Signorini, Chiara

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Chiara Signorini fu una contadina inquisita per stregoneria a Modena nel 1519.

Residente a Campogalliano, centro abitato vicino Modena, fu accusata dalla sua ex datrice di lavoro, Margherita Pazzani, di aver compiuto alcuni malefici a suo danno.
Dopo aver cercato di fuggire all'arresto, nascondendosi sotto il letto della sua abitazione, fu prelevata da casa e interrogata da Bartolomeo Spina - vicario dell'Inquisitore di Ferrara - nel gennaio e nel febbraio 1519. Durante gli interrogatori, sostenne che le fosse apparsa più volte una misteriosa ed avvenente creatura femminile da lei denominata "nostra domina", figura simile alla Vergine Maria, solita parlarle e consolarla nei momenti più difficili.
Nell'ascoltare le deposizioni, Bartolomeo Spina si convinse che che tali apparizioni fossero di natura diabolica e che Chiara avesse visto il Demonio genuflettendosi davanti a lui. Vista l'ostinazione della donna nel negarlo, lo Spina la sottopose ad una serie di interrogatori lunghi e serrati ricorrendo, infine, alla tortura. Chiara, a quel punto, fu costretta a confessare cioè che l'inquisitore si aspettava.
Il processo si concluse con una dichiarazione di pentimento di Chiara Signorini e con la conseguente condanna al carcere perpetuo.

Bibliografia

  • Carlo Ginzburg, Miti, emblemi, spie: morfologia e storia Einaudi, Torino 1986, pp. 3-28
  • Domizia Weber, Sanare e maleficiare. Guaritrici, streghe e medicina a Modena nel XVI secolo, Carocci, Roma 2011, p. 156

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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