Tagliapietra, Francesco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Francesco Tagliapietra è stato un patrizio veneziano del XVI sec.

Podestà di Brescia, uomo molto colto, il 16 novembre 1565, in occasione di una visita nella città del cardinale Carlo Borromeo, diede scandalo discorrendo a cena con questi e con altri di libero arbitrio, grazia e tradizione della Chiesa, al punto che Borromeo avrebbe voluto denunciarlo come eretico, ma fu dissuaso dal vescovo di Brescia Domenico Bollani e dal vescovo di Bergamo Federico Corner. Nel novembre 1566 decise, di concerto con il capitano di Brescia Giacomo Gussoni, di non procedere all'esecuzione di Stefanino Planerio, eretico ottantacinquenne condannato a morte dall'Inquisizione in quanto relapso. Il Consiglio dei Dieci poi approvò la sua condotta, graziando il Planerio.
Il 31 luglio 1567, terminato il suo incarico a Brescia, nella sua relazione finale al Senato si giustificò, facendo professione di essere un buon cattolico. Non è chiaro se Francesco Tagliapietra si fosse effettivamente avvicinato alle idee della Riforma protestante, ma doveva esser stato cresciuto dal padre Girolamo in un clima lontano dall'intransigenza religiosa: il fratello Alvise nel 1549, da rettore di Conegliano, non volle perseguitare con veemenza gli eretici locali e l'altro fratello Giovan Battista fu citato nella delazione Manelfi del 1551. Un suo nipote acquisito, Giacomo Malipiero, fu condannato per eresia dal Sant'Uffizio veneziano nel 1565.

Bibliografia

  • Federica Ambrosini, Storie di patrizi e di eresia nella Venezia del ‘500, Franco Angeli, Milano 1999, ad indicem, pp. 66-71.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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