Baldassarre di Santa Maria del Gallo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Baldassarre di Santa Maria del Gallo, conosciuto anche come Baldassarre "bambinaro", è stato un artigiano anabattista del XVI sec., perseguitato e condannato a morte dall'Inquisizione.

Di origini veneziane, faceva il "bambinaro" (fabbricante di bambole) a Ferrara e a Bologna.
Subì un processo inquisitoriale a Ferrara nel 1543 e un altro a Bologna, dove si era stabilito e che gli fu fatale, nel 1566-1567. A Ferrara ebbe rapporti con Renata di Francia, che gli elargì elemosine. Pietro Manelfi lo citò nella sua delazione del 1551 insieme alla moglie tra gli anabattisti attivi a Ferrara. A partire dalla metà degli anni cinquanta del XVI sec., a Bologna, si fece promotore di una conventicola ereticale radicale composta da popolani. Negava l'autorità del papa e il culto dei santi, il valore dei suffragi per i defunti, della messa, della confessione al sacerdote, dei voti monastici e della castità, dei pellegrinaggi e la presenza reale del corpo e sangue di Cristo nell'eucarestia, che aveva per lui un puro significato simbolico. Inoltre negava il libero arbitrio e sosteneva il battesimo degli adulti. Il 18 gennaio 1567 fu condannato a morte in quanto relapso dall'Inquisizione di Bologna, insieme a Bernardo Brascaglia e Marino de Furno e con loro fu rilasciato al braccio secolare, impiccato e bruciato.

Bibliografia

  • Antonio Battistella, Il S. Officio e la riforma religiosa in Bologna, Zanichelli, Bologna 1905, pp. 97-98.
  • Carlo Ginzburg, I costituti di don Pietro Manelfi, Sansoni-The Newberry Library, Firenze-Chicago 1970, p. 39.
  • Antonio Rotondò, Studi di storia ereticale del Cinquecento, Olschki, Firenze 2008, vol. I, pp. 131-135.

Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2020

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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