Celestino da Verona

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Celestino da Verona, al secolo Giovanni Antonio Arrigoni, è stato un eretico condannato a morte dall'Inquisizione romana nel 1599.

Frate cappuccino, anche se potrebbe aver rivestito l'abito abusivamente (cioè senza appartenere all'ordine), subì un primo processo inquisitoriale a Verona, sottoponendosi all'abiura "de vehementi" il 17 febbraio 1587. In seguito fu di nuovo incarcerato e trasferito in prigione a Venezia, dove nel 1592-93 ebbe occasione di frequentare Giordano Bruno.
Confinato quindi in un convento cappuccino a San Severino Marche, in territorio ecclesiastico, il 5 giugno 1599 compì il gesto clamoroso di autodenunciarsi alla Congregazione del Sant'Uffizio e di richiedere la sua convocazione a Roma, che ebbe luogo poco dopo. In quanto relapso Celestino non poteva che andare incontro ad una sentenza di morte, ma egli rifiutò anche ostinatamente ogni pentimento per cui fu condannato come "impoenitens et pertinax haereticus" (sentenza del 24 agosto 1599). Fu bruciato vivo all'alba del 16 settembre 1599.

La sua vicenda si intreccia con quella di Giordano Bruno, con la cui teologia (ma anche e forse ancor di più con quella sociniana) pare che le sue idee religiose avessero significativi punti in comune. Celestino infatti negava il fatto che Cristo avesse redento l'Umanità, il che ha fatto anche pensare a un contenuto anti-cristiano delle sue dottrine.

Bibliografia

  • Luigi Firpo, Il processo di Giordano Bruno, a cura di Diego Quaglioni, Salerno, Roma 1993
  • Valerio Marchetti, Celestino da Verona, in DBI, vol. 23 (1979)

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]