compagnia di Gesù.
La svolta avvenne nel 1537 quando a Granada entrò in contatto con San Giovanni d’Avila divenendone discepolo: da tale frequentazione maturò infatti con ogni probabilità la decisione di entrare a far parte del nuovo ordine.
Dopo aver fatto il mese di Esercizi spirituali a Onate, sotto la direzione di San Francesco Borgia, nel 1554 giunse a Roma dove conobbe Sant’Ignazio e si occupò della gestione della Casa Professa.
Nel 1555 venne posto a capo del collegio genovese, carica che ricoprì fino al 1568.
Durante il suo lungo rettorato gli furono affidati anche altri compiti: nel 1557 fu inviato a Milano, con Alfonso Hernandez, per trattare la fondazione di un collegio e nel 1560 prese parte, insieme al Botelho e al Possevino, alla spedizione che ebbe il merito di fondare il collegio di Mondovì (l’anno successivo lo si ritrova nuovamente in Piemonte per alcune incombenze legate alla nuova fondazione di cui sarà rettore padre Velati).
L’intensità della sua attività genovese è universalmente riconosciuta come anche i successi che riuscì a conseguire.
Nonostante ciò, in seguito ad un calo delle presenze di scolari o forse per i suoi frequenti reclami volti ad ottenere un incremento nella quantità e nella qualità dei padri a sua disposizione, nel 1562 fu sollevato dal Laynez che lo inviò a Messina indicando in padre Guzman il nuovo rettore per il collegio genovese.
Con la partenza del Loarte si aprì una fase di instabilità alla guida del collegio che si concluse nel 1565 con il suo ritorno a Genova.
Si trattò però solo di una breve parentesi poiché nel 1568 fu nuovamente allontanato.
Ritiratosi nell’abitazione situata nei pressi della chiesa di Santa Chiara, destinata a villa del collegio, iniziò la scrittura di un trattato, non a caso incentrato sul valore della sofferenza e delle tribolazioni, intitolato Conforto degli afflitti.
Amareggiato per il trattamento che gli era stato riservato assunse in questi anni un atteggiamento piuttosto ostile anche nei confronti del nuovo rettore Giulio Fazio che scrisse al Generale dell’Ordine per chiedere l’allontanamento del padre.
Verso la fine degli anni ‘60 lasciò Genova per recarsi a Milano ove la sua presenza non mancò di suscitare dubbi soprattutto nel padre Provinciale Adorno il quale decise di inviarlo in Corsica ignorando le sue proteste.
La permanenza sull’isola si rivelò più difficoltosa del previsto (Giacomo Levanto, superiore dell’isola, lo definì in una lettera un “huomo perso”), ma fu probabilmente in questa occasione, di fronte alla mancanza di preparazione dei sacerdoti corsi, che ebbe l’intuizione di realizzare gli Avisi di sacerdoti et confessori, trattato incentrato su una serie di consigli rivolti agli ecclesiastici e a tutti coloro che fossero intenzionati a dedicarsi alla vita religiosa senza avere le basi culturali necessarie.
Lasciata l’isola, il Loarte si recò ancora una volta a Genova per poi giungere a Valenza dove morì nel 1578.
Le sue opere, pubblicate tra il 1557 e il 1579, influirono sulla cultura e la pratica religiosa del tempo per via del loro carattere pratico e non dottrinale.
Esse furono lette ed apprezzate anche da Filippo Neri, Luigi Gonzaga, Maria Maddalena de Pazzi e Carlo Borromeo che era solito raccomandarne la lettura ai sacerdoti e ai fedeli.
La rilevanza di questi trattati è provata anche dalle numerose edizioni, in totale centotredici, non solo in italiano ma anche in spagnolo, francese, tedesco, inglese, portoghese, latino e giapponese (edizione apparsa a Nagasaki, nel 1607, dell’Istruttione e avvertimenti per meditare i misteri del rosario).

Bibliografia

  • G. COSENTINO, Il Collegio gesuitico e le origini dell’Università di Genova, in Miscellanea storica ligure, in Miscellanea storica ligure, anno XIV, n. 2, Università di Genova-Istituto di Storia Moderna e Contemporanea, Genova, pp. 72-73, 83, 122 n. 42.

Article written by Davide Ferraris | Ereticopedia.org © 2017

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]