Laynez, Diego

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Diego Laynez (Almazan, 1512 - Roma, 19 gennaio 1565) è stato un teologo gesuita, terzo Generale della Compagnia di Gesù.

Diego Laynez nacque nel 1512 ad Almazan, in Castiglia, da Giovanni Laynez e Isabella Gomez de Leòn. Compì gli studi umanistici a Soria e Siguenza, filosofici ad Alcalà e teologici a Parigi ove conobbe Ignazio di Loyola di cui divenne discepolo e collaboratore.
Impossibilitato a partite per la Palestina con i suoi compagni e conclusa l’attività di predicazione ed assistenza ai malati in Veneto, si presentò al cospetto di Paolo III che prima lo incaricò di insegnare teologia scolastica e positiva alla Sapienza di Roma e in seguito lo inviò a Parma e Piacenza con il compito di portare a compimento un’azione di riforma.
Attivo anche a Reggio Emilia (nel 1540), a Padova (1543) e a Brescia (1544), subentrò a Padre Codure nel ruolo di direttore spirituale della figlia di Carlo V Margherita d’Austria mettendosi in evidenza per lo zelo e la lotta a difesa dell’ortodossia.
Nel 1546 Paolo III ordinò che fossero inviati tre membri della Compagnia a Trento per il Concilio e Sant’Ignazio scelse i padri Favre, Salmeron e Laynez, anche se il primo morì improvvisamente e non giunse mai a destinazione.
Quando, il 18 maggio 1546, giunsero a Trento il loro ruolo avrebbe dovuto essere quello di assistere spiritualmente i prelati e i loro seguito, ma ben presto furono ammessi tra i teologi incaricati di preparare gli argomenti per le sessioni successive (in particolare il Laynez partecipò alle sessioni sul peccato originale e sul problema della giustificazione).
Dopo aver lasciato Trento fu attivo a Bologna, Venezia, Firenze, Padova, e in Sicilia (dove giunse su richiesta del vicerè Juan de Vega e del vescovo di Monreale Alessandro Farnese) prendendo parte anche alla spedizione voluta da Carlo V per riconquistare la strategica città di Mahdia, nota anche come Aphrodisium.
Nel 1551 è nuovamente a Trento, inviato da Giulio III al Concilio insieme a Padre Salmeron in qualità di teologi pontifici.
L’anno successivo fu nominato dal Loyola Provinciale d’Italia e ricevette l’incarico di occuparsi del collegio di Firenze ove rimase fino al 1553 quando ricevette l’ordine di recarsi a Genova.
Incaricato, insieme a Padre Nadal, di accompagnare il cardinal Morone alla dieta di Augusta, fece poi ritorno a Roma in occasione dell’elezione di Pio IV il quale, nel 1561, lo avrebbe poi inviato al colloquio di Poissy tra cattolici e ugonotti al seguito del cardinale Ippolito d’Este.
Divenuto Generale dell’Ordine nel 1556 accettò numerose domande di fondazione accrescendo in modo significativo il numero dei membri della Compagnia grazie anche all’appoggio di San Carlo Borromeo e di Pio IV.
Morì a Roma il 19 gennaio 1565.
Sulla natura del suo legame col fondatore della Compagnia interviene Pedro Ribadenera che afferma che il Laynez si recò a studiare a Parigi anche per avere la possibilità di conoscere Ignazio “il quale haveva udito lodare in Alcalà per huomo di molta santità, e di grande asprezza di vita; e piacque à Dio che il primo, nel quale s’incontrò Lainez entrando in Parigi fu Ignatio, e subito se gli diede à conoscere, e presero insieme familiarissima conversatione, et amicitia”.

Bibliografia

  • A. MARTINI, Laynez Diego, in Enciclopedia cattolica, volume VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico – Città del Vaticano, Roma 1951, pp. 819-821
  • P. RIBADENERA, Vita del p. Ignatio Loiola fondatore della religione della Compagnia di Giesù. Descritta dal r.p. Pietro Ribadenera prima in lingua latina, e dopo da lui ridutta nella castigliana, & ampliata in molte cose. E nuouamente tradutta dalla spagnuola nell'italiana da Giouanni Giolito de' Ferrari, In Venetia: appresso il Gioiti, 1586, p. 116
  • M. SCADUTO, Storia della Compagnia di Gesù in Italia. L’epoca di Giacomo Lainez. Il governo, 1556-1565, Roma 1964, pp. 123-165.

Article written by Davide Ferraris | Ereticopedia.org © 2017

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]