Erasmo da Rotterdam

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Erasmo da Rotterdam (Rotterdam, 27/28 ottobre 1467 o 1469 - Basilea, 12 luglio 1536) è stato un umanista, filosofo, pedagogo.

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Vita e opere

Erasmo da Rotterdam si dichiarava umanista e philosophus, ma fu anche teologo e filologo, ebbe molto a cuore la formazione dei suoi discepoli e dei giovani ed auspicò una riforma dell’insegnamento liberale.
Figlio illegittimo di un prete, fu secondo la tradizione battezzato col nome di Geert Geertsz, che più tardi convertì nel nome umanistico di Desiderius Erasmus. Nella sua autobiografia esprime un tenero sentimento per la madre Margherita ed è percepibile la sua ammirazione per la coerenza, la coscienziosità e la cultura del padre Gerardo, che lo indirizzò agli studi liberali, per i quali mostrò una precoce attitudine. A quatto anni frequentò con scarso interesse la scuola elementare (probabilmente a Gouda) e poi la Choir School a Utrecht1; a otto anni si spostò a Deventer insieme alla madre, per frequentarne la scuola, e venne a contatto con l’insegnamento di Alexander Hegius e John Zinthius. Incontrò anche il grande umanista olandese Rudolf Agricola2. Rimase in quella scuola fino alla classe terza. Quand’era appena dodicenne, la peste uccise sua madre e fu costretto a lasciare Deventer. Nell’autobiografia Erasmo ipotizza che il padre, appresa la notizia, sia morto poco dopo a causa del dispiacere. Gerardo aveva istituito tre tutori, tra i quali Erasmo rammenta Pietro Winckel come il principale, il maestro della scuola elementare di Gouda. Questi furono incapaci di amministrare il patrimonio lasciato da Gerardo e nel 1484 mandarono l’orfano nella casa dei Fratelli della vita comune a ’s-Hertogenbosch (Buscum Ducis, Boscoducale, Bois-le-Duc), perché avevano deciso che Erasmo doveva diventare sacerdote anche contro la sua inclinazione. La peste costrinse in seguito Erasmo, già abbastanza istruito e con un buono stile, ad abbandonare Boscoducale. Un tutore era morto di peste, gli altri due volevano che Erasmo entrasse in monastero. Il giovane Erasmo non era contrario alla religio, ma non amava il monastero. La sua riluttanza fu sconfitta, quando incontrò a Steyn (che nel Compendium vitae chiama anche Emaus) Cornelio, un suo compagno di Deventer, che lo persuase ad entrare nel convento dei canonici agostiniani. Era il 1487 e qui ebbe la conferma della sua vocazione letteraria e si appassionò agli studi filologici e alle opere di Lorenzo Valla. Spronò allo studio i suoi compagni, nonostante avesse percepito che quella praticata nel convento di Steyn non era vera devozione, presumibilmente perché ancora lontana dal rigore filologico che egli desiderava.
Fu ordinato sacerdote nel 1492 da Enrico di Bergen, vescovo di Cambrai, del quale per le sue capacità intellettuali divenne il segretario con la sollecitazione dei suoi superiori: il vescovo di Maastricht Jean Hornet (Hoerne), il priore, il generale dell’ordine. Nel 1494 Enrico di Bergen lo spinse a completare la sua formazione teologica a Parigi, dove la salute di Erasmo fu compromessa dalle cattive condizioni in cui viveva. Perciò lasciò Parigi e fu accolto a Cambrai. Si recò anche nel paese natale con l’intenzione di rimanervi, ma i suoi familiari lo tormentavano intollerabilmente e perciò nel 1496 si stabilì a Parigi senza più lo stipendio annuo promessogli da Enrico di Bergen. Qui rimase fino al 1499 come insegnante di latino; incontrò difficoltà nello studio della teologia, che non gli piaceva, probabilmente perché contrastava con la sua indole critica e razionale.
Dal 1499 al 1500 soggiornò in Inghilterra grazie all’invito del suo discepolo e amico William Blount barone Mountjoy e strinse amicizia con gli intellettuali di questo paese. Tra questi John Colet, al quale Erasmo dedicò il suo manuale di stile latino, il De copia verborum ac rerum. Quando stava per tornare in Francia, fu derubato sulla spiaggia di Dover. Ma non se ne lamentò e pubblicò invece un libro in lode dell’Inghilterra e del suo re, guadagnandosi la simpatia degli amici inglesi. Nel 1505 i suoi amici lo richiamarono in Inghilterra con grandi promesse. In questo secondo viaggio diventò amico di Tommaso Moro, al quale poi dedicò l’Elogio della follia. Le promesse degli amici non si concretizzarono.

Dal 1506 al 1509, quand’era circa quarantenne, Erasmo visitò l’Italia, realizzando un suo annoso desiderio. Nel settembre 1506 si addottorò in Teologia all’Università di Torino. Nel novembre del 1506 era a Firenze, quindi passò un anno a Bologna, da dove si recò a Venezia e diventò amico e collaboratore di Aldo Manuzio. Il rapporto tra i due cominciò per iniziativa di Erasmo, che nel 1507 gli scrisse una lettera da Bologna3, dove aveva conosciuto Paolo Bombace, collaboratore dell’editore veneziano. Nella lettera, dopo molti lusinghieri complimenti per l’attività editoriale, Erasmo propone al Manuzio di stampare la sua traduzione di due tragedie dal greco. Come contropartita chiede qualche volume gratuito da regalare agli amici o la vendita di cento o duecento copie ad un prezzo ragionevole. Chiede inoltre notizie sugli autori non comuni in corso di stampa. Nella successiva lettera da Bologna Erasmo dà istruzioni per le correzioni e la stampa4. Aldo pubblicò l’Hecuba e l’Iphigenia in Aulide di Euripide e propose ad Erasmo di stampare anche gli Adagia. Arrivato a Venezia, Erasmo venne accolto molto calorosamente da Aldo, che lo ospitò in casa sua. Nella bottega veneziana Erasmo incontrò i collaboratori di Aldo, Battista Egnazio (Giovanni Battista Cipelli) e il giovane Girolamo Aleandro, con i quali strinse amicizia. Nel laboratorio veneziano Erasmo aveva a disposizione molte opere antiche, con le quali approfondì ed ampliò lo studio per i suoi Adagia. Nel 1508 Aldo Manuzio pubblicò gli Adagia, conferendo ad Erasmo la fama universale di grande umanista. Dalla stamperia veneziana uscirono anche altre opere di Erasmo: l’Elogio della follia, la traduzione dei Dialoghi di Luciano e due Opuscoli. Erasmo restò amico di Aldo Manuzio fino a quando questi morì. Dazzi ritiene che nel dialogo Opulentia sordida dei Colloquia5 venga raccontata l’esperienza veneziana in casa di Aldo Manuzio ed Andrea Torresani di Asolo. Aldo fondò a Venezia, d’accordo con Erasmo6, la Neacademia dei Filelleni o Aldina, attiva in campo filologico ed erudito. La regola stabiliva l’obbligo di parlare greco, le multe pagate dai trasgressori confluivano nel fondo per i banchetti; ogni volta che il pagamento veniva differito, la somma raddoppiava. Tra i membri vi erano, con eramo, Pietro Bembo, Giovanni Monsignori detto fra Giocondo, Marco Musuro, Giovanni Lascaris, Thomas Linacre, oltre che Erasmo ed Aldo stesso come presidente7. Fu un modo per rendere istituzionale la comune impresa, sua e dei suoi amici, di promuovere le buone lettere.

Erasmo trascorse l’inverno del 1508 a Padova, dove fu in contatto con Marco Musuro, professore nello Studio di Padova. Andrea Asolano propose in seguito a Erasmo di succedere al Musuro, che sarebbe diventato vescovo, ma Erasmo rifiutò. In una lettera del 15 ottobre 1518 da Lovanio Erasmo comunica all’amico Ambrogio Leoni la ragione per così dire ufficiale della sua rinuncia, la competizione invincibile con i seguaci del Musuro8. E probabilmente la proposta del veneziano mirava a guadagnarselo come collaboratore nell’attività editoriale9. Da Padova Erasmo scrive ad Aldo, per sollecitare la stampa del suo commento a Seneca, con il quale aveva intenzione di presentarsi nei centri dell’umanesimo italiano10. Malvolentieri lasciò Padova: in un’altra lettera al Manuzio11 maledisse le guerre, perché gli impedivano di godere quella parte d’Italia, che gli piaceva ogni giorno di più: «Male precor bellis istis, per quos non licet nobis ea Italiae parte frui quae mihi in dies magis ac magis arridet».

In viaggio verso Roma Erasmo probabilmente soggiornò a Fratta Polesine e sicuramente nella Ferrara di Alfonso I d'Este e Lucrezia Borgia, in casa del giovane inglese Richard Pace (Ricardo Paceus), dove incontrò alcuni intellettuali: Nicolò Leoniceno, che aveva tradotto alcune opere mediche dal greco; Paolo Bombaci, il collaboratore di Aldo Manuzio, già suo amico durante il soggiorno a Bologna; Celio Rodigino (Ludovico Ricchieri), con cui in seguito ebbe una polemica a proposito degli Adagia. Erasmo portò a Ferrara e mostrò il suo libro, appena stampato dal Manuzio; in seguito Celio Rodigino pubblicò le sue Antiquarum Lectiones, di materia simile agli Adagia, perché condividevano le stesse fonti antiche, ma non citò Erasmo, probabilmente proprio per evitare polemiche.

All’inizio di marzo 1509 Erasmo giunse nella Roma umanista di Giulio II da Siena, dove aveva assistito alla festa del carnevale12. Frequentò Giovanni de’ Medici, il futuro papa Leone X, e fu molto caro a Raffaello Riario, cardinale di San Giorgio in Velabro13. Incontrò il cardinale Tommaso Inghirami, prefetto della Biblioteca Vaticana, conobbe Egidio da Viterbo, esperto conoscitore di greco, latino ed ebraico14, che all’epoca era Priore Generale dell’Ordine Agostiniano e collaboratore di papa Giulio II. Conobbe l’eloquentissimo Thomas Phaedras15. Fu molto amico di Scipione Forteguerri, detto il Carteromaco, e visitò Domenico Grimani, cardinale di San Marco, che aveva in Palazzo Venezia una biblioteca di 8000 volumi e manoscritti greci16. La simpatia tra i due fu immediata, tanto che il cardinale di San Marco divenne suo fedelissimo e insisteva per trattenerlo a Roma. Se avesse conosciuto prima il Grimani, a lui così favorevole e amico, mai avrebbe abbandonato Roma, dichiarò Erasmo17. Ma aveva già deciso di accettare l’invito degli amici inglesi e ai primi di luglio partì. Dopo un soggiorno a Napoli con Alexander Stewart e a Cuma, dove visitò l’Antro della Sibilla, concluse la sua permanenza in Italia18.
L’Elogio della Follia (Εγκώμιον μωρίας seu laus stultitiae), la sua opera più nota e probabilmente ispirata dal soggiorno romano, fu concepita nel 1509 “tornando ultimamente dall’Italia verso l’Inghilterra, per non perdere in chiacchiere da rozzi illetterati tutto il tempo che toccava andare a cavallo”19. La prima edizione dell’opera fu stampata a Parigi, dove nel 1512 Erasmo pubblicò anche il suo manuale di stile latino, il De copia verborum ac rerum.
Su invito di Tommaso Moro Erasmo risiedette nuovamente in Inghilterra fino al 1514, insegnando teologia all’Università di Cambridge. Era stato convinto ad abbandonare Roma dalle magnifiche promesse degli amici inglesi e aveva deciso di rimanere nel regno di Enrico VIII fino alla morte, ma ancora una volta l’Inghilterra deluse le sue aspettative20.
Erasmo tornò quindi nel Continente, stabilendosi nel Brabante, e fu ammesso alla corte di Carlo d'Asburgo (re di Spagna dal 1516 come Carlo I e dal 1519 imperatore col nome di Carlo V), del quale fu creato consigliere nel 1516 per opera del Gran Cancelliere Jean Le Sauvage21. Presumibilmente il suo incarico riguardava le questioni teologiche. Il giovane re era molto devoto, ma aveva anche a cuore i problemi religiosi e condivideva con i sovrani del suo tempo le preoccupazioni per l’unità della fede22. Nel 1515 pubblicò l’Institutio principis christiani, dedicata al giovane Carlo. A Basilea, dove visse dal 1514 al 1529, si consacrò agli amati studi filologici e completò la sua celebre edizione critica del Nuovo Testamento, pubblicata nella città svizzera da Johann Froben nel 1516. La riedizione del 1519 fu utilizzata da Martin Lutero per la traduzione del Nuovo Testamento in tedesco. Nel 1517 criticò nella Querela Pacis le guerre delle signorie in Italia, sottolineando la sua posizione contraria, alla quale riconduciamo la requisitoria contenuta già nel De copia contro i propositi guerreschi di papa Giulio II23. Dal 1517 al 1524 pubblicò le Parafrasi al Nuovo Testamento e fino al 1530 gli scritti sui Padri della Chiesa (tra i quali Ambrogio, Agostino, Girolamo e papa Gregorio Magno).
Nel 1517 su ispirazione di Erasmo fu creato a Lovanio dall’amico Hieronymus van Busleyden (Hieronymus Buslidius) il Collegium Trilingue (Collegium trium linguarum, Collegium Buslidianum): si realizzava la sua idea di uno studio filologico razionale, basato sulla conoscenza delle lingue. Erasmo non vi insegnò, ma vi furono reclutati i migliori professori di latino, greco ed ebraico24.
La Riforma protestante lo colse di sorpresa e inaugurò per lui un periodo difficile, avvelenato da polemiche e sospetti da parte sia dei cattolici e sia dei protestanti25. Nel dicembre 1521 lasciò il Brabante per Basilea. Nel 1522 dava alle stampe un’altra celeberrima opera, i Colloquia familiaria, un duro attacco contro la corruzione dei monaci e del papato ed un’encomiabile saggio di divulgazione filosofica. Al 1524-25 risale la polemica con Lutero sulla libertà dell’uomo: Erasmo fautore del libero arbitrio, Lutero del . Attaccato nel De libero arbitrio del 1524, in cui Erasmo sostiene la libertà del volere, l’ex monaco tedesco rispose con quella che fu forse la sua opera più brillante, il De servo arbitrio del 1525. A questa l’umanista olandese replicò con un’opera insolitamente aspra e violenta, l’Hyperaspistes: Erasmo adottava toni aspri e rancorosi che non appartenevano alla sua attività intellettuale, segno delle difficoltà trascorse in quegli anni. Il primo paradigmatico caso fu Spongia adversus aspergines Hutteni, risposta alla Expostulatio cum Erasmo di Ulrich von Hutten (1523). Per la sua tendenza alla conciliazione e al compromesso Erasmo era considerato troppo protestante per i cattolici e troppo cattolico per i protestanti. Ambedue le parti, come egli stesso scrisse, lo sbranarono malevole, mentre egli voleva soltanto giovare a entrambe e pacificarle26. Acerrimo nemico di Erasmo fu Girolamo Aleandro, suo amico al tempo del soggiorno veneziano, che lo criticò aspramente presso un superiore: Erasmo era il fermento di tutti i mali che affliggevano la Chiesa e incendiava le Fiandre e la Renania. In vecchiaia Erasmo rifiutò addirittura la carica di cardinale, che secondo Manlio Dazzi fu una manovra di Aleandro, per spingerlo a scrivere contro Lutero: ma questo proposito contrastava con l’aspirazione di Erasmo, preservare l’unità e la pace della Chiesa universale. Nonostante queste difficoltà Erasmo rimase fedele alla sua missione di pedagogo e si preoccupò di istruire dettagliatamente nella loro formazione intellettuale i suoi discepoli27.
Nel 1527, dopo la morte del suo editore Froben, Erasmo lasciò temporaneamente Basilea, per recarsi prima nei Paesi Bassi e poi a Friburgo. Nel 1529 Basilea abbracciò la Riforma protestante ed Erasmo lasciò di nuovo la città svizzera per stabilirsi nella cattolica Friburgo in Brisgovia, dove risiedette tra il 1529 e il 1531. Nel 1528 fu pubblicato a Basilea il Ciceronianus, un critica mordace all’imperante tendenza ciceroniana – Erasmo chiama tali imitatori “scimmie di Cicerone” – e un’accorata esortazione alla creatività inventiva e compositiva.
Nel 1531 fece ritorno a Basilea. Il De sarcienda Ecclesiae concordia del 1533 raccoglieva le sue ultime speranze in una riforma graduale della Chiesa e in una riconciliazione tra cattolici e protestanti. Nel 1536 scrisse l’Enarratio Psalmi XIV qui est de puritate tabernaculi sive ecclesiae christianae28 e lo dedicò ad un gabelliere, con il quale era diventato amico durante i suoi numerosi viaggi, di cui parla nella Lettera del 1518 da Lovanio a Beato Renano29. Il 12 luglio 1536 morì a Basilea, sempre più isolato. Fu tumulato nella cattedrale protestante, l’ultima beffa della sorte per il cattolico Erasmo. Una nota autobiografica contro il fato avverso e gli ipocriti nel suo dialogo Amicitia:

… Ed in verità questo non fu temporaneo, addirittura anche oggi ho così in orrore i bugiardi per natura, che dopo averli visti sento agitarsi tutta la condizione del corpo. Qualcosa di simile osserva Omero in Achille, quando dice che i mentitori gli sono altrettanto odiosi, quanto le porte degli inferi. Sebbene sia nato con questa indole, tuttavia sembro per destino [esservi] nato contro, avendo intrattenuto per tutta la vita relazioni con mentitori ed impostori. …

[Neque vero id fuit temporarium, imo et hodie sic horreo natura vanos, vt conspectis illis sentiam totum corporis habitum commoueri. Tale quiddam in Achille notat Homerus, quum profitetur mendaces sibi aeque odiosos, atque ipsas inferorum portas. Hoc ingenio quum natus sim, tamen hoc contra fato natus videor, vt per omnem vitam mihi cum mendacibus et impostoribus fuerit res.]

Un epitaffio nel duomo di Basilea rimanda al suo ultimo luogo di riposo.

Approfondimento storiografico

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Testi on line

Voci correlate

Si ringrazia Achille Olivieri per il sapiente e gentilissimo aiuto.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]