Ermete Trismegisto – Corpus Hermeticum

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

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I testi del Corpus Hermeticum e dell'ermetismo hanno una storia complessa. Le teorie ermetiche risalgono all'epoca dei Tolomei (II secolo a.C.), fiorite probabilmente in ambiente alessandrino. La loro sistemazione scritta tuttavia va dal I secolo al III secolo d.C. L'ermetismo venne discusso da filosofi pagani e cristiani, influenzando sia le filosofie tardo-antiche e sia il nascente cristianesimo.
Il cristianesimo cercò di combattere le dottrine ermetiche dichiarandole eretiche. Infine nel VI secolo sembra che la letteratura ermetica si sia perduta nel nulla. Poi nel XI secolo Michele Psello, erudito bizantino, fa risorgere la tradizione ermetica e il Corpus Hermeticum. Con Psello, si può ritenere conclusa la formazione del corpus che giungerà in Occidente nel 1460.
I dialoghi ermetici vengono presentati come delle rivelazioni di Ermete Trismegisto (Ermete tre volte grande) agli uomini, riguardo la natura divina, l'antropogonia, la cosmogonia, l'escatologia, la filosofia religiosa ed altro.
I personaggio dei testi ermetici, oltre a Ermete stesso, sono Iside, Aslepio, Ammone, Horus, il figlio di Iside e Agathos Daimon (che corrisponde a Kneph). Inoltre soltanto nei dialoghi ermetici appaiono personaggi come Poimandres, Tat e il sacerdote Bitys. Questi dialoghi sono naturalmente ambientati in Egitto. La figura di Ermete Trismegisto è estremamente interessante: Ermete fu identificato dai greci con il dio egiziano Thot (dio egizio Lunare della scrittura). Questa identificazione risale almeno ad Erodoto ed è presente in Platone nel "Fedro" (con il mito di Theut) e nel "Cratilo". Sappiamo quindi che Ermete e Thot erano associati all'invenzione della scrittura, alla medicina, al regno dei morti, alla capacità inventiva, alla frode e all'inganno.
Inoltre sia Thot che Ermete avevano un ruolo demiurgico. I greci vedevano l'Egitto come la terra della conoscenza perduta di un tempo estremamente remoto, quindi il fatto di possedere in lingua greca scritti composti dallo stesso dio Thot (Ermete), dava prestigio ai testi e conferiva loro importanza.
Chiaramente testi scritti dallo stesso dio della conoscenza erano qualcosa di incredibilmente importante e sacro. Una tradizione mitologica dice che l'Ermete dei testi del corpus era nipote del vero Ermete Trismegisto e aveva tradotto dagli originali egiziani gli scritti di suo nonno. Quindi se pensiamo che tutto ciò sia storico il "vero Ermete" sarebbe vissuto poco prima dell'arrivo dei Greci di Alessandro Magno in Egitto. Ma credo proprio che dietro alla figura di Ermete e delle arcane conoscenze dell'Egitto ellenistico, ci sia qualcosa di più importante. Probabilmente esisteva una sorta di setta che custodiva i segreti di Thot, ma allora qual'era la fonte principale delle conoscenze ermetiche? Lo stesso dio? E quando erano nate queste conoscenze?
Ipotizzando che il dio Thot fosse un uomo di eccezionali capacità che alla sua morte fosse stato divinizzato, lo potremmo collocare ai tempi del regno di Osiride. Osiride era a capo di un gruppo di superstiti di Atlantide e delle sue colonie diretti in Egitto circa nel 10000 a.C. Thot-Ermete, secondo Diodoro Siculo, era un grandissimo scienziato che aiutò Osiride nell'opera civilizzatrice in Egitto.

Ecco cosa dice Diodoro nella sua Biblioteca Storica (libro I, 15-16): "Tra tutti - aggiungono - Osiride teneva nel più alto grado di considerazione Ermes, perché fornito di naturale sagacia nell'introdurre innovazioni capaci di migliorare la vita associata.
Secondo la tradizione, infatti sono opera di Ermes l'articolazione del linguaggio comune, la denominazione di molti oggetti fino ad allora privi di nome, la scoperta dell'alfabeto e l'organizzazione dei rituali pertinenti agli onori e ai sacrifici divini. Egli fu il primo ad osservare l'ordinata disposizione degli astri e l'armonia dei suoni musicali secondo la loro natura; fu l'inventore della palestra e rivolse le sue cure allo sviluppo ritmico del corpo umano. Inventò anche la lira con tre corde fatte di nervi, imitando le stagioni dell'anno: adottò infatti tre toni, acuto, grave, medio, in sintonia rispettivamente con estate, inverno, primavera.
Anche i Greci furono da lui educati nell'arte dell'esposizione e dell'interpretazione, vale a dire l'arte dell'ermeneutica, e per questa ragione gli hanno dato appunto il nome di Ermes. In generale Osiride ebbe in lui il suo scriba e sacerdote: a lui comunicava ogni questione e ricorreva al suo consiglio nella stragrande maggioranza dei casi. Invece di Atena, come credono i Greci, sarebbe stato Ermes a scoprire la pianta dell'ulivo."
Come si può capire Ermes era il "factotum" di Osiride.
Ermes svolse ogni genere di mansione e tentò di portare un po' di ordine nel disordine generale causato dalla fine della civiltà. Probabilmente Thot aveva lasciato dei testi dove cercava di preservare il suo sapere, che sono stati tramandati di generazione in generazione, forse, fino all'epoca ellenistica, certamente estremamente diversi dagli originali.

Bibliografia

  • Ermete Trismegisto, Corpus hermeticum, con testo greco, latino e copto, a cura di Ilaria Ramelli, Bompiani, Milano 2005
  • Garth Fowden, The Egyptian Hermes: a historical approach to the late pagan mind, Princeton University Press, Princeton 1986
  • André-Jean Festugière, La révélation d’Hermès Trismégiste, 4 voll., Les Belles Lettres, Paris 1950–1954
  • Antoine Faivre, The Eternal Hermes: From Greek God to Alchemical Magus, Phanes Press, Grand Rapids (Michigan) 1995
  • Giulia Sfameni Gasparro, Gnostica et Hermetica. Saggi sullo gnosticismo e sull’ermetismo, Edizioni dell'Ateneo, Roma 1982
  • Jean-Pierre Mahé, Hermès en Haute-Égypte, 3 voll., Les Presses de l'Universite Laval, Quebec (Canada) 1971-1978
  • Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Bari 1969

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Article written by Guido Del Giudice | GiordanoBruno.com & Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]