Pitigiani, Francesco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Francesco Pitigiani detto Aretino (Arezzo 1553 - Mantova 9 ottobre 1616) è stato un teologo scotisca, celebre predicatore, francescano minore.

Padre Francesco Pitigiani di Arezzo fu Ministro Provinciale della Provincia di Toscana (nel 1591 si era creata una nuova provincia religiosa di Firenze distaccandosi da Siena e il padre Pitigiani era stato nominato Custode della nuova provincia) eletto a La Verna il 7 luglio 1594.
Teologo e confessore del granduca Ferdinando I fu anche consigliere, predicatore e teologo del duca di Mantova e Monferrato Ferdinando Gonzaga (1587-1626). Esaminatore generale e confidente del vescovo Francesco Gonzaga (1546-1620), già Ministro Generale dell’Ordine Minoritico, fu oggetto di indagine da parte del granducato (1606-1609) con l’accusa di sodomia.
Il venerabile Benedetto Mattia Bacci da Poggibonsi (1591-1658) aveva appreso la teologia dal padre Pitigiani presso il convento di Castel Fiorentino. L’Aretino, legato particolarmente al giovane Bacci lo portò con lui a Mantova facendolo ordinare da mons. Francesco Gonzaga. Dello scotista il padre Bacci scriveva:
“dal p. Francesco d’Arezzo non solo s’imparava la Filosofia naturale e la Teologia Scolastica, ma (quello che più importa) la vera Filosofia Cristiana, e la via dello Spirito; insegnando egli ciò non solo con parole, ma con l’esempio ancora.”

Practica criminalis canonica

Inserito nel filone solido della trattatistica criminale di antico regime, nella cornice della Praxis et theoricae criminalis di Prospero Farinaccio e del Tractatus criminalis di Tiberio Deciani e Ignazio Lopez di Salsedo, il trattato dell’Aretino si apre con una dedica al cardinale Fabrizio Verallo (1560-1624) “religionis Sancti Francisci protectori vigilantis”. L’opera viene stampata a Perugia proprio negli anni in cui il religioso è oggetto di indagine per il reato di sodomia ai danni del dodicenne Camillo di Alessandro Attavanti.
Ricorda Pifferi che tra il XVII e il XVIII secolo la criminalistica svolse un ruolo fondamentale nella stabilizzazione delle nuove procedure e nella definizione teorica degli strumenti utilizzati in giudizio. Circolarità maggiore tra cultura giuridica e pratica del diritto, tra teoria e prassi.
Numerose le auctoritates chiamate a difesa delle tesi presentate nell’opera del Pitigiani che per metodologia e forma espositiva si presenta particolarmente originale. Dalla Summa dell’aquinate alla Silvestrina del domenicano Mazzolini; dal Gandino al Claro, dal Navarro al Soto, dal Panormitano al Gaetano attraverso la patristica e il magistero dei papi.
Il trattato si apre con l’Index rerum et verborum in progressione alfabetica: Acclamatio, accusationis substantialia, calumniator, etc.. Le annotazioni, i richiami, i consigli, i casi, tutto questo, in uno stile e in una forma già matura, permettono al lettore di potersi muovere con una certa sicurezza nel variegato panorama “delittuoso” attraverso percorsi e conclusioni di estrema utilità.
Il contesto è quello che già gli studiosi dell’inquisizione hanno approfondito e che continuano a delineare. Mi permetto di citare una considerazione efficace di Lavenia proprio sul percorso di cui scriviamo: “Si trattò, perciò, di stabilire i limiti del processo inquisitorio, di sostenere o di negare il ricorso alla correzione, di opporre il sigillo a quanti invogliavano i confessori a prestare soccorso ai tribunali o a sostenere il contrario. Fu una delle basi su cui si approfondì la riflessione sul discrimine tra giustizia umana e divina, tra peccato e reato, tra canoni e norma secolare.” (V. Lavenia, L'infamia e il perdono. Tributi, pene e confessione nella teologia morale della prima età moderna, Il Mulino, Bologna 2004, pp. 29, 30)
Naturalmente in latino la Practica di Pitigiani verrà ricordata, un po’ di anni dopo, dall’uditore della Rota Criminale di Firenze, Marc’Antonio Savelli, nella sua Pratica Universale, questa volta in volgare:
“’Parmi però sentire biasimato da alcuni del stuolo letterato , per non avere composto l’ Opera in lingua Latina , ò almeno osservato le regole della Crusca , e bel parlare Toscano; del prima errore, se tale voglino riputare, crederci meritar scusa, per essermi conformato agli Originali all’ uso de’ Tribunali, ed Archivi di questi Stati, e non esser fatta principalmente per loro, ma per altri, che non anno tanto studiato e pure molti saggiamente esercitano ne’ Governi, Uffizi, e Magistrati, Nati enim sumus Sapientibus et insapientibus, dell’ altro per esserne sempre vissuto lontano.”

Opere

  • Expositionem Bartholomaei Brandulini Minoritae in Regulam Fratrum Minorum, Firenze 1594.
  • Expositionem 1., et 2. libri Posteriorem, 1606.
  • Practica criminalis canonica , Perugia 1609 (prima edizione).
  • Commentaria litteraria in Genesim, Venezia 1615.
  • Ejusdem Summae pars 2. in 3. Senten., 1615, dedicata a Roberto Bellarmino.
  • Expositionem in Formalitates Antonii Syrrecti, Mantova 1616.
  • Libros octo Physicorum, Venezia 1617.
  • Summae ejusdem pars 1. in 4. librum Senten., 1619 (pubblicata postuma).
  • Summae Theologiae speculative et moralis pars prima in 3. Lib. Senten., Venezia 1622 (pubblicata postuma).

Fonti e bibliografia

  • ASPSFS, Prov. di San Bonaventura 2, Regestum A, ab An. 1594 usq. ad An. 1639;
  • Prov. dei Frati Minori di Toscana – Firenze, Archivio Provinciale, n. 454, ser. I.
  • M.A. Savelli, Pratica del modo di fabbricare, e risolvere li processi criminali nelli stati del Serenissimo Gran Duca di Toscana, Firenze 1665.
  • Ranier-Francesco Marczic, Apologia per l’Ordine dei Frati Minori, Lucca 1750.
  • L. Cantini, Legislazione Toscana, Firenze 1808.
  • A. Tognocchi de Terrinca, Historia Chronologica, Firenze 1935.
  • D. Neri, Il convento di Giaccherino attraverso cinque secoli di storia, Pistoia 1956.
  • D. Cresi, San Francesco e i suoi Ordini, Firenze 1959.
  • A. M. Amonaci, Conventi Toscani dell’Osservanza Francescana, Milano 1997.
  • V. Lavenia, L‟infamia e il perdono. Tributi, pene e confessione nella teologia morale della prima età moderna, Bologna 2004.
  • A. Maiarelli (a cura), L’Archivio Storico della Provincia di San Francesco Stimmatizzato dei Frati Minori in Toscana, Firenze 2006.
  • V. Lagioia, «Indicibili delitti: Francesco Aretino, teologo e confessore del granduca Ferdinando I», in F. Alfieri, V. Lagioia (a cura), « Infami macchie». Sessualità maschile, indisciplina e società nei secoli XVI-XVIII, Roma 2017 (in corso di stampa).

Article written by Vincenzo Lagioia | Ereticopedia.org © 2017

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]