De Torres, Cosimo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Cosimo De Torres (Roma, 1584 – Roma, 1° maggio 1642) è stato cardinale, legato pontificio in Polonia e arcivescovo abate e signore della Città, Stato e Arcivescovato di Monreale.

Biografia

Cosimo era di nobile discendenza spagnola, due De Torres già cardinali e Signori di Monreale, e in gioventù si mostrò assai versato per gli studi, conseguendo una laurea a Perugia in utroque iure e in diritto canonico, esercitando la funzione di Protonotaro Apostolico durante il regno di Paolo V da cui ricevette la nomina a Referendario delle due Segnature. Nel 1621 Gregorio XV lo nominò arcivescovo di Adrianopoli e poi gli conferì il titolo di Legato pontificio in Polonia presso la corte di Sigismondo III. Come Legato era schierato al fianco del re polacco nel contrastare la temuta invasione turca, agendo da intermediario tra l’imperatore Ferdinando II d’Asburgo e il re Sigismondo III per mezzo di un’azione politica e diplomatica costante. Altrettanto fu la supervisione dei costumi e delle attività del clero in quel paese, facendo applicare con rigore i dettami tridentini e riducendo la chiesa polacca alla sua autorità.
Nel 1622 fu nominato Cardinale Presbitero con il titolo di S. Pancrazio, pur mantenendo la carica di Protettore del regno di Polonia. Nel 1624, con l’elezione di Urbano VIII, comunicò di voler lasciare la Polonia per fare ritorno a Roma per poi esser nominato arcivescovo di Perugia. Quando professò il proposito di rientrare delle grandi somme personali spese in Polonia, Cosimo De Torres fu nominato da Filippo IV, approvato da Urbano VIII, Arcivescovo Abate e Signore tanto nello Spirituale quanto nel Temporale della Città, Stato e Arcidiocesi di Monreale (3 aprile 1634 - 1 maggio 1642).
Nel 1635 effettuò una visita pastorale in tutta la diocesi monrealese con lo scopo di emendare le storture e le pratiche non conformi alla Dottrina tridentina. Nel 1638 indisse e celebrò un sinodo diocesano che successivamente fu dato alle stampe. Il testo del sinodo è suddiviso in tre parti: la prima riguardante la Fede, i Sacramenti e la Dottrina; la seconda in lingua volgare è in pratica una raccolta di Bolle papali e Decreti tridentini; la terza anch’essa in lingua volgare prospetta una serie di Ricordi e Avvertenze destinati a tutto il clero diocesano. La novità fu che per la prima volta, almeno tra le costituzioni sinodali di Monreale conosciute, il Tribunale della Santa Inquisizione si fa strada ufficialmente all’interno della Diocesi come termine ultimo dell’iter di giudiziario e di condanna per i crimini di Fede non di competenza del tribunale arcivescovile locale a cui spettavano i crimini non connati dall’accusa di eresia. Nel testo sinodale Cosimo mette subito in chiaro i compiti del clero diocesano: denunziare i blasfemi e gli eretici o all’arcivescovo o ai giudici di quel tribunale, pena la loro stessa scomunica ipso facto. Cosimo, conscio dell’altissimo tasso di analfabetismo e ingenuità popolare, evoca una immagine di straordinaria efficacia circa la sorte che spetta a coloro che praticano arti magiche o simili: «Quemadmodum enim viperas, scorpios, aliasque venenatas bestiolas priusquam mordeant, aut faucient, aut etiam se commoveant, sine mora ad primum aspectum occidimus, praecavendo naturalem eorum malizia, priusquam noceant». Stila una lista di casi spettanti al controllo del Sant’Ufficio affinché «[…] tutti li Curati, et altri confessori si sappiano governare con li sudditi, e penitenti […]». In primo luogo gli eretici cioè coloro che professano, più o meno espressamente, altre religioni o vivono secondo altri insegnamenti; coloro che danneggiano immagini sacre, i rinnegati della Fede, gli abusatori dei Sacramenti, quelli che non credono alle tradizioni della Chiesa come il Purgatorio o le indulgenze; e quelli che «tengono, scrivono, leggono o danno ad altri da leggere, o scrivere libri o scritture proibite, come Biblie volgari, Sommarij, Compendij volgari di essa […]». Seguono i fautori cioè coloro che favoriscono, danno aiuto e difendono coloro che sono perseguiti dal Santo Ufficio. Sono da tenersi per fautori anche coloro che pur sapendo non denunciano o testimoniano o nascondono l’eretico, affinché non giunga nelle mani del Tribunale inquisitorio. Colpevoli sono quelli che trattano affari di qualunque tipo con questi ed altrettanto coloro che stracciano, nascondono o bruciano gli editti dell’Inquisizione allo scopo di sottrargli i rei. Ugualmente colpevoli sono coloro che fanno violenza seppur verbale, o inducono altri a farla, sui funzionari o membri di essa o ne rubino gli effetti.
Cosimo Annota una gran quantità di fatti per cui si possono manifestare intenti diabolici su uomini, donne o animali come l’«andare in striazzo» (Sabba), l’uso di ossa ed oggetti di defunto, l’improprio utilizzo di fave, uova e calamite, raffigurando un catalogo di usanze proprie del mondo rurale che può di certo trovarsi in un testo di antropologia e tradizioni popolari. In realtà quanto descritto, in barba alle dichiarazioni del De Torres che vuole la sua Diocesi libera da eretici, mostra la radicata penetrazione di quotidiane pratiche popolari profane legate al mondo naturale in contrasto alle prescrizioni del potere ecclesiastico dominante. Per ultimo riserva i suoi strali ai bestemmiatori ereticali che con le loro affermazioni mettono in dubbio le Verità della Fede: «Quelle (bestemmie), che negano la giustizia dicendo Dio ingiusto, e simili: la provvidenza, dicendo, che Dio non s’impiccia di queste cose basse o con equivalenti parole. […] Bestemmie hereticali proferiscono anche coloro che dicono parole contro la Santa Chiesa, e Santissimi Sacramenti di essa […]».
Con Cosimo De Torres è ormai avviata a conclusione l’epoca della Controriforma monrealese, essendo oramai già da tempo al governo locale la chiesa più integralista ed osservante del rigore tridentino. Cosimo aggiunge di suo che, dal 1638, il Tribunale del Sant’Uffizio è investito di competenza con l’elenco delle reità a questo spettanti, ma sempre dopo l’esame del Tribunale diocesano che aveva la prima competenza in fatto di giurisdizione.
Morì all'età di 58 anni. Fu sepolto nella basilica di San Pancrazio, a Roma, vicino al tumolo del cardinale Ludovico de Torres, suo zio.

Bibliografia essenziale

  • Michele Del Giudice, Descrizione del Real Tempio e Monasterio di Santa Maria Nuova di Monreale. Vite de' suoi arcivescovi, abbati e signori. Col sommario dei privilegj della detta santa chiesa di Gio. Luigi Lello. Ristampata d'ordine dell'illustr. e reverend. monsignore arcivescovo abbate don Giovanni Ruano, Palermo, nella stamperia d'Agostino Epiro, 1702.
  • Gaetano Millunzi, Serie cronologica degli arcivescovi, abbati e signori della metropolitana Chiesa e dello Stato di Monreale dal Can. Gaetano Millunzi compilata ed offerta a S.E. Rev.ma Mons. Arcivescovo Domenico Gaspare Lancia …, Tipografia Boccone del Povero, Palermo 1908.
  • Giuseppe Schirò, Monreale capitale normanna, Palermo 1978.
  • Decreta Synodalia eminentiss. et reuerendiss. d.d. Cosmi s.r.e. cardinalis De Torres Montis Regalis archiepiscopi, & abbatis. Promulgata in Synodo Dioecesana anno 1638. Accesserunt. nonnullae Bullarum, & Trid. Conc. decretorum summae: nonnullae etiam instructiones, admonitiones, ac formulae, in commune bonum vulgari lingua editae, apud Ioannem Baptistam Maringum, Montis Regali 1638.
  • Francesco Renda, L’Inquisizione in Sicilia, Palermo 1997.

Fonti d’Archivio

  • Archivio storico diocesano di Monreale
  • Archivio storico comunale di Monreale

Article written by Antonino Corso | Ereticopedia.org © 2019

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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