Congregazione dell'Oratorio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Le origini della famiglia religiosa risalgono ai primi anni Cinquanta del XVI secolo: all’avvio degli esercizi spirituali dell’Oratorio nella stanza di Filippo Neri, a S. Girolamo della Carità (Roma).
Nel 1564, dopo avere accettato la cura parrocchiale di S. Giovanni dei Fiorentini, padre Filippo, sacerdote dal 1551, volle raccogliervi in comunità il primo nucleo dei suoi discepoli, i vetustiores: Cesare Baronio, Giovanni Francesco Bordini, Alessandro Fedeli, ordinati nello stesso anno, ai quali, nei mesi successivi, si aggiunsero, tra gli altri, Angelo Velli e Francesco Maria Tarugi. Costoro si dividevano tra la cura della chiesa e la partecipazione alle attività dell’Oratorio che, frattanto, dilatava costantemente i suoi partecipanti. Filippo Neri, non lasciò invece il suo domicilio girolamino (vi rimarrà ad abitare fino al 1583, ben oltre la nascita della Congregazione, nel 1575). La famiglia di sacerdoti si dette minime regole di convivenza (1569), ma erano soprattutto gli affetti, il charitatis mutuae nexus e il rapporto stretto con il pater familias che garantivano l’ordinata comunione. Non v’era alcun programma di costituire un nuovo ordine religioso.
Il 15 luglio dell’anno giubilare 1575, il pontefice Gregorio XIII, mediante la bolla Copiosus in misericordia assegnò al Neri e ai suoi padri la chiesa parrocchiale di S. Maria in Vallicella ed eresse la Congregatio presbyterorum et clericorum saecularium de Oratorio, conferendo mandato alla medesima di formulare statuti e ordinamenti conformi ai canoni e alle disposizioni del Tridentino, con la facoltà, dopo averli distesi, di rivederli secondo le necessità e le circostanze.
La Congregazione aveva tratti per molti versi atipici. Era un seminario di preti senza regola speciale. La regola era costituita dal contatto diretto col Neri e dalla frequenza al convitto. L’ufficio proprio dell’oratoriano consisteva nel trattare la parola di Dio in modo familiare, difforme da quello ordinario delle prediche. Annunciare il verbum Domini era il tratto più peculiare del nuovo presbitero.
Filippo Neri, promotore con l’Oratorio di uno strumento flessibile – senza dubbio più un processo che un ordinamento – rinviò di anno in anno l’operazione di dare corpo agli attesi statuti. Finalmente, nel 1583, con il fiorentino ormai riunito ai suoi discepoli, si pervenne a una prima bozza di regole preparata da Tarugi e da Antonio Talpa, rivista da Filippo e messa in buon latino da Bordini con il titolo di Compendium Constitutionum Congregationis Oratorii. Nel 1588, si ritenne però necessario predisporre una nuova bozza e, nel 1596-97, dopo la morte di Filippo Neri, se ne approntò una terza. Ivi, a dispetto delle aspirazioni di quanti da Napoli, oratoriani anch’essi, si facevano fautori di direttive di vita comunitaria più rigide rispetto, ad esempio, alla possibilità dei singoli di possedere beni e denari, di nuovo, figuravano un numero minimo di regole di vita comune, basate sul consenso senza voti. Il succinto dispositivo normativo dichiarava altresì la funzione appena di coordinamento del preposito eletto; riconosceva il diritto dei padri a conservare una larga sfera di libertà personale e le proprietà individuali; ribadiva la completa autonomia di ogni comunità. La diffidenza verso ogni vincolo giuridico in favore del solo charitatis mutae nexus veniva ancora una volta ribadita. Ma il serrato confronto fra le due anime della familia oratoriana – la prima fedele al paradigma delle origini, la seconda fautrice di un’organizzazione di tipo monastico-regolare a garanzia dell’espansione della Congregazione – non si era esaurito. Si protrasse ancora per anni, segnando il dibattito che accompagnò la redazione delle costituzioni definitive. Queste ultime, approvate da Paolo V, mediante il breve Christifidelium quorumlibet (24 febbraio 1612) ed edite dalla Reverenda Camera Apostolica, tracciando un punto di compromesso fra le parti, finirono per depotenziare la proposta del fondatore pur conservandone gli estremi essenziali, come il rifiuto dei voti. Nell’avvenire, quanti avessero respinto siffatto principio avrebbero immediatamente dovuto lasciare la comunità, anche se in maggioranza.
Al 1579, risale la nascita dell'Oratorio di San Severino Marche; nel 1586, venne alla luce quello di Napoli; nel 1585, alla Congregazione fu assegnato il governo dell'abbazia nullius di San Giovanni in Venere. Altre comunità oratoriane sorsero a Fermo, a Palermo (1593), a Brescia (1598), in Veneto, in Umbria e in Piemonte. Nel 1599, Francesco di Sales promosse l'insediamento di una comunità a Thonon-les-Bains (1599). Stando al dettato delle costituzioni del 1612, che sancirono la piena autonomia e indipendenza di ogni singola casa, i sodalizi sorti extra Urbem vennero approvati singolarmente, dietro impegno di accettare i regolamenti ratificati dalla casa madre.
Il paradigma dell’Oratorio di Filippo Neri, nel 1611, ispirò a Pierre de Bérulle la fondazione di una Congregazione parigina, tuttavia mai legata a quella di Roma. Tra XVII e XVIII secolo la spiritualità dell’Oratorio (incentrata sulla carità, il primato delle mortificazioni spirituali su quelle corporali, l'allegrezza di spirito, la semplicità evangelica, il culto eucaristico e la devozione mariana) conobbe larga fortuna, inducendo la nascita di oltre 150 Congregazioni nei Paesi iberici e in Sud America, in Polonia, nelle Fiandre e persino in India. Numerose case, tra la fine Settecento e l’inizio del secolo successivo, furono tuttavia soppresse nella cornice dei provvedimenti governativi di stampo giurisdizionalistico che caratterizzarono la stagione storica. A metà del XIX secolo, il carisma oratoriano conobbe un rilancio e vennero alla luce le comunità di Londra (a opera di John Henry Newman) e Birmingham.
Il fine ultimo della Congregazione è la ricerca della perfezione mediante la libera pratica della lezione evangelica, la convivenza in regime di familiarità e di mutua carità, nella semplicità e nell’orazione. Il ministero sacerdotale oratoriano assegna speciale rilievo al culto liturgico e all'amministrazione dei sacramenti, in specie, in ossequio al legato nerino, a quello della penitenza. Le singole Congregazioni assommano sacerdoti, chierici e fratelli laici che vivono in comune in assenza di voti, di promesse e di giuramenti, osservando le costituzioni. Il loro governo è affidato a un preposito, eletto con mandato triennale rinnovabile, al quale competono, insieme a quattro deputati, le decisioni ordinarie. Quelle straordinarie sono assunte, invece, dall’assemblea generale. Dal 1943 le singole Congregazioni (oggi presenti in molti Paesi europei, in America del Nord e del Sud e in Sudafrica) sono riunite in una Confederazione che ha i suoi organi nella Deputazione permanente, nel Procuratore generale e nel Postulatore generale. I rappresentanti delle Congregazioni formano il Congresso generale celebrato periodicamente. Non si dà un superiore generale della Confederazione. Dal 1958, sussiste invece la carica del Visitatore dell'Oratorio (che in seguito ha preso il titolo di Delegato della Sede Apostolica), eletto dal Congresso generale.

Bibliografia

  • Antonio Cistellini, San Filippo Neri. L’Oratorio e la Congregazione oratoriana. Storia e spiritualità, Prefazione dal card. C. M. Martini, Brescia 1989, 3 voll.
  • Congregazione dell’Oratorio, a cura di E. Caldelli e G. Cassiani, in Libri e biblioteche degli Ordini religiosi in Italia alla fine del secolo XVI, vol. 3, Città del Vaticano 2015, pp. 107-192.
  • Marco Impagliazzo, Le costituzioni dell’Oratorio filippino: il dibattito sulla fisionomia della Congregazione (1575-1612), in «Ricerche di storia sociale e religiosa», XVIII/36, 1989, pp. 159-178.
  • Paolo Prodi, San Filippo Neri: un'anomalia nella Roma della Controriforma?, in Filippo Neri nella Roma della Controriforma, Atti del Convegno di studi (Roma, 2 dicembre 1994), in «Storia dell’arte», 85, 1995, pp. 333-339.

Article written by Gennaro Cassiani | Ereticopedia.org © 2016

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]