Panigarola, Francesco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Francesco Panigarola (Milano, 6 agosto 1548 - Asti, 31 maggio 1594), nato Girolamo, è stato un predicatore e polemista cattolico, vescovo di Asti dal 1587 alla morte.

Nobile milanese, Girolamo Panigarola studiò prima a Pavia poi a Bologna, conducendo negli anni giovanili una vita dissipata.
Rientrato a Milano alla morte del padre, decise di cambiar vita e nel 1567 entrò nei frati minori conventuali, assumendo il nome di Francesco. Nel 1571 era a Roma e le sue prediche attrassero l'attenzione di Pio V, che lo inviò a Parigi per formarsi alla Sorbona. Rientrato in Italia nel 1573, si affermò come grande predicatore e polemista anti-protestante. La sua fama fu particolarmente forte in Francia dove si schierò a favore dei cattolici più oltranzisti (la Lega): la sua nuova presenza in corte di Francia nel 1579 per partecipare al capitolo generale del suo ordine fu oggetto di aspre polemiche. Sisto V lo nominò vescovo suffraganeo di Asti nel 1586, quindi titolare nel 1587. Assistente del nunzio in Francia Enrico Caetano, invitò vigorosamente i cattolici a schiacciare con le armi i protestanti senza cercare alcun compromesso con loro:celebre fu il sermone da lui pronunciato nel 1590 a Notre Dame mentre Parigi era assediata dalle truppe di Enrico IV. Rientrato ad Asti dopo la conversione di Enrico IV al cattolicesimo, vi morì nel 1594.

La sua vena polemica contribuì a farne un autore molto prolifico: pubblicò più di 400 opere, perlopiù in latino.

Bibliografia

  • Jacqueline Boucher, Panigarola, Francesco, in Histoire et dictionnaire des guerre de religion, pp. 1180-81
  • Vincenzo Lavenia, Panigarola, Girolamo, in DBI, vol. 80 (2014)
  • Francesco Panigarola, Vita scritta da lui medesimo, edizione critica a cura di Fabio Giunta, Il Mulino, Bologna 2008
  • Francesco Panigarola : predicazione, filosofia e teologia nel secondo Cinquecento, a cura di Fabrizio Meroi, Francesco Ghia, Olschki, Firenze 2013

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]