Fiamma, Gabriele

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Gabriele Fiamma (Venezia, 1533 - Chioggia, 14 luglio 1585) è stato un abate, vescovo e letterato.

Biografia

Figlio di un giureconsulto bergamasco (Giovan Francesco Fiamma) che avrebbe voluto destinarlo alla carriera militare, e di una patrizia veneziana (Vincenza Diedo), ricevette un'educazione classica precoce, apprendendo il greco e il latino ed entrò nel 1546 nel convento dei canonici regolari lateranensi di S. Maria della Carità a Venezia. Fu quindi trasferito a Padova, dove studiò teologia, e fu ordinato sacerdote nel 1556.
Si affermò per le sue doti di predicatore. Fu denunciato all'Inquisizione romana il 19 marzo 1562, mentre si trovava a Napoli a predicare la quaresima. Il processo si trascinò per due anni ed infine Fiamma fu prosciolto pienamente per intervento di Pio IV contro il parere della maggioranza dei cardinali inquisitori guidati da Michele Ghislieri (Fiamma godeva peraltro di protezioni influenti, come quelle di Marcantonio Colonna e dei Gonzaga). Nel 1567 fu di nuovo interrogato dal Sant'Uffizio in riferimento agli eretici mantovani.

Nel 1570 pubblicò le Rime spirituali.
Nel 1571 pubblicò una raccolta delle sue prediche (De' discorsi sopra l'Epistole e Vangeli di tutto l'anno. Parte prima).
Eletto nel 1578 abate generale dal captolo di Ravenna redasse e pronunciò per l'occasione l'orazione De optimi pastoris munere (stampata in quello stesso anno dai Manuzio). Nel 1581 avviò la pubblicazione di una raccolta di vite dei santi (Le vite de' santi divise in XII libri), opera che rimase incompiuta.
Il 23 gennaio 1584 fu nominato vescovo di Chioggia. Morì a Chioggia il 14 luglio 1585.

Bibliografia

  • Elena Bonora, Fiamma, Gabriele, in DSI, vol. 2, pp. 590-91
  • Carlo Ossola, Il "QuetoTravaglio" di Gabriele Fiamma, in Letteratura e critica. Studi in onore di N. Sapegno, vol. 3, Bulzoni, Roma 1976, p. 239-286
  • Gino Pistilli, Fiamma, Gabriele, in DBI, vol. 47 (1997)

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]