Distretto inquisitoriale di Catalogna (Barcellona)

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

L'Inquisizione fu presente in Catalogna sin dal XIII secolo, conseguentemente alla presenza di valdesi e di catari sul territorio. Estirpato il catarismo, l'attività inquisitoriale si ridusse al minimo nel corso del XIV secolo e nel XV secolo fu quasi del tutto assente fino alla bolla di Sisto IV che, su richiesta dei Re Cattolici, istituì l'Inquisizione spagnola nel 1478. Le élites catalane si dimostrarono avverse e resistettero alla nascita del tribunale inquisitoriale dipendente dall'Inquisitore generale di Castiglia e di Aragona, che si impiantò comunque a Barcellona nel 1488. Fino ai primi anni del XVI secolo la persecuzione inquisitoriale si diresse soprattutto contro i giudeo-conversi. Durante l'effimera separazione giurisdizionale di Inquisizione di Castiglia e Inquisizione di Aragona dal 1507 al 1518, il distretto inquisitoriale di Catalogna dipese dall'Inquisizione di Aragona. L'attività inquisitoriale in questo periodo rallentò molto, ma riprese con intensità a partire dal 1530 circa, concentrandosi sui protestanti stranieri, in particolare francesi. Zona di frontiera, la Catalogna era permeabile all'immigrazione di esuli religiosi e al commercio di libri proibiti, su cui il tribunale di Barcellona vigilò attentamente. Il tribunale ebbe competenza anche sui reati di sodomia e bestialità (zoofilia) e vigilò sul commercio illegale di cavalli dalla Francia.
Il distretto inquisitoriale di Catalogna, con sede a Barcellona, che non copriva in realtà la totalità della Catalogna stessa (la diocesi di Lérida era sottoposta alla giurisdizione del distretto inquisitoriale di Saragozza; quella di Tortosa al distretto inquisitoriale di Valencia; il territorio della Valle de Arán dipendeva dalla diocesi francese di Comminges e l'Inquisizione spagnola non vi poteva operare), ebbe una storia tormentata, in quanto le sue attività furono sempre assai mal tollerate dalla popolazione e dalle élites locali, che si concretizzarono in varie proteste delle Cortes, che ottennero parziali concessioni da parte della Monarchia (per es. che il numero dei familiari degli inquisitori fosse limitato e che essi non potessero esercitare cariche civili). Nel 1640 la rivolta dei "Segadors" mise in fuga gli inquisitori da Barcellona. Tra il 1643 e il 1652 la Catalogna fu occupata dai Francesi e vi si impiantò un'effimera sede inquisitoriale dipendente dall'Inquisizione romana. Nel 1659 il distretto perse la sua competenza sul Rossiglione e sui Pirenei Orientali, territori divenuti francesi. Durante la guerra di successione spagnola, tra 1705 e 1714 il distretto inquisitoriale si scisse tra una sede fedele a Filippo II (a Tortosa) e una fedele all'arciduca Carlo d'Austria (a Barcellona).

Nel XVII secolo l'attività del tribunale di Barcellona declinò progressivamente e nel XVIII secolo divenne marginale. Soppresso una prima volta nel 1808 durante l'occupazione napoleonica, il tribunale fu rimesso in piedi nel 1814 e definitivamente soppresso nel 1820.

Gli archivi inquisitoriali sono andati quasi totalmente distrutti; solo una piccola parte è sopravvissuta ed è conservata presso la Biblioteca Lea di Filadelfia. A Madrid, presso Archivo Histórico Nacional , si conserva la corrispondenza degli inquisitori di Barcellona con la Suprema.

Bibliografia

  • Joan Bada Elias, La Inquisició a Catalunya (segles XIII-XIX), Barcanova, Barcelona 1992.
  • Elisabeth Balancy, Les immigrés français devant le tribunal de l’Inquisition de Barcelone, in Jean-Pierre Amalric, Gérard Chastagneret (a cura di), Les Français en Espagne à l’époque moderne, Éditions du CNRS, Paris 1990, pp. 45-69.
  • Juan Blázquez Miguel, La Inquisición en Cataluña. El Tribunal del Santo Oficio de Barcelona. 1487-1820, Arcano, Toledo 1990.
  • Ignasi Fernández Terricabras, Catalogna, in DSI, vol. I, pp. 305-306.
  • Eufemià Fort i Cogul, Catalunya i la Inquisició, Ed. Aedos, Barcelona 1973
  • William Monter, Frontiers of Heresy. The Spanish Inquisition from the Basque Lands to Sicily, Cambridge University Press, Cambridge 1990.

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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