Mattei, Caterina

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444


Caterina Mattei da Racconigi (1486-1547) fu una terziaria domenicana, mistica e profetessa piemontese, beatificata nel 1808. A causa dei suoi doni taumaturgici, dei voli magici e del lume soprannaturale la sua fama si diffuse rapidamente. Fu definita dai contemporanei “masca [strega] di Dio”.

Contesto storico

La storia di Caterina Mattei inizia prima che la Riforma protestante arrivi in Italia, dove sono già presenti tensioni religiose causate da fenomeni di lungo corso: la tradizione anticlericale, la diffusione di inquietudini profetiche e millenaristiche, l’affermarsi del pensiero umanistico e del platonismo rinascimentale, il richiamo al cristianesimo delle origini, istanze riformatrici provenienti da chierici e laici e motivate dalla grave crisi in cui l’istituzione ecclesiastica precipita tra Quattrocento e Cinquecento. La leggenda agiografica di Caterina viene stilata tra il 1515 e il 1548, ovvero in un momento di intensificazione di tali spinte dissenzienti che precede e accompagna la crisi luterana ma da essa è esasperata. Sebbene le agiografie della beata Mattei non asseriscano apertamente la necessità di una revisione dei dogmi della Chiesa in senso erasmiano, luterano o calvinista – anzi già a fine Cinquecento la figura di Caterina verrà riletta in chiave anti-riformistica e anti-luterana1 – di certo il loro messaggio è irriducibile a una contrapposizione netta tra protestantesimo e cattolicesimo, Riforma e Controriforma, eresia e ortodossia.

Fonti

La prima fonte di cui siamo in possesso è il manoscritto agiografico del frate domenicano Gabriele Dolce, concluso con la collaborazione di padre Domenico Onesto nel 1525 e intitolato Vitta et legenda admirabile. La seconda fonte è il Compendio delle cose admirabili, che contiene elementi agiografici ma presenta una commistione dei generi del trattato e della dissertazione. Vergata nel 1533 dal conte Gianfrancesco Pico della Mirandola, nipote del più noto Giovanni Pico e assiduo frequentatore della santa viva, il Compendio narra le vicende straordinarie di cui Caterina è protagonista. Non sono pervenute lettere né scritti personali di Caterina. Qualche conferma dei fatti riportati nelle agiografie arriva dalle poche informazioni che si ottengono dai tre testamenti rimasti. Redatti in lingua latina nel 1516, 1535 e 15462, essi sono un documento di straordinaria rilevanza per cogliere alcuni particolari della vita materiale di Caterina: quali sono i suoi averi, chi sono le consorelle più fidate, i confessori, i luoghi a cui è legata. Dai testamenti emerge con forza un’immagine di Caterina come un soggetto attivo, consapevole del suo potere di intervenire sugli equilibri tra le varie comunità religiose locali. Nell’ultimo testamento, dettato poco prima di morire, la disposizione di spostare il suo luogo di sepoltura da Racconigi a Garessio rivela una frattura all’interno dell’ordine domenicano. Tale frattura sfocerà effettivamente, poco dopo la morte di Caterina Mattei, in una causa legale tra le comunità religiose locali per stabilire chi dovesse custodire l’eredità spirituale e materiale della futura beata.

Cenni biografici

Sin da subito la vita eccezionale di Caterina Mattei incrocia il destino turbolento delle élites politiche piemontesi a cavallo tra il XV e il XVI secolo. La nascita della profetessa nel 1486 si colloca in un «tempo di tribulationi et guerra in quelle parti»3, poiché proprio in quell’anno il castello di Racconigi, paese natale di Caterina, viene assediato e conquistato da Carlo I di Savoia, in conflitto con la nobiltà piemontese e in particolare con Claudio, Signore di Racconigi. Egli diverrà il principale protettore di Caterina e contribuirà a diffonderne la fama di profetessa di corte.
Di umili origini, Caterina è figlia di Bilia Ferrari e Giorgio Matheis e ha due fratelli maggiori, che presto andranno via di casa per cercare fortuna. Già da giovanissima, è messa a lavoro insieme alla madre, a «tessere bindelli di seda sive cordello»4. A cinque anni ha la prima visione di Cristo. A sette anni, la beata incontra nuovamente il suo «sposo prediletto» e da lui riceve la prima comunione, un calice pieno di sangue, il simbolo dell’«amara passione» di Cristo che Caterina sperimenterà d’ora in avanti per mezzo di dolori atroci e malattie. L’agiografia domenicana narra che a dieci anni tre eventi si verificano contemporaneamente: il primo scontro con il demonio, la rivelazione del suo futuro voto di castità, l’inizio di «digiuni et abstinentie»5.
Il suo ingresso nel terzo ordine domenicano avviene piuttosto tardi, ovvero nel 1514, all’età di 28 anni. Attraverso questo rito iniziatico, la beata si allontana dalla madre e dalla famiglia – e progressivamente anche dal paese natale – senza però legarsi alla vita monastica, ma abbracciando la vita in comune con altre terziarie domenicane. Dopo il primo confessore servita, Caterina sceglie come padre spirituale il domenicano Domenico Onesto da Bra. Dal racconto agiografico traspare però come inizialmente il frate nutra una certa diffidenza per i doni mistici della sua devota sospettandola preda di una «qualche illusione diabolica». L’iniziale riluttanza da parte di fra Domenico a riconoscere il dono divino di Caterina tradisce un atteggiamento di ambivalenza che l’intero ordine domenicano assume nei confronti delle sante vive. La supervisione da parte dei frati Domenico Onesto, Gabriele Dolce, Agostino da Reggio e Pietro Martire Morelli è essenziale a garantire che Caterina da Racconigi non oltrepassi la frontiera tra santità e stregoneria e che le sue profezie non veicolino messaggi eretici.
A due anni dalla morte del suo protettore Claudio Signore di Racconigi, nel 1523 il suo successore Bernardino emana un decreto di esilio per Caterina, forse allo scopo di riportare la pace in una città messa a soqquadro da strenue lotte intestine. Insieme alla consorella Osanna Capelli, la beata si trasferisce a Caramagna, scelta forse non solo per la disponibilità di un alloggio ma anche per la sua lontananza dai conflitti che scuotono la terra natia e dalle strette maglie del controllo domenicano. Frequenti sono in questi anni gli spostamenti di Caterina presso varie corti piemontesi, presso il borgo di Garessio, da cui proviene l’ultimo confessore Pietro Martire Morelli, e presso il castello di Gianfrancesco Pico a Roddi d’Alba, dove Caterina si reca talvolta per lunghi periodi.
Forse a causa di inimicizie tra l’ordine domenicano e l’ordine servita a Racconigi, tra il 1510 e il 1514 Caterina Mattei viene accusata di eresia e invitata a comparire a Torino per il processo. Immediatamente scagionata6, viene poi ricevuta dall’arcivescovo della città, dal duca Carlo II e dalle dame della famiglia Savoia. Il processo ha dunque un effetto di amplificazione estrema della fama sanctitatis di Caterina, che deborda dai confini locali per assurgere a fenomeno di rilevanza regionale e nazionale, fino a Nizza e alle province emiliano-romagnole, da cui provengono in molti per farle visita a Racconigi. Il processo contro Caterina è probabilmente una delle misure messe in atto da parte dei vertici della Chiesa, domenicani inclusi, per tenere a bada, circoscrivere, o stemperare le istanze di riforma e di rinnovamento portate avanti da Caterina per mezzo delle sue profezie politiche. Tali profezie sono particolarmente critiche della condizione di corruzione e ignoranza in cui versano le istituzioni ecclesiastiche e auspicano la renovatione della Chiesa romana, mentre al contempo presagiscono le sventure che il popolo cristiano e soprattutto la gerarchia spirituale subiranno se non cambieranno la propria condotta.
Specialmente dopo il processo per stregoneria ed eresia, la sua rete di relazioni si amplia. Nel 1518 si reca dai marchesi di Saluzzo, Michele Antonio e sua moglie, mentre l’arcivescovo di Torino Claude de Seyssel, autore di La monarchie de France, la visita nel 1514 e nel 1519. Anna d’Alencon, marchesa del Monferrato, assiste ai doni mistici della beata e la invita con tutti gli onori a palazzo, ricevendone in cambio «conforto et allevamento di affanni»7. Gli incontri di Caterina coinvolgono anche uomini e donne defunti, come nel caso dell’apparizione di Claudia, moglie di Francesco I da poco passata a miglior vita, nel giorno di Sant’Agata (il 5 febbraio).
Importante e problematico è il savonarolismo di Caterina. Non appena le visioni profetiche di Caterina appaiono chiaramente a favore della santità di Gerolamo Savonarola, le critiche contro di lei si fanno più aspre. In breve tempo, il vicario generale della congregazione domenicana di Lombardia proibisce ai frati di Caramagna e dintorni di farle da direttori spirituali o di somministrarle i sacramenti. Il periodo che segue il processo per eresia e stregoneria e il successivo trasferimento a Caramagna è segnato dall’inasprirsi del rapporto tra Caterina e la gerarchia domenicana, tanto che si moltiplicano le ingiunzioni a interrompere la comunicazione tra la beata Mattei e i frati domenicani che ne diffondevano la fama sanctitatis.

Santa e strega

Caterina Mattei incarna la difficoltà di separare religione e magia, ortodossia ed eterodossia che è alla base della storia della diffusione dei movimenti ereticali in Italia. L’ispirazione divina di Caterina si sovrappone con il suo supposto potere stregonesco, che il filtro della fede distingue dall’eresia: tra stregoneria e misticismo si instaura un rapporto dialettico. Contrariamente all’immaginario di opposizione speculare tra un modello di santità femminile e il mito della strega, la terziaria domenicana fonde entusiasmo religioso e possessione estatica, mettendo a nudo la labilità del passaggio «da spose di Cristo a mogli del diavolo, da adoratrici del Corpo di Cristo a dispregiatrici dell’eucarestia, da taumaturghe a malefiche»8. Chiaramente ispirati all’immaginario dei voli notturni di streghe e stregoni, «eco stravolta di un culto estatico di tradizione celtica»9, i viaggi invisibili di Caterina si distinguono però da essi in quanto sono causati dall’azione degli angeli, non dei demoni. Caterina è la profetessa e la strega di Dio che riconnette l’aldilà con il presente terreno e combatte, sostenuta solo dalla fede, gli adoratori di Erodiade che infestano la penisola.

Bibliografia

  • Eleonora Cappuccilli, La strega di Dio. Profezia politica, storia e riforma in Caterina da Racconigi, Aracne, Roma 2020.
  • Carlo Ginzburg, Storia notturna: una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino 1996.
  • Tamar Herzig, Le donne di Savonarola. Spiritualità e devozione nell'Italia del Rinascimento, Carocci, Roma 2014.
  • Elisabetta Lurgo, La beata Caterina da Racconigi fra santità e stregoneria: carisma profetico e autorità istituzionale nella prima età moderna, Nerbini, Firenze 2013.
  • Elisabetta Lurgo, La "Vitta e legenda admirabile" di Caterina da Racconigi di Gabriele da Savigliano OP e Domenico da Bra OP (1525 ca.), Istituto storico domenicano, Roma 2008.
  • Gianfrancesco Pico, Compendio delle cose mirabili di Caterina da Racconigi, a cura di Linda Pagnotta, Olschki, Firenze 2010.
  • Gabriella Zarri, Caterina da Racconigi, in Elio Guerriero, Dorino Tuniz (a cura di), Il grande libro dei santi. Dizionario enciclopedico, diretto da C. Leonardi, A. Riccardi, G. Zarri, Vol I A-F, San Paolo, Cinisello Balsamo 1998, pp. 390-394.
  • Gabriella Zarri, L’età rinascimentale, in AA. VV., Storia della santità nel cristianesimo occidentale, Viella, Roma 2005, pp. 223–260.

Article written by Eleonora Cappuccilli | Ereticopedia.org © 2018-2020

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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