Clemente VIII, papa

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini (Fano, 24 febbraio 1536 - Roma, 3 marzo 1605), fu papa dal 1592 al 1605.

Biografia

Carriera fino all'elezione papale

Figlio del giureconsulto fiorentino, poi governatore di Fano, Silvestro Aldobrandini, e di Lisa Deti, si ignorano le notizie biografiche relative alla sua infanzia e adolescenza. Sembra che grazie all'intervento del cardinale Alessandro Farnese, il giovane Aldobrandini intraprese gli studi universitari all'Università di Padova, Perugia e Bologna, laureandosi in giurisprudenza, dopo esser stato allievo del cardinale Gabriele Paleotti.
Sotto il pontificato di Pio V, fu nominato, nel 1568, uditore del camerlengo e nell'ottobre del 1569 uditore di Rota.
Nel 1571 accompagnò il cardinal Michele Bonelli, nipote del pontefice, legato a latere in Spagna, Portogallo e Francia.
Tra il 24 novembre e il 31 dicembre 1580 fu ordinato sacerdote, forse spinto dal suo direttore spirituale Filippo Neri.
Sisto V lo nominò datario Il 15 maggio 1585, e il 18 dicembre dello stesso anno cardinale col titolo di San Pancrazio.
Il 12 giugno 1586 Aldobrandini ricevette la nomina a sommo penitenziere.
Nel concistoro segreto del 23 maggio 1588 venne designato legato a latere in Polonia, in occasione delle lotte di successione al trono dopo la morte di Stefano Báthory.
Al suo ritorno, con la bolla di riforma della Curia romana del 22 gennaio 1588 fu inserito nella Congregazione per la Segnatura di grazia, incaricata di preparare la nuova edizione delle Decretali.
Il 30 gennaio 1592 il cardinale Aldobrandini fu eletto pontefice, grazie ai voti dei cardinali oppositori della Spagna, con il nome di Clemente VIII. La consacrazione come vescovo di Roma avvenne il 2 febbraio 1592 dal decano del Sacro Collegio; il 9 febbraio fu incoronato dal cardinale Francesco Sforza di Santa Fiora, protodiacono di Santa Maria in Via Lata.

Papato

Clemente VIII, durante tutto il suo papato, si impegnò ad attuare una riforma della Chiesa Cattolica.
Il suo risultato più importante fu quello inerente la situazione francese.
Infatti, nel 1585 Enrico di Navarra, pretendente al trono francese, aveva abbracciato il credo calvinista e per questo era stato scomunicato in quanto eretico recidivo e reso inabile al trono da Sisto V. Alla scomparsa dell'ultimo dei Valois, Enrico di Navarra aveva chiesto di poter abiurare e di essere riammesso nel seno della Chiesa, così da essere riconosciuto re da tutti i Francesi. Riconciliatosi quest'ultimo col cattolicesimo, il 25 luglio 1595 Clemente VIII lo riconobbe come legittimo re di Francia. Con l'editto di Nantes del 30 aprile 1598, poi, il cattolicesimo tornò centrale nella politica religiosa francese.
Nel 1592 introdusse, seguendo il modello barnabita, la pratica delle Quarantore, ovvero l'esposizione eucaristica in memoria delle quaranta ore trascorse da Gesù nel sepolcro, in tutte le diocesi, come già avveniva nella diocesi di Milano dal 1527.
Nel 1593 ripristinò diverse leggi, abolite da Sisto V, che vessavano gli ebrei con restrizioni economiche e sociali; tali provvedimenti sarebbero restati in vigore fino al XIX secolo.
In seguito, nel 1594 si assunse la responsabilità di appianare la diatriba nata tra Gesuiti e Domenicani, a causa del De concordia liberi arbitrii cum divinae gratiae donis di Luis de Molina, pubblicato a Lisbona nel 1588, nel quale veniva reinterpretato il rapporto tra libertà individuale e grazia divina, efficace quest'ultima unicamente in virtù dell'impegno della volontà umana e del consenso al bene. Per risolver il caso istituì la Congregatio de auxiliis gratia.
Inoltre ordinò la pubblicazione di una nuova edizione della Vulgata, anche detta Clementina, la revisione del Breviario romano e del Messale romano, e l'edizione del 1596 dell'Index librorum prohibitorum, conosciuto come Indice Clementino, che aggiunse alla precedente edizione opere presenti in altri indici europei successivi al 1564 e ripeteva la proibizione del 1567 di Pio V di stampare opere in volgare.
Nel 1596 impose il divieto ai sudditi degli Stati italiani di risiedere nei luoghi in cui non fosse esercitato il culto cattolico e ai forestieri provenienti da paesi non cattolici proibì di soggiornare in Italia.
Fu artefice della Pace di Vervins, firmata l 2 maggio 1598, che concluse la lunga contesa tra Francia e Spagna, riportando i confini dei due stati a quelli stabiliti nel trattato di Cateau-Cambrésis del 1559.
Nel 1597, grazie all'appoggio di Enrico IV, ottenne che la città di Ferrara entrasse a far parte dello Stato pontificio.
Partecipò regolarmente alle riunioni settimanali della Congregazione dell'Inquisizione, attraverso la quale riprese l'uso delle pene capitali per eresia: in particolare il rogo di Giordano Bruno, la decapitazione della giovane Beatrice Cenci, del fratello Giacomo e della matrigna Lucrezia e, infine, quella di Domenico Scandella detto Menocchio.
Il 17 gennaio 1601, con la firma del trattato di Lione, risolse la disputa tra Enrico IV e il duca Carlo Emanuele I di Savoia.
Sotto il suo pontificato, la Chiesa cattolica tentò di riunirsi con quelle orientali: i legati del patriarca Gabriele di Alessandria fecero professione di fede cattolica a Roma e dichiararono la loro obbedienza, ma il successivo patriarca tornò indietro. Nel sinodo di Brest-Litowsk del 1595, i vescovi Ruteni, presieduti dal metropolita di Kiev, decisero per la riunione alla Chiesa cattolica secondo il decreto fiorentino del 1439. L'unione fu proclamata e attuata nel sinodo di Brest del 1596. Inoltre, provò a ristabilire il cattolicesimo in Inghilterra, ma fallì nel suo proposito.
Fu il mecenate di Torquato Tasso, poeta della corte papale, per il quale il pontefice aveva preparato l’incoronazione in Campidoglio, non avvenuta per la morte stessa del poeta.
Grazie a lui furono costruite, in Vaticano, la Sala del Concistoro e la Sala Clementina, e a Frascati la Villa Aldobrandini, residenza estiva del pontefice progettata da Giacomo della Porta e completata da Carlo Maderno con i giochi d'acqua ideati da Giovanni Fontana. Sotto il suo pontificato, inoltre, fu finalmente completata la cupola della basilica di San Pietro e furono cristianizzati tutti gli obelischi di Roma, ad alcuni dei quali fu anche associata una peculiare indulgenza.
Il suo pontificato fu caratterizzato anche da diversi episodi di nepotismo: favorì moltissimo gli ecclesiastici Pietro Aldobrandini, Cinzio Passeri Aldobrandini e il nipote laico Gian Francesco, che dal 1598 riceveva un'ingente rendita annua di 60.000 scudi, ai quali si aggiunsero poi, tra il 1600 e il 1601, altre elargizioni sui proventi della Camera apostolica per complessivi 190.000 scudi.
Clemente VIII viene anche ricordato per esser il papa del caffè: una leggenda racconta che si oppose alle pressione dei suoi consiglieri che volevano proibire tale bevanda del 'diavolo', poiché di origine mussulmana.

Bibliografia

  • Agostino Borromeo, Clemente VIII in EP, vol. 3 (2000)
  • Ludwig von Pastor, Storia dei Papi dalla fine del Medio evo, vol.  XI, Clemente VIII (1592-1605), Desclée, Roma 1929: ENpt1; ENpt2

Article written by Sonia Isidori | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]