Masini, Eliseo

Eliseo Masini (Bologna, ca. 1570 - Genova, agosto o settembre 1627) è stato un inquisitore domenicano, autore del Sacro arsenale ouero prattica dell'officio della Santa Inquisitione.

Entrò nell'ordine domenicano nel 1584. Fu vicario dell'Inquisizione di Faenza dal 1596 al 1598. Legato ad Agostino Galamini, questi, nominato nel 1604 commissario generale del Sant'Uffizio scelse Masini come suo luogotenente. Nel 1608 Masini fu quindi nominato Inquisitore di Ancona; fu poi Inquisitore di Mantova, fino al 1610, allorché fu trasferito alla prestigiosa sede di Genova. Occupò tale incarico fino alla vigilia della morte, avvenuta tra la fine di agosto e l'inizio di settembre del 1627.
Le note biografiche e i riferimenti archivistici riferentesi alla sua attività di Inquisitore denotano fin dall’inizio una indubbia dedizione e solerzia ma anche una certa libertà di pensiero, preoccupante per i Cardinali della Sacra Congregazione di Roma che spesso lo invitarono al rispetto delle regole. Ma la fama del Masini è legata soprattutto alle opere redatte nel suo ufficio di Inquisitore, soprattutto quello prestato nel prestigioso distretto di Genova; la prima Breve informatione del modo di trattare le cause del S.Officio per li reverendi Vicarii della Santa Inquisitione, istituiti nel serenissimo e catolico dominio della repubblica di Genova e ne luoghi dell’una e dell’altra Riviera (Genova, 1612); e l’altra, che fu il più compulsato compendio dagli Inquisitori del tempo, il Sacro Arsenale overo Pratica dell’officio della Santa Inquisitione (Genova 1621).
A queste opere in effetti è affidata la chiave di lettura del suo pensiero, in special modo alla seconda delle due, il Sacro Arsenale, frutto della sua lunga attività di giudice della fede e, a lungo, unico testo sulla procedura inquisitoriale redatto in volgare per i magistrati del Sant’Uffizio a Roma, destinato a diventare con le sue 10 edizioni (progressivamente ampliate e stampate fino al ‘700) il “manuale più diffuso e di maggior successo dell’Inquisizione romana” (A. Prosperi).
La prima operetta, la Breve informatione (1612) ricalcava una pratica in volgare ad uso dei Vicari del Sant’Ufficio, circolante già dal 1604 e destinata a confluire poi nella sua opera maggiore; il testo era un manuale per i Vicari dell’Inquisizione che avevano un ruolo limitato nel processo inquisitoriale; ne era già stata approntata una prima edizione bolognese nel 1604 (a nome dell’Inquisitore di Bologna, Pietro Martire Festa) e, a Modena, contemporaneamente, Arcangelo Calbetti aveva pubblicato una Sommaria Instruttione sullo stesso genere, seguita nel 1608 dal p. Michelangelo Lerri; mentre a Milano, sempre nel 1608, Innocenzo Granello aveva dato alle stampe la sua edizione.
Ma la fama del Masini è legata soprattutto al suo manuale, che trasse dalla sua esperienza giudiziaria; il successo dell’opera fu immediato, in primis perché andava a colmare un vuoto editoriale grazie al sapiente collage compilato dalla Breve Informatione e dalle lettere circolari che la Congregazione di Roma inviava ai giudici locali delle sedi periferiche, per far conoscere ai singoli uffici dei Tribunali le proprie prescrizioni amministrative e giudiziarie. Fu questa la ragione del suo successo : presentarsi come un vademecum d’ufficio privo del prolisso accumulo di commenti alle fonti bibliche, giuridiche e teologiche che nei primi anni del ‘600 appesantivano i testi di diritto per gli inquisitori; era di fatto un succinto manuale scritto in volgare (lingua d’uso) che voleva perseguire la semplificazione rispetto alle poderose trattazioni del passato mediante l’evidenziazione degli elementi procedurali essenziali, proposti in una forma organica ed essenziale. Era in pratica un’opera succinta che segnò un punto di svolta nella nascita di una nuova metodologia di redazione per i manuali dell’Inquisizione, prototipo di un riuscito “modello” di opere, il compendio, tutte caratterizzate dalla penuria di citazioni e da una spiccata vocazione alla pratica giudiziaria. Di grande rilievo fu l’edizione del 1625 dell’opera, curata dallo stesso Masini, e ampliata nella parte VII (dedicata alla stregoneria) che includeva la traduzione compendiata di un documento inquisitoriale romano che circolava manoscritto già da alcuni anni, l’Instructio pro formandis processibus in causis strigum, sortilegiorum et maleficiorum, breve pratica di grande moderazione ed equilibrio giudiziario assemblata negli ultimi anni del ‘500 da qualche Cardinale stesso del S. Uffizio (forse da Desiderio Scaglia) per contrastare la credulità nei presunti malefici usati dalle streghe e per frenare gli abusi dei giudici nei processi di stregoneria.
Di fatto Masini si fece portatore di una istanza profondamente avvertita negli ambienti moderati della Sacra Congregazione, e mentre ancora si alzavano roghi, il suo pensiero interpretò un’esigenza di equilibrio che segnava una svolta rispetto a un passato non troppo lontano che era stato ossessionato dalla persecuzione alle streghe (anche in Italia, se pure in misura ridotta rispetto ai paesi nordici), un passato “alimentato dalla liturgia della paura e dalla pedagogia del terrore” (A. Cordani). Anche nella tecnica compositiva e nella metodologia compilativa, il Sacro Arsenale si pose come una guida pratica per i giudici dell’Inquisizione, che forniva un’accurata analisi di tutte le procedure necessarie quando l’Inquisitore espletava un atto giudiziario: dalla convocazione dell’imputato, allo svolgimento dell’interrogatorio, alla conclusione del processo.
Nell’edizione del 1625 (che racchiudeva la famosa Instructio) anche la procedura giudiziaria nel processo di stregoneria si presentava più equilibrata, nello spirito che animava il testo in un ritorno al passato e in aperto scetticismo verso le manifestazioni della stregoneria, e indirizzava lo stile giudiziario degli Inquisitori verso il rispetto di rigide norme procedurali che prendevano ampiamente le distanze dalle prescrizioni del Malleus maleficarum ancora imperante in Europa.

Bibliografia

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Article written by Rosa Lupoli | Ereticopedia.org © 2016

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]