Archinto, Filippo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

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Filippo Archinto (Milano, 3 luglio 1500 - Bergamo, 21 giugno 1558) è stato un ecclesiastico e diplomatico pontificio.

Biografia

In gioventù svolse vari incarichi al servizio dello Stato di Milano sotto il duca Francesco II Sforza, dimostrandosi ben presto di tendenze filoimperiali, cosa che ne fece la fortuna, rendendolo uno degli uomini di fiducia di Carlo V in Italia. Passò nel 1535 al servizio della Santa Sede, accompagnando quell’anno papa Paolo III al convegno di Nizza, prendendo quindi gli ordini ecclesiastici e divenendo uno strettissimo collaboratore di papa Farnese e quindi di Giulio III.

Questi lo inviò nunzio apostolico a Venezia nel 1554. La nunziatura si protrasse fino al 1556. La sua nunziatura fu breve ma non facile. Oltre a far presente ai reticenti governanti veneziani le pressanti richieste di Paolo IV di alleanza contro gli Spagnoli, dovette affrontare anche spinose diverse questioni relative alla persecuzione degli eretici. In particolare, perorò e ottenne l'estradizione a Roma dello studente nolano Pomponio Algieri. Curò anche l'estradizione di Guillaume Postel e Giuliano Nerini. Si occupò inoltre del caso di Aurelio Vergerio, nipote di Pier Paolo, ma con meno successo, trattandosi di un suddito veneto. 

Nel dicembre 1556, su interessamento di Filippo II, l’Archinto fu nominato arcivescovo di Milano da Paolo IV: ma non prese mai possesso effettivo dell’arcivescovado della città, a causa di contrasti con gli ambienti della curia locale, che non si risolsero prima della morte dell’Archinto, avvenuta a Bergamo nel 1558.

Bibliografia

  • Processo Morone2, vol. 1, pp. 152-53, nota 61
  • Giuseppe Alberigo, Archinto, Filippo in DBI, vol. 3 (1961)
  • Daniele Santarelli, La nunziatura di Venezia sotto il papato di Paolo IV: la corrispondenza di Filippo Archinto e Antonio Trivulzio (1555-1557), Aracne editrice, Roma 2010

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Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]