Tarugi, Francesco Maria

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Francesco Maria Tarugi (Montepulciano, 27 agosto 1525 – Roma, 11 giugno 1608), tra gli allievi prediletti di Filippo Neri, fondatore dell’Oratorio di Napoli nel biennio 1584-86, poi arcivescovo di Avignone e di Siena, è stato con Cesare Baronio il primo cardinale a provenire dalla Congregazione dell’Oratorio.

Biografia

Era nato a Montepulciano, nell’arcidiocesi di Siena, da Tarugio Tarugi e Giulia Pucci, terzo e ultimo figlio della coppia, preceduto dai fratelli Accursio e Stefano. La famiglia, di nobili origini, poteva esibire rapporti di parentela con alti prelati e con i futuri pontefici Giulio III e Marcello II, zio materno del concittadino Roberto Bellarmino. Suo padre Tarugio ricoprì importanti cariche politiche e amministrative e il 24 febbraio 1550 fu nominato senatore romano dal neoeletto Giovan Maria Ciocchi Del Monte, cugino della moglie, che prese il nome di Giulio III. Abituato a frequentare gli ambienti di corte, Francesco Maria rivelò fin da giovane doti non comuni nella poesia e nell’oratoria, ricevendo un’ottima formazione letteraria e giuridica, a cui aggiunse in seguito solide competenze teologiche e filosofiche.
Giunto a Roma con ogni probabilità nel 1555, l’anno seguente conobbe quasi per caso Filippo Neri – di cui divenne penitente – ed entrò nella sua cerchia più ristretta, che all’epoca comprendeva anche Costanzo Tassoni, legato al cardinale Giulio Antonio Santori, il letterato Giacomo Marmitta, segretario del cardinale Giovanni Ricci e poeta stimato anche dal Tasso, il medico Giovan Battista Modio, assai apprezzato per i suoi sermoni di contenuto agiografico, e Gian Battista Salviati, fratello del cardinale Antonio Maria, a cui va riconosciuto il merito di aver introdotto nel circolo filippino l’allora ventiquattrenne Alessandro de’ Medici. Di lì a poco, al gruppo di fedelissimi di padre Filippo si aggiunsero il sorano Cesare Baronio e il romano Giovanni Francesco Bordini, che insieme a Tarugi svolgeranno un ruolo determinante nello sviluppo della futura Congregazione oratoriana.
Dal 1565 si fece ancora più assidua la frequentazione dell’Oratorio da parte del Tarugi, che vi figurava ancora come fratello laico. Nel 1571, in età ormai matura, prese gli ordini sacri, entrando a far parte del ristretto gruppo di sacerdoti a cui Filippo Neri aveva affidato il ministero pastorale di S. Giovanni dei Fiorentini, ove la comunità oratoriana assunse una forma più stabile e meglio organizzata. Tuttavia, fu subito chiamato ad altri uffici da Pio V, che in considerazione delle note qualità intellettuali e morali gli assegnò importanti incarichi diplomatici nella penisola iberica e nei paesi d’Oltralpe al seguito del nipote Michele Bonelli, legato pontificio abitualmente detto il cardinale Alessandrino, i cui collaboratori più stretti, scelti personalmente dall’esigente papa Ghislieri, dovevano essere tutti severi ecclesiastici come Tarugi e preferibilmente religiosi della cerchia di Carlo Borromeo1.
La biografia di Tarugi – come del resto quella dell’amico Baronio – è così indissolubilmente legata alla storia della Congregazione che risulta impossibile tracciare adeguatamente la prima senza dover fare continuo riferimento alla seconda. Il 15 luglio 1575, con la Bolla Copiosus in misericordia Deus, Gregorio XIII aveva stabilito che alla comunità di preti e di chierici secolari chiamata Oratorio fosse affidata la chiesa romana di S. Maria in Vallicella, ove nell’agosto del 1576, ancor prima che la Chiesa Nuova fosse aperta ufficialmente al culto, Baronio fissò la propria dimora con Tarugi. Il 15 marzo dell’anno seguente si tenne la prima assemblea dei padri dell’Oratorio, a cui la bolla di fondazione riconosceva ampia facoltà di emettere statuti. L’8 maggio 1577 fu deliberata l’elezione di Filippo Neri a preposito della Congregazione, che tuttavia, considerando l’Oratorio uno strumento organizzativo in fieri essenzialmente flessibile, concepito dunque come un processo piuttosto che un rigido ordinamento, finì col rinviare di anno in anno l’elaborazione delle tanto attese costituzioni. Nel 1583 si giunse finalmente a una prima bozza di regole, frutto del lavoro comune di Tarugi e Antonio Talpa, che fu rivista da padre Filippo e infine passata al Bordini, al quale si deve l’ultima revisione del testo, da lui migliorato sul piano stilistico e reso disponibile ai confratelli con il titolo Compendium Constitutionum Congregationis Oratorii. Nel 1588 fu però elaborata una nuova bozza di regole e dopo la morte del Neri, nel biennio 1596-97, se ne preparò addirittura una terza. Proprio mentre ferveva il dibattito interno all’Oratorio sulla fisionomia della Congregazione, Tarugi giunse una prima volta a Napoli il 10 maggio 1584 con il compito di fondarvi l’Oratorio, che governò come rettore fino al 1592, assistito in questo delicato ufficio da padre Talpa e dai più giovani residenti Giovenale Ancina e Francesco Bozio, fratello minore di Tommaso. L’istituzione della casa napoletana rifletteva una chiara aspirazione di Tarugi, che in verità non coincideva del tutto con le aspettative di Filippo Neri: favorire la propagazione dell’Oratorio al fine di contribuire concretamente alla cura animarum e farne un idoneo strumento di riforma della Chiesa, delle diocesi e del clero in stretto accordo con lo spirito e i decreti del Concilio di Trento2.
Il continuo lavoro apostolico condotto a Napoli con Talpa e gli altri padri dell’Oratorio, non soltanto favorì il generale apprezzamento della spiritualità filippina, ma gli conquistò anche la stima del clero locale e la riconoscenza della gente comune, che avrebbe visto con piacere l’elezione di Tarugi alla guida episcopale della città. Lo stesso cardinale Agostino Valier, estimatore dell’Oratorio e autore nel 1591 del Dialogo della gioia cristiana dedicato a Filippo Neri, desiderava «sommamente» la sua nomina ad arcivescovo napoletano, ma tale aspirazione era destinata a rimanere null’altro che un sogno a causa della radicata ostilità degli Spagnoli; del resto, a voler dar credito al Baronio, Tarugi era stato «levato da Napoli» essenzialmente «per raggion (come dicono) di Stato»3. La questione sembrava essere eminentemente politica e anticipatrice della durissima reazione spagnola ai controversi interventi storiografici di Baronio dapprima sulla predicazione iberica dell’apostolo Giacomo e poi sulla polemica giurisdizionale sollevata dalla Monarchia Sicula, che contribuirono a diffondere palpabili sentimenti antibaroniani tra i cattolici di Spagna solo parzialmente placati dalla messa al bando dei suoi Annales Ecclesiastici nei territori soggetti alla Corona di Spagna4.
Eletto arcivescovo di Avignone il 9 dicembre 1592, Tarugi fece rientro a Roma, lasciando il rettorato napoletano a padre Talpa, che lo conservò fino alla morte. La cerimonia di ordinazione episcopale fu affidata al cardinale Alessandro de’ Medici e si svolse il 21 dicembre nella Vallicella. Trasferitosi nella sede di Avignone, l’Oratoriano diede straordinario impulso alla vita spirituale non solo della sua diocesi, ma di tutta la Francia meridionale, grazie a un’azione apostolica di ampio respiro che si trova peculiarmente riflessa negli atti del Concilio provinciale da lui promosso nel 15945.
Nel concistoro tenutosi il 5 giugno 1596, Clemente VIII conferì la porpora cardinalizia a Tarugi e al confratello Baronio. Nel settembre dell’anno seguente fu trasferito da Avignone alla sede arcivescovile di Siena, dove lavorò intensamente fino a tutto il 1606 per ridare impulso all’attuazione dei decreti tridentini, come si rileva sia dalla visita alle parrocchie della diocesi, effettuata nel 1598, sia dagli atti del sinodo provinciale senese indetto nel 15996.
Durante il conclave che doveva eleggere il successore di Clemente VIII, apertosi il 14 marzo del 1605 e subito segnato dall’aspra contrapposizione tra il partito ‘spagnolo’ e quello ‘francese’, Tarugi si distinse per l’autonomia di coscienza, costituendo con Federico Borromeo, Baronio e Bellarmino, amici di una vita, un piccolo gruppo che non nutriva altro interesse se non quello ecclesiale. Durante il conclave si discussero una ventina di papabili, ma i veri candidati furono Alessandro de’ Medici e, in alternativa, Cesare Baronio, entrambi graditi a Enrico IV e da lui caldeggiati ma invisi agli spagnoli, che però detestavano soprattutto il secondo, a cui non perdonavano di essere stato il vero artefice della riconciliazione del sovrano francese con la Chiesa e di aver contrastato gli interessi della Spagna nelle controversie giurisdizionali. Lo storico sorano, appoggiato apertamente – al di là degli schieramenti – da Tarugi e Bellarmino, giunse a un passo dall’elezione, che però gli fu negata dalla strenua opposizione dell’alleanza ‘spagnola’, ragion per cui i cardinali di Sisto V, guidati da Alessandro Peretti di Montalto, fecero convergere i loro voti sul Medici, che tra il 1° e il 2 aprile ascese al soglio pontificio con il nome di Leone XI. Morto questi dopo pochi giorni di pontificato, il 27 aprile, il secondo conclave del 1605 vide la contrapposizione del chiacchierato Domenico Toschi, avversato aspramente da Bellarmino, all’autorevole candidatura del Baronio, sostenuto dal Tarugi e dall’ala più colta del Sacro Collegio, che fu presto sacrificato a beneficio di Camillo Borghese, capace di raccogliere in breve tempo consensi assai ampi, il quale fu eletto il 16 maggio e assunse il nome di Paolo V7.
Superati gli ottant’anni e minato nel fisico da gravi e persistenti problemi di salute, che lo avevano costretto a lasciare il governo dell’arcidiocesi prima del 24 gennaio 1607, Tarugi ottenne da papa Borghese di poter concludere i suoi giorni nell’amata Vallicella, dove morì da semplice oratoriano l’11 giugno 1608. Ai padri della Chiesa Nuova espresse la volontà di essere tumulato sotto il presbiterio della Vallicella, accanto a Cesare Baronio.

L’esperienza spirituale e culturale nell’Oratorio filippino

Dalla copiosa corrispondenza accesa da Francesco Maria Tarugi con gli amici san Carlo e Federico Borromeo – assiduo frequentatore dell’Oratorio, specialmente dal 1586 al 1595 e per tutto il periodo 1596-1601, e legato a padre Filippo da una devozione filiale8 – emerge una straordinaria personalità di religioso capace di associare la vita attiva a quella contemplativa, le opere pastorali a quelle caritative, gli esercizi di pietà all’organizzazione della nascente Congregazione oratoriana. Ma è soprattutto la fraterna amicizia con Baronio – che Guido Bentivoglio giudicò ‘eroica’9 – a evidenziare in modo esemplare i tratti spirituali salienti e le caratteristiche psicologiche di Tarugi, che fu in assoluto una delle personalità più rilevanti tra gli Oratoriani della prima generazione e il maggiore d’età dopo padre Filippo, il quale non gli nascondeva la sua stima più profonda e nel 1586 – in una memoria redatta da Germanico Fedeli sotto dettatura del Neri – lo designò alla sua successione, escludendo per vari motivi sia Bordini sia Talpa10.
Giudicato dal Baronio dux verbi per l’eleganza dell’oratoria, Tarugi ebbe con lo storico sorano un rapporto di totale sintonia e comunanza di vedute. Quando Baronio lo mise al corrente degli screzi sorti con Antonio Gallonio, il quale nel 1592, raccogliendo un debole invito di Filippo Neri, voleva sottoporre a revisione critica gli Annales per correggervi presunti errori, Tarugi non riuscì a frenare la sua collera e censurò la condotta del più giovane confratello. La sintonia tra i due oratoriani si rileva anche nella difficile gestione del caso di Camillo Severini, deferito al Sant’Uffizio per le sue azzardate esegesi scritturali e poi anche incarcerato per cinque anni, lasciato poi al suo destino dallo stesso Neri ma protetto con ragionevole determinazione dal Baronio e da lui affidato alle cure di Tarugi e di Talpa, che lo ospitarono a Napoli in un regime di quasi clandestinità e senza sollevare inutili polemiche, con la speranza di poterlo poi reintegrare nella Congregazione11.
È di Tarugi l’affermazione che con l’Oratorio di Filippo Neri ritornava in vita il volto della Chiesa primitiva, concepito come immagine archetipica di perfezione cristiana. Fin dal suo ingresso nel circolo filippino, Tarugi fu attivamente impegnato nei sermoni dell’Oratorio e in questa pratica «tanto utile al mondo» era considerato primo sermoneggiante con l’amico Baronio12. Gli esercizi pomeridiani dell’Oratorio si svolsero inizialmente nell’antico granaio sopra la chiesa di S. Girolamo della Carità, probabilmente tra il 1554 e il 1555; intorno al 1557, pur conservando la collaudata fisionomia delle origini, queste riunioni assunsero una forma più definita e presero il nome di Oratorio: «et li primi, che cominciorno a sermoneggiare in detto luogo per obedienza del beato Filippo, furno il p. Tarugi et Giovanni Battista Modio, all’hora laici, il Baronio, poi il Bordino, il s.r Ottavio Paravicino, hora cardinale, il p. Germanico Fedeli, m.s Camillo [Severini] et altri»13.
Gli esercizi dell’Oratorio proseguirono in S. Girolamo della Carità fino al 1574, per poi essere trasferiti nella chiesa dei Fiorentini, dove si svolsero per tre anni e fu Baronio a esporvi il 22 febbraio 1577 l’ultimo suo ‘ragionamento’. Il giorno seguente gli esercizi furono spostati in S. Maria in Vallicella, sede definitiva dei padri filippini, che sarà poi resa esente dalla giurisdizione della basilica di S. Lorenzo in Damaso per effetto della Bolla papale Ecclesia S. Mariae in Vallicella, emananata il 1° settembre del 1578. In un programma orario dei ragionamenti dell’Oratorio, non datato ma riferibile ai primordi della comunità filippina, le riunioni si svolgevano da lunedì a venerdì, esclusi sabato e domenica. Baronio parlava il martedì, il giovedì e il venerdì; Bordini ogni giorno; Flaminio Ricci tutti i giorni, eccetto il mercoledì; Angelo Velli nei giorni dispari; Antonio Talpa il martedì e il giovedì; Germanico Fedeli il lunedì; Giovenale Ancina e Giulio Savioli il mercoledì14. Secondo una relazione del Tarugi, che si riferisce ai primi tempi della convivenza alla Vallicella, agli otto oratori settimanali i padri filippini ne avevano aggiunto un nono, «huomo nostro, ma che non cohabita, il signor Silvio Antoniano, che dice ogni giovedì», non a caso inserito dal Valier tra gli autorevoli interlocutori del Philippus, sive de christiana laetitia dialogus15.
Rievocando gli esercizi che si tenevano nella comunità di Napoli ed esprimendo il desiderio che lo spirito dell’Oratorio possa trasmettersi ai posteri, «ché altrimenti si perderebbe, ch’è quanto bene ha la nostra Congregazione», Antonio Talpa afferma il 9 dicembre 1588 di aver assistito a qualcosa di straordinario nel vedere Tarugi e Giovenale Ancina impegnati nei loro «ragionamenti»: «il Padre messer Francesco Maria ha ragionato in sul libro familiarmente, et è stato il primo, e di poi ha ragionato messer Giovenale. Io ne ho sentita tanta consolatione che non potrei dir di più, parendomi di veder l’Oratorio in quella purità e semplicità che soleva essere in San Girolamo»16.

Opere digitalizzate

Fonti e bibliografia

  • Paolo Aringhi, Le vite e detti de’ padri e fratelli della Congregazione dell’Oratorio, Roma, Biblioteca Vallicelliana, ms. O. 58, ff. 81-89.
  • Antonio Cistellini, Il cardinale Francesco Maria Tarugi, arcivescovo di Siena, in “Bullettino senese di storia patria”, 50, 1943, pp. 88-109.
  • Antonio Cistellini, Appunti per la vita del cardinale Francesco Maria Tarugi, in “Memorie oratoriane”, 6, 1977, pp. 6-12.
  • Antonio Cistellini, San Filippo Neri. L’Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità, prefazione di Carlo Maria Martini, 3 v., Morcelliana, Brescia 1989, vol. III, pp. 2405-2406 (Indice dei nomi di persona).
  • Il primo processo per san Filippo Neri nel codice vaticano latino 3798 e in altri esemplari dell’Archivio dell’Oratorio di Roma, edito e annotato da Giovanni Incisa della Rocchetta e Nello Vian, con la collaborazione di Carlo Gasbarri, 4 v., Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 1957-1963 [I: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1595, 1957; II: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1596-1609, 1958; III: Testimonianze dell’inchiesta romana: 1610. Testimonianze «extra urbem»: 1595-1599, 1960; IV: Regesti del secondo e terzo processo. Testimonianze varie. Aggiunte e correzioni alle note dei volumi I-III. Indice generale, 1963], vol. IV, pp. 418-419 (Indice generale).
  • Giovanni Marciano, Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio, nelle quali si dà ragguaglio della fondatione di ciascheduna delle Congregationi fin’hora erette, e de’ Soggetti più cospicui che in esse hanno fiorito, 5 v., in Napoli, per il De Bonis stampatore arcivescovale, 1693-1702, vol. I, 1693, pp. 217-280.
  • Carlo Marcora, La corrispondenza del cardinal Francesco Maria Tarugi col cardinal Federico Borromeo, in “Memorie storiche della Diocesi di Milano”, 11, 1964, pp. 123-175.
  • Carlo Marcora, Corrispondenza tra s. Carlo e Francesco Maria Tarugi, in “Memorie storiche della Diocesi di Milano”, 14, 1967, pp. 231-283.
  • Vittorio Pascucci, Due originali interpreti del rinnovamento post-tridentino: G. Leonardi e F.M. Tarugi, in “Annales Oratorii”, 7, 2008, pp. 71-84.
  • Giacomo Ricci, Del cardinale Francesco Maria Tarugi, in Vita di S. Filippo Neri fiorentino fondatore della Congregatione dell’Oratorio. Scritta già dal p. Pietro Giacomo Bacci … Hor’accresciuta di molti fatti e detti dell’istesso Santo, cavati da i Processi della sua canonizatione. Con l’aggiunta d’una breve notitia di alcuni suoi compagni. Per opera del … f. Giacomo Ricci dell’ordine di S. Domenico …, in Torino, per Bartolomeo Zappata, 1676, II parte, pp. 11-55 [I ed.: Pietro Giacomo Bacci, Vita di S. Filippo Neri … Con l’aggiunta d’una breve notitia di alcuni suoi compagni. Per opera del … f. Giacomo Ricci …, in Roma, appresso Francesco Tizzoni, 1672].
  • Giovannangela Secchi Tarugi, Francesco M. Tarugi “Apostolicus Vir, omni laude praestantior”, in “Oratorium”, 6, 1-2, 1975, pp. 65-84.
  • Stefano Zen, Baronio storico. Controriforma e crisi del metodo umanistico, prefazione di Romeo De Maio, Vivarium, Napoli 1994, p. 446 (Indice dei nomi).
  • Stefano Zen, Oratori devoti, combattenti spirituali, soldati di Cristo. Percorsi della perfezione cristiana in Italia nella prima età moderna, Loffredo, Napoli 2012, pp. 15-45 (cap. I, «L’Oratorio di Filippo Neri e la ‘perfezione’ della Chiesa primitiva»).

Link

Voci correlate

Article written by Stefano Zen | Ereticopedia.org © 2018

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]