Domenico da Galatrona

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Domenico di Antonio Nepi da Galatrona è stato un curatore, astrologo e indovino attivo negli ultimi decenni del XVI secolo.

Nel panorama dei curatori popolari toscani dei secoli XVI e XVII un posto di rilievo spetta agli stregoni di Galatrona, discendenti di Nepo, il noto mago rinascimentale.
La professione avviata dal capostipite, Nepo da Galatrona, passò per più generazioni a un membro della discendenza maschile della famiglia dei Nepi (cognome come cristallizzazione del nome Nepo) e con la trasmissione del dono transitò anche il prestigio e l’orgoglio della casata.
Si possono ragionevolmente supporre almeno quattro generazioni di curatori che mantennero attiva per oltre due secoli una stazione di cura in Valdambra e un ambito di azione in gran parte della Toscana, dal pisano, al senese, dal fiorentino all’aretino.
Domenico di Antonio Nepi da Galatrona, detto medico, astrologo e indovino, attivo negli ultimi decenni del XVI secolo, fu un terapeuta di notevole prestigio e molto ricercato per le sue capacità di riconoscere e sciogliere le malie. Le carte del Santo Uffizio lo descrivono come capace di saper scrivere, leggere la mano e influenzare la mente altrui.
Non pare che Domenico abbia subito alcun processo da parte dell’Inquisitore di Firenze, che tuttavia si mostrò interessato alla sua fama. Nell’anno 1589 l'inquisitore Dionigi Sanmattei chiese al suo Vicario del Valdarno notizie sul curatore e, nella lettera di risposta, il Vicario relazionò sul rito di guarigione che praticava Domenico: una volta visto il malato o maneggiato un suo panno e conosciuti i sintomi, si serrava in camera, riparato da occhi indiscreti, faceva le sue preghiere e uscendo proferiva il responso e dava la medicina, composta perlopiù da unguenti contenuti in alberelli (vasi per unguenti).
Di straordinario interesse, perché richiama stereotipi stregoneschi, risulta, la testimonianza di Gostanza, la strega di Libbiano. Durante il processo cui fu sottoposta nell’anno 1594 dichiarò di averlo conosciuto mentre operava nell’area pisana e lo descrive con caratteri fisici molto particolari: «un uomo grande, informato bene, vecchio, con barba canuta corta, brutto sguardo, e tutte e dua le volte, sì alla Mont’Achita, sì come al Paese del Diavolo, l’ho veduto vestito di nero».
La presunta maliarda, inoltre per sfuggire alle ripetute torture, assecondò quanto la mente ossessionata del suo accusatore voleva sentirsi dire a proposito della «Città del Diavolo» dove si tenevano i raduni orgiastici delle streghe. Gostanza disse di avervi visto il Galatrona, un vecchio molto carismatico, che lì aveva un ruolo molto importante, anzi faceva il padrone.

Bibliografia

  • Gostanza la strega di San Miniato, processo a una guaritrice nella Toscana medicea, a cura di Franco Cardini, Bari 2001.
  • Oscar Di Simplicio, Autunno della stregoneria. Maleficio e magia nell'Italia moderna, Il Mulino, Bologna 2005.
  • Francesco Sinatti, Il vertice della stregoneria toscana. Il mago Nepo e gli stregoni di Galatrona (secoli XV-XVII), Aska Edizioni, Firenze 2016.
  • Francesco Sinatti, Quando la medicina smise di curare l'anima. Il pluralismo terapeutico nella Toscana di Cosimo I tra magia, empirismo e ossessione diabolica, Accademia Valdarnese del Poggio - Quaderni del Centro Studi e Documentazione del Valdarno Superiore, Montevarchi 2019.

Article written by Francesco Sinatti | Ereticopedia.org © 2020

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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