Scudieri, Francesco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Francesco Scudieri è stato un maestro di scuola del XVI sec., perseguitato dall'Inquisizione.

Originario di Cremona, canonico regolare lateranense, era uscito dall'ordine nel 1552, maturando tale decisione mentre si trovava nel convento di San Giovanni in Monte a Bologna. Da lì si era trasferito a Venezia, dove aveva conosciuto un altro ex membro dei canonici regolari lateranensi, Annibale Gormo da Ferrara. Con quest'ultimo, che era in rapporti con Renata di Francia, si mise in viaggio alla volta di Ferrara, dove risiedette per un certo tempo. Rientrato quindi a Venezia, si spostò a Padova, esercitando come maestro di scuola. A Padova ebbe rapporti con Matteo Gribaldi Mofa, Niccolò Buccella, Lelio Sozzini, ma anche con lo studente nolano Pomponio Algieri, arrestato nel 1555 ed estradato dalle autorità veneziane a Roma, dove fu condannato a morte e giustiziato nel 1556, come attestano due lettere che lo stesso Algieri inviò a Scudieri dal carcere nel 1555. Nel 1560 Scudieri fu arrestato a Padova (proprio nella perquisizione gli furono trovate le due lettere dal carcere dell'Algieri che attestano la loro amicizia) e, trasferito a Venezia, fu processato dall'Inquisizione veneziana per eresia, facendo i nomi di vari correligionari.

Bibliografia

  • Carlo De Frede, Pomponio Algieri nella riforma religiosa del Cinquecento, Ferentino, Napoli 1972, pp. 50-54.
  • Leandro Perini, Ancora sul libraio tipografo Pietro Perna e su alcune figure di eretici italiani in rapporto con lui negli anni 1549-1555, in "Nuova Rivista Storica", LI, 1967, pp. 363-404.
  • Leandro Perini, La vita e i tempi di Pietro Perna, Edizioni di storia e letteratura, Roma 2002, pp. 240-242.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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