Del Giudice, Francesco

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Francesco Del Giudice (Napoli, 7 dicembre 1647 - Roma, 10 ottobre 1725) è stato cardinale, Inquisitore generale di Spagna, membro e segretario della Congregazione del Sant'Uffizio, nonché arcivescovo, abate e signore della Città, Stato e Arcivescovato di Monreale.

Appartenente a una nobile famiglia napoletana di origine genovese e legata alla Spagna, fu nominato protonotario apostolico e referendario della Segnatura apostolica da papa Clemente IX. Sotto Clemente X fu chierico di Camera e governatore di Fano. Sotto Innocenzo XI fu governatore di Roma e presidente dell'Annona. Nominato cardinale il 13 febbraio 1690 da Alessandro VIII, fu molto attivo in Curia e fece parte di diverse Congregazioni, tra le quali quelle del Concilio, dei vescovi e regolari, dei Riti, di Propaganda Fide e del Sant'Uffizio (giurò come cardinale inquisitore il 3 febbraio 1700); fu prefetto della Congregazione dell'Immunità ecclesiastica.

Al servizio alla Curia romana affiancò quello alla monarchia spagnola: il 22 novembre 1701 fu nominato viceré di Sicilia e il 14 gennaio 1704, mentre era ancora viceré di Sicilia - carica che detenne fino al 1706 - fu nominato arcivescovo, abate e signore della Città, Stato e Arcidiocesi di Monreale; nel 1711 fu nominato Inquisitore generale di Spagna, prendendo servizio come tale nel marzo 1712. Fu quindi cooptato nel Consiglio di Stato e nel 1714 fu inviato in missione diplomatica per conto della monarchia spagnola in Francia.

Come Inquisitore generale di Spagna, si occupò del processo contro il vescovo di Oviedo José Fernando de Toro, perseguitato per molinismo (il processo fu trasferito a Roma nel 1716).
La sua presa di posizione contro i privilegi ecclesiastici, a partire da un decreto pubblicato in quanto Inquisitore generale il 30 luglio 1714, fu interpretata come sostegno all’Impero contro la monarchia spagnola e nel settembre 1714, allorché si trovava ancora in missione in Francia, gli fu vietato di rientrare in Spagna e fu costretto a un breve esilio a Bayonne.
Nel gennaio 1715 poté quindi rientrare in Spagna, venendo reintegrato nei suoi incarichi, ma la concorrenza di Giulio Alberoni accelerò il declino della sua influenza a corte. Nel gennaio 1717 lasciò definitivamente la Spagna.

Il suo governo di Monreale coincise in parte con la reggenza sabauda del Regno di Sicilia, 1713-1720, per via degli accordi presi dalle potenze europee durante la pace di Utrech. Premesso che il papato non riconobbe mai gli accordi sanciti nel 1713, ci si poneva all’epoca il problema della gestione dell’Inquisizione siciliana che per logica doveva transitare nelle mani della dinastia sabauda. Tuttavia la mancanza di rapporti diplomatici tra la Santa Sede e Vittorio Amedeo II, avrebbe di fatto reso impossibile la ratifica papale del nuovo Inquisitore Generale. L’accordo fu allora stipulato tra lo stesso Vittorio Amedeo II e Filippo V, in base al quale il Tribunale di Palermo restava legato e dipendente dalla Suprema di Madrid, ma il personale era eletto dal Di Savoia (lo scopo di evitare l’unione delle due inquisizioni sotto l’egida papale è evidente).

Trascorse i suoi ultimi anni a Roma - nel 1721 lasciò la carica monrealese facendo riserva per se stesso di ventimila scudi l’anno dalle entrate dei settantadue feudi appartenenti allo stato monrealese - e fu cardinale-segretario della Congregazione del Sant'Uffizio dal febbraio 1719 fino alla morte avvenuta il 10 ottobre 1725.

Bibliografia

  • Gaetano Millunzi, Serie cronologica degli arcivescovi, abbati e signori della metropolitana Chiesa e dello Stato di Monreale dal Can. Gaetano Millunzi compilata ed offerta a S.E. Rev.ma Mons. Arcivescovo Domenico Gaspare Lancia …, Tipografia Boccone del Povero, Palermo 1908.
  • Nicola Giordano, Girolamo Venero y Leiva e le pergamene della Collegiata del SS.mo Salvatore di Monreale, in “Archivio Storico Siciliano”, Serie III, Vol. VI, 1954, pp. 49-89.
  • Francesco Renda, L’Inquisizione in Sicilia, Palermo 1997.
  • Memorie di Saint-Simon, a cura di Mario Bonfantini, Collana i millenni, Torino, Einaudi, 1951-1973, X, p. 57.
  • Pietro Messina, Del Giudice, Francesco, in DBI, vol. 36 (1988).
  • Herman H. Schwedt, Die Römische Inquisition. Kardinäle und konsultoren 1601 bis 1700, Herder, Freiburg 2017, p. 219.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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