Capilupi, Camillo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-88-942416-0-0 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Camillo Capilupi (Mantova, 31 agosto 1531 – Mantova, 4 dicembre 1603) fu prelato, diplomatico, scrittore.

Cenni biografici

Figlio di Camillo e di Lucrezia da Grado, appartenne a una delle più prestigiose famiglie mantovane. Settimo di undici figli, dopo gli studi nella città natale e a Padova, prese gli ordini minori e ottenne un canonicato. Fu lo zio paterno, Ippolito (1511-1580), a introdurlo alla carriera diplomatica, chiamandolo a Roma, al suo fianco, dopo la morte del duca di Mantova Francesco I (1550). Nell'autunno del 1552, Camillo Capilupi dette avvio al proprio carteggio con il cardinale Ercole Gonzaga (1505-1563); con acume e solerzia, avrebbe corrisposto con la corte mantovana per quasi mezzo secolo.
Nel 1554, fu al seguito di Ferrante Gonzaga (1507-1557), a Bruxelles; si recò poi a Parigi, presso Luigi Gonzaga (1539-1595), il futuro duca di Nevers. Nel 1555, fu di nuovo a Roma e seguì l’andamento dei due conclavi tenutisi quell’anno. Già cameriere segreto di Pio IV, nel 1561, quando Ippolito Capilupi venne nominato nunzio a Venezia, ne assunse le incombenze, quale agente a Roma del cardinale Ercole Gonzaga. Nel 1566, reintegrato da Pio V nell’ufficio di cameriere segreto, da lui momentaneamente perduto nel 1564, esercitò le mansioni di segretario e di confidente del Ghislieri, fungendo da efficace tramite tra Mantova e la curia.
La strage della Notte san Bartolomeo, nel 1572, e i dibattiti che ne seguirono, indussero Capilupi – ispirato in ciò dal cardinale di Lorena, Carlo di Guisa (1554-1611) – a dare corpo a una ricostruzione degli avvenimenti occorsi che impedisse un eventuale, futuro riavvicinamento tra la monarchia e i riformati. Nel suo fortunato opuscolo intitolato Lo stratagema di Carlo IX re di Francia contro gli ugonotti rebelli di Dio et suoi (edito, nello stesso 1572, «per gli heredi di Antonio Blado»), il prelato fornì un’interpretazione encomiastica del comportamento del sovrano, ignorando il ruolo in definitiva marginale giocato dal re rispetto a quello ricoperto nella vicenda da Caterina de’ Medici e decantando la lungimiranza del monarca nel concepire un disegno repressivo preparato da un espediente dilatorio: gli accordi del 1570 con i riformati. In seguito, Capilupi si dette a comporre un più vasto elaborato intitolato Origine e cause delle eresie che, tuttavia, non venne mai alla luce.
Morto Ippolito Capilupi (1580), Camillo ne ereditò le funzioni di agente romano di Giovanni III Vasa (1537-1592), re di Svezia. Nello stesso anno, papa Gregorio XIII lo inviò in missione a Mantova, per frapporre la mediazione pontificia al crescente attrito con la Repubblica di Venezia. A seguire, continuò ad affiancare alle incombenze curiali, l’onere di rappresentare i Gonzaga a Roma e fu più volte chiamato a smussare le contese connesse alle rivendicazioni giurisdizionali del duca Guglielmo (1538-1587). Non comune fu la conoscenza del mondo politico romano in possesso a Capilupi e così pure la sua capacità di interpretare gli orientamenti del collegio cardinalizio e di prefigurare le mosse delle diverse fazioni in curia. Nel 1585, ottenne da Sisto V la carica di protonotario apostolico e anche durante il pontificato di papa Peretti si distinse come un attento osservatore della vita di corte. Di rilievo fu il ruolo da lui esercitato al fianco di Sisto V nel corso della crisi francese, sullo sfondo degli eventi che segnarono il 1588-1589, dall’assassinio dei Guisa (23-24 dicembre 1588) al monitorio papale a Enrico III (24 maggio 1589); al regicidio dell’ultimo Valois (I agosto 1589) e all’ascesa al trono dell’eretico Enrico di Navarra. Gli elaborati di Capilupi lumeggiano i dibattiti curiali e gli oscillanti atteggiamenti del pontefice, in quei mesi convulsi. A Parigi, presso la Bibliothèque Nationale de France, si conserva una ricca porzione del suo carteggio con il duca di Nevers. Quest’ultimo attesta il supporto offerto dal prelato a Ludovico Gonzaga, durante la vicenda giudiziaria patita dal procuratore romano dello stesso Gonzaga Camillo Volta e così pure nel corso della legazione condotta dal duca a Roma, tra il novembre del 1593 e il gennaio del 1594, allo scopo di ottenere da Clemente VIII la ribenedizione di Enrico IV, tornato al cattolicesimo il 25 luglio del 1593. La documentazione lo rappresenta all’opera, in sinergia con i padri dell’Oratorio della Chiesa Nuova, quale fautore di una pacificazione delle relazioni tra la Santa Sede e il Borbone.
Capilupi non riuscì a portare termine il progetto di comporre una storia «delle cose notabili de’ nostri tempi». Né sorte migliore ebbe la sua «storia delle guerre turchesche», nella quale intendeva mettere a profitto la propria diretta conoscenza degli aspetti politici e diplomatici dell’impresa di Lepanto (7 ottobre 1571) e i ricordi raccolti da diversi protagonisti della battaglia, primo fra tutti Marco Antonio Colonna. Si deve invece a Virginio Prinzivalli, nel 1898, l’edizione del capilupiano Trattato come il ducato di Ferrara tornasse sotto la Sede Apostolica per la linea finita della casa estense legitima nel Pontificato di Papa Clemente VIII, lavoro, quest’ultimo, che offre una testimonianza diretta dei tentativi operati presso Gregorio XIV e Clemente VIII dal duca Alfonso II e dall'imperatore Rodolfo II d’Asburgo per assicurare a Cesare d’Este la successione. Non pubblicata è invece la relazione intitolata Ragioni che ha la Sede Apostolica sul feudo di Ferrara, riconducibile al 1597.
Ritiratosi a Mantova nel 1599, circondato dalle imponenti collezioni d’arte che egli e suo zio Ippolito avevano raccolto durante il loro lungo soggiorno romano, il protonotario si spense il 4 dicembre 1603.

Fonti e bibliografia

  • Camillo Capilupi, Lo stratagema di Carlo IX re di Francia contro gli Ugonotti rebelli di Dio et suoi […], per gli heredi di Antonio Blado stampatori camerali, in Roma 1572.
  • Gaspare De Caro, Capilupi, Camillo, in DBI, vol. 18 (1975)
  • Gennaro Cassiani «Il nostro re, e sua christianissima maestà». Novità su Tommaso Bozio dinanzi all’istanza di riconciliazione di Enrico IV, in «Rivista di storia della Chiesa in Italia», LXVIII (2014), pp. 387-409.
  • Gennaro Cassiani, On a mission for the Duke of Nevers. Ludovico Gonzaga’s Roman Agents and Henry IV’s Papal Absolution (1589-95), in «The Journal of Baroque Studies», in corso di stampa.
  • Gennaro Cassiani, Il caso Volta. La rottura tra Sisto V e il duca di Nevers nell’estate del 1589, in «Quaderni eretici/ Cahiers Hérétiques», V/2, 2017, pp. 31-74.
  • Barbara Furlotti, Le collezioni Gonzaga. Il carteggio tra Roma e Mantova, 1587-1612, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2003, ad indicem.
  • I Gonzaga e i Papi. Roma e le corti padane fra Umanesimo e Rinascimento (1418-1629), Atti del Convegno (Mantova-Roma, 21-26 febbraio 2013), a cura di R. Salvarani, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana 2013.
  • Tullia Gasparrini Leporace, I manoscritti Capilupiani della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Roma, La Libreria dello Stato 1939.
  • Virginio Prinzivalli, La Devoluzione di Ferrara alla Santa Sede secondo una relazione inedita di Camillo Capilupi, in «Atti e Memorie della Deputazione Ferrarese di Storia Patria», X (1898). pp. 121-333.

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Article written by Gennaro Cassiani | Ereticopedia.org © 2018

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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