Sozzini, Cornelio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Cornelio Sozzini (o Socini), figlio del giurista Mariano Sozzini e fratello di Lelio Sozzini, iniziò con tutta la famiglia ad essere oggetto di attenzione dell'Inquisizione dopo la fuga del fratello Lelio da Bologna nel 1547.
Nel 1559 fu processato in contumacia dall'inquisitore di Bologna Eustachio Locatelli, ma se la cavò senza danni grazie alla protezione di Cosimo de' Medici.
Nel frattempo Cornelio nell'estate 1558 da Bologna era rientrato a Siena accompagnato dal maestro di scuola bolognese Paolo Cataldi, assunto come precettore, ma questi fu arrestato dall'Inquisizione senese e fece il suo nome; pertanto il 17 settembre 1560 Cornelio fu arrestato a Siena, poi trasferito a Firenze e infine estradato a Roma nel marzo 1561. Qui abiurò nel 1562.
Stabilitosi a Bologna, fu interrogato nell'ambito delle indagini contro il fratello Celso Sozzini.
Rientrato a Siena nel 1565 e ottenuta la revoca dell'obbligo di portare l'abitello, nel 1572 subì un nuovo processo a Firenze. Trasferitosi a Venezia, fu arrestato dall'Inquisizione veneziana nel 1578 ed estradato a Roma. L'esito di questo nuovo processo romano, durante il quale Cornelio, passibile di essere condannato al carcere perpetuo, fu sottoposto a tortura, non è noto. Una lettera di Fausto Sozzini da Cracovia del 30 gennaio 1587 che tratta della sua eredità ne attesta la morte precedentemente a tale data.

Bibliografia

  • Valerio Marchetti, Gruppi ereticali senesi del Cinquecento, La Nuova Italia, Firenze 1975
  • Aldo Stella, Ricerche sul socinianesimo: il processo di Cornelio Sozzini e Claudio Textor (Banière), in "Bollettino dell'Istituto di Storia della Società e dello Stato Veneziano", 3, 1961, pp. 77-120
  • Aldo Stella, Dall’anabattismo al socinianesimo nel Cinquecento veneto, Liviana, Padova 1967
  • Michaela Valente, I Sozzini e l’Inquisizione, in Lech Szczucki (a cura di), Faustus Socinus and his Heritage, Polish Academy of Sciences, Kraków 2005, pp. 29-51

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]