Caracciolo, Colantonio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Colantonio Caracciolo (Napoli, ca. 1538 - …, 1577) è stato un nobile napoletano perseguitato dall'Inquisizione.

Figlio di Galeazzo Caracciolo e Vittoria Carafa, ereditò il titolo di marchese di Vico, perso dal padre che si era convertito al calvinismo e si era rifugiato a Ginevra, alla morte del nonno omonimo nel 1562.
Mantenne contatti col padre ed ebbe ampie frequentazioni eterodosse. La sua attività di protezione degli eterodossi napoletani gli attirò la persecuzione del Sant'Uffizio. Fu sorpreso durante una perquisizione in casa mentre bruciava la sua corrispondenza con Gian Francesco Alois. Fomentò i tumulti napoletani contro l'Inquisizione che fecero seguito al rogo di quest'ultimo nel 1564. Fu quindi fatto arrestare dal viceré di Napoli Pedro Afán de Ribera, duca di Alcalà, ed estradato a Roma su richiesta formulata il 7 novembre 1564 dal cardinal Michele Ghislieri, fu rinchiuso a Castel Sant'Angelo. Implicato anche nella falsa denuncia di Ortensio Abbaticchio, riuscì in ogni caso a farsi prosciogliere dalle accuse più gravi, sottoponendosi a una lieve purgazione canonica il 20 marzo 1566. Dopodiché si trasferì a Venezia, dedicandosi all'allestimento di navi per la guerra contro i Turchi e i pirati barbareschi. Morì nel corso di una spedizione contro i Turchi nel Mediterraneo.

Bibliografia

  • Caracciolo, Colantonio, in DBI, vol. 19 (1976)
  • Processo Morone2, vol. III, p. 533, nota 873 (e bibliografia ivi).

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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