Wilbur, Earl Morse

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

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Earl Morse Wilbur (Jericho, Vermont, 26 aprile 1866 - Berkeley, California, 8 gennaio 1956) è stato uno storico e pastore unitariano americano.

Laureatosi nel 1886 presso l'Università del Vermont, studiò quindi presso la Harvard Divinity School, completandovi gli studi nel 1890 e iniziando poco dopo a servire come assistente del pastore unitariano Thomas L. Eliot a Portland (Oregon). Ordinato nel 1892, divenne quindi lui stesso pastore della Chiesa Unitariana di Portland, succedendo a Eliot, di cui sposò nel 1898 la figlia Dorothea. Dopo un viaggio di studi in Europa della durata di un anno, si spostò a Meadville (Pennsylvania), dove fu pastore e insegnò nella Meadville Theological School.
Nel 1904 fu nominato Decano (dal 1911 Presidente) della neo-istituita Pacific Unitarian School for the Ministry, che governò fino al 1931 e dove insegnò fino al 1934 Omiletica e Teologia pratica.

Dedicò studi molto importanti alla storia del movimento unitariano dalle origini cinquecentesche fino all'età contemporanea, compiendo diversi viaggi in Europa per studiare negli archivi e nelle biblioteche (in particolare in Polonia, in Transilvania, in Germania, in Inghilterra, in Italia, in Francia e in Spagna).
I suoi studi rappresentano tuttora una fonte preziosa anche perché poté consultare, specie in Europa orientale, documentazione archivistica che andò distrutta durante la Seconda guerra mondiale. La sua opera Our Unitarian Heritage, pubblicata nel 1925, costituì una pietra miliare e fu ampiamente sfruttata e citata da Delio Cantimori negli Eretici italiani del Cinquecento (1939). Ad essa seguì la monumentale A History of Unitarianism, il cui primo volume fu pubblicato nel 1945 e il secondo nel 1952.

Opere principali

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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