Brunalesco, Fulvia

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Fulvia Brunalesco è stata una donna di Oderzo processata dal Santo Ufficio nel 1588 per stregoneria.

Fulvia Brunalesco era figlia di Girolamo Brunalesco, nacque a Oderzo nel 1560 e all’epoca del processo risiedeva a Venezia, dove lavorava in casa di un sarto a S. Maria Formosa. Originaria di Oderzo era pure la sorella Valeria Brunalesco con la quale fu coinvolta in un processo per stregoneria.
Nel 1587 furono processate dal S. Ufficio della Dominante Valeria e la figlia Splendiana Mariani a seguito della denuncia di Lucrezio Cilla, marito di Fulvia.
Dal processo emerse un coinvolgimento di quest’ultima, che però non venne chiamata a comparire davanti ai giudici. Tuttavia il 4 agosto dell’anno seguente Carniello Rinaldis si presentò al tribunale dell’Inquisizione locale per segnalare proprio «Fulvia Brunaleschi da Uderzo», definita in tale occasione «nigromante per la più gran striga herbera diabolica che mai sia stata».
Contrariamente alla sorella, Fulvia non si dedicava alle pratiche divinatorie per il ritrovamento degli oggetti perduti, preferiva la “magia nera” per crear tormento alle persone. Con l’uso di lucchetti, corde di campane, muovendosi la notte di S. Giovanni (23-24 giugno) e adorando il diavolo dal balcone di casa con l’utilizzo di sale grosso, riusciva a creare disagio e disgrazie al povero malcapitato che si vedeva oggetto della fattura.
Il patriarca di Venezia Giovanni Trevisan, in concerto con l’inquisitore Stefano Guaraldi, sentì alcuni testimoni elencati dal Rinaldis, tra i quali Giovanni Battista Friserio, che aveva conosciuto la Brunalesco a Padova e la descrisse trentenne «de mediocre statura e moreta». Affermò che Fulvia si allontanò momentaneamente da Venezia proprio perché caduta nell’occhio dell’Inquisizione, trovando ospitalità da conoscenti a Padova.
Il 9 agosto 1588 Fulvia comparve davanti al tribunale, dove confessò parte dei reati per i quali era accusata. Nei giorni seguenti furono sentiti anche altri testimoni, tra i quali il giovane Ulisse, parente dell’imputata che una volta andò a prendere dell’olio santo su ordine di Fulvia e delle sue complici. Curiosamente questo accadde nella chiesa di S. Samuele, da dove arrivarono alcuni testimoni del processo, che ben conoscevano la Brunalesco. Ciò conferma l’ipotesi, già paventata per la sorella Valeria, che le donne si spostarono da Oderzo a Venezia seguendo la famiglia Diedo.
Purtroppo allo stato delle ricerche non è possibile stabilire come finì la questione, anche se si può immaginare una sorte simile alla sorella, che dovette scontare alcuni giorni alla berlina.

Bibliografia

  • Mauro Fasan, Oderzo eretica … l’altra storia, in “Storia Veneta”, 40, 2017, pp. 40-47.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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