Dumoulin, Charles

Charles Dumoulin (Parigi, 1500 – Parigi, 27 dicembre 1566) è stato un giurista francese poliedrico, celebre non solo per i suoi studi romanistici e per la prima critica erudita del Decreto di Graziano (Lione 1554) ma, soprattutto, per i suoi scritti di diritto consuetudinario francese.
Charles Dumoulin (Molinaeus), nato a Parigi nel 1500, fu per qualche tempo avvocato nel Parlamento di Parigi; in seguito si dedicò alla vita scientifica (per la quale era più versato).
Giureconsulto eclettico ma di carattere polemico, prese parte alle lotte religiose e al movimento giurisdizionalista della Francia del suo tempo, scelta che gli costò una vita travagliata e la messa all’Indice delle sue opere – in alcune delle quali attacca la Curia romana e la recezione dei canoni del Concilio di Trento, oltre che la fondazione delle scuole dei Gesuiti. Si ricordi che la volontà di accettare e attuare i decreti tridentini – in effetti – fu tutt’altro che scontata, al punto che il dilemma si concretizzò nel 1564, quando da Roma si inoltrarono gli inviti agli Stati europei ad impegnarsi per la loro attuazione. Fu proprio allora che Dumoulin si fece portavoce della dissidenza calvinista, combattendo la recezione dei canoni del Concilio di Trento (nel suo Conseil sur le faict du concile de Trente, Lione, 1564), in aperta polemica con la Curia romana.
Insigne romanista e precursore dell’edizione critica dei testi di diritto canonico, deve però la sua autorevolezza soprattutto all’opera di raccolta e commento delle consuetudini francesi (coutumes) che, precorrendo i tempi, propose di ridurre ad unità.
Morì il 27 dicembre 1566.

Bibliografia

  • Voce Dumoulin, Charles in Novissimo Digesto italiano, vol. 6: Dit-Fall, Unione tipografico-editrice torinese, Torino 1960, p. 324.
  • Adriano Prosperi, Il Concilio di Trento: una introduzione storica, Einaudi, Torino 2001, pp. 95-97.

Testi on line

Links

Article written by Nunzio Ciullo | Ereticopedia.org © 2017

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]