Autodafé di Logroño del 1610

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Voce principale di riferimento: Processo alle streghe di Zugarramurdi

Relazione delle persone che salirono all'autodafé che i signori don Alonso Becerra Holguín dell'ordine di Alcántara, il dottore Juan Valle Alvarado, e il dottore Alonso de Salazar y Frías, inquisitori apostolici del regno di Navarra e il suo distretto, celebrarono nella città di Logroño nei giorni 7 e 8 del mese di novembre dell'anno 1610, e delle cose e dei delitti per cui furono castigate

APPROVAZIONE

Su commissione del signor Vergara de Porres, maestro di cappella e cattedratico della chiesa collegiata della città di Logroño, vicario del signor vescovo di Calahorra: io, fra' Gaspar de Palencia, guardiano del convento di San Francesco della suddetta città di Logroño e consultore del Sant'Uffizio, vidi ed esaminai una relazione sui processi e le sentenze dettate nell'autodafé che celebrarono i signori inquisitori nella suddetta città nei giorni 7 e 8 del mese di novembre dell'anno 1610, e confermo essere tutto conforme a quanto esposto nel suddetto autodafé, e che non vi è elemento alcuno della presente relazione sommaria che va contro la nostra santa fede cattolica e i buoni princìpi dei cristiani, un tempo sinceri, e necessario che venga a conoscenza di tutti i fedeli per il disinganno agli inganni di Satana. Datata il 6 di gennaio del 1611 in San Francesco di Logroño. -Frate Gaspar de Palencia.

LICENZA

Noi, il dottor Vergara de Porres, maestro di cappella e canonico della chiesa collegiata di Nuestra Señora de la Redonda di questa città di Logroño, e vicario dell'arcipretura della suddetta città di don Pedro Manso, vescovo di Calahorra y la Calzada, del consiglio del re nostro signore, etc. Con la presente diamo licenza a Juan de Mongastón, stampatore, vicino di questa città, affinché possa imprimere questa relazione sommaria dell'autodafé che si è celebrato in questa città nei giorni 7 e 8 del mese di novembre dell'anno 1610, senza incorrere in pena o censura alcuna; attento a che non vi siano in essa cose che vanno contro la nostra santa fede cattolica e i buoni costumi.
Concessa in Logroño, il 7 gennaio del 1611.- Il dottor Vergara de Porres.- Per suo mandato, Cristóbal de Enciso, notaio.

Juan de Mongastón, stampatore, Al Lettore

Questa relazione che mi è giunta fra le mani, per essere tanto sostanziale, e riassumere con grande veridicità e puntualità i punti e le cose più importanti in riferimento alla sentenza dei riconciliati e dei condannati della demoniaca setta degli stregoni, ho voluto dare alle stampe perché tutti in generale e in particolare possano avere notizia delle nefandezze che furono commesse, e gli serva da monito per la cura con cui ogni cristiano deve velare sulla sua casa e la sua famiglia.
Stampata con autorizzazione nella nobile e leale città di Logroño, in questo anno del 1611.

AUTO

Questo autodafé è fra le cose maggiormente degne di nota che si sono viste in molti anni, perché a questo è accorsa gente da ogni parte di Spagna e da altri regni; e sabato giorno 6 del mese di novembre iniziò l'Auto con una processione magnifica e molto devota, dove sfilavano, prima, dietro il ricco gonfalone della confraternita del Sant'Uffizio, fino a mille familiari, commissari e notai, molto eleganti e ben messi, con i loro pendenti d'oro e croci al petto. Seguivano poi una gran moltitudine di religiosi degli ordini di San Domenico, San Francesco, l'ordine di Santa Maria della Mercede, la Santissima Trinità e la Compagnia di Gesù, di cui vi sono dei conventi nella suddetta città; e col fine di presenziare il suddetto autodafé, da tutti i monasteri della comarca era accorsa una moltitudine di religiosi, tanto da rendere questa processione celebre e devota come mai s'è visto. Seguiva la Santa Croce verde, simbolo dell'Inquisizione, portata in spalla dal guardiano di San Francesco, che è il qualificatore del Sant'Uffizio, e davanti la musica con cantori e ministranti, e chiudevano la processione due autorità della chiesa collegiata e un ufficiale giudiziario del Sant'Uffizio col suo bastone, e altri commissari e persone rispettabili, ministri del Sant'Uffizio, che tutti in ordine giunsero a fissare la Santa Croce nel punto più alto di un grande palco lungo ottantaquattro piedi e largo altrettanto, realizzato in occasione dell'autodafé, controllato durante tutta la notte con lanterne da dei familiari, finché il giorno seguente, dopo l'alba, uscirono dall'Inquisizione. I primi, cinquantatré persone che furono condotte all'autodafé in questo modo: ventuno uomini e donne con insegne di penitenti, a capo scoperto, senza cinto e con una candela di cera fra le mani, e fra questi sei avevano corde al collo, e con ciò si indica che sarebbero stati frustati. A seguire altre ventuno persone con i loro sambeniti e cappelli con il simbolo di riconciliato, e anche questi con candele in mano, e qualcuno con corde al collo. Poi cinque statue di persone morte con sambenito da condannati, e cinque bare con le ossa delle persone rappresentate da quelle statue. E per ultimo v'erano sei persone con sambenito e cappello da condannati, e ognuna di queste cinquantatré persone stava fra due ufficiali di giustizia dell'Inquisizione, i penitenti tutti in ordine e con abiti ben messi, che era cosa degna d'esser vista. Dietro di loro, fra quattro segretari dell'Inquisizione su cavalli ben parati, una mula, che portava le sentenze in un cofanetto di velluto; e in ultimo andavano a cavallo i signori inquisitori dottor Alonso Becerra Holguín, il dottor Juan de Valle Alvarado, e il dottor Alonso Salazar y Frías, il decano in mezzo, accompagnati dal clero alla destra, e dalla giustizia e dal reggimento al lato sinistro, e un poco più avanti nel mezzo della processione sfilava il dottor Isidoro de San Vicente con lo stendardo della Fede, tutti ben ordinati, a rappresentazione della grande autorità e solennità. […]L'autodafé si aprì con un sermone predicato dal priore del monastero dei Domenicani, che è qualificatore del Sant'Uffizio, e quel primo giorno si lessero le sentenze delle undici persone che furono consegnate alla giustizia secolare, che per essere così lunghe e su vicende tanto incredibili occuparono tutto il giorno fino a quando non volle far sera, e la suddetta giustizia secolare si occupò di loro, e li condusse al rogo, sei in persona e cinque statue con le relative ossa, per non essersi pentite, convinte di essere streghe e aver commesso grandi atrocità. Eccetto una che si chiamava María de Zozaya, che fu confitente, e la sua sentenza fra le più famose e terribili di quante lì si udirono. E per essere stata maestra e aver fatto magie a una gran moltitudine di persone, uomini e donne, bambini e bambine, seppur confitente, fu mandata al rogo per essere stata una nota maestra e sostenitrice del culto. Il lunedì seguente … si iniziarono a leggere le sentenze di due famosi impostori, che, fingendosi ministri del Sant'Uffizio, avevano compiuto grandi crimini. Uno di loro fu esiliato da tutto il distretto dell'Inquisizione, e l'altro fu condannato a pagare e restituire la grande quantità di denaro che aveva rubato con imbrogli e nefandezze a nome del Sant'Uffizio; gli diedero duecento frustate, e fu esiliato a vita da tutto il distretto dell'Inquisizione, e cinque anni di galera, al remo e senza introiti. Altri sei furono condannati per blasfemia a diverse pene. Altri otto, per affermazioni eretiche, furono castigati con abiurazione de levi, all'esilio e altri castighi, secondo la gravità del loro delitto. Altri sei, ebrei conversos, quattro di loro perché si astenevano da qualsiasi attività il sabato, giorno in cui indossavano camicie dal colletto pulito e in genere vesti migliori, e officiavano altre cerimonie della legge di Mosé, abiurarono de levi e condannati all'esilio o altre penitenze; e un altro perché aveva cantato diverse volte:

Se è venuto, non è venuto,
Il Messia promesso,
Che non è venuto.

[…]
Finito l'autodafé sul far della notte, le ventuno persone che dovevano essere riconciliate … poste in ginocchio … furono riconciliate… E quando finì il solenne atto, il suddetto inquisitore [Alonso Becerra y Holguín] tolse il sambenito a una delle streghe, che si chiamava María de Yureteguía, dicendole che glielo toglieva perché fosse d'esempio a tutti la misericordia che a lei si riservava per il dolore patito nell'essere una buona penitente, e per la forza con cui aveva perseverato nel difendersi dalle molestie che gli stregoni le avevano fatto affinché ritornasse nella setta e dalla loro parte: cosa che causò tanta devozione e mosse tutti a pietà, che non finivano di benedire e lodare Dio e il Sant'Uffizio.
[…]
E perché si abbia anche notizia delle grandi crudeltà che si commettono nelle sette degli stregoni, farò anche una breve relazione delle cose maggiormente degne di nota che con attenzione appuntavamo, e sono le seguenti.
Il demonio, per far crescere in numero questa abominevole e maledetta setta, si approfitta degli stregoni veterani, i quali con molta diligenza si prodigano a essere maestri della stessa arte. Quanti si lasciano convincere a essere iniziati al culto non possono essere condotti al sabba (che con tale nome chiamano le loro riunioni e riti, e in vasco suona un po' come prato del Caprone; perché il demonio, che hanno come dio e signore in ogni sabba, spesso gli appare in forma di caprone), se prima non accettano di essere stregoni, e giunti all'età del discernimento promettano di fare il diniego. E dopo aver acconsentito e giurato questo, in una delle notti in cui si riuniscono, la persona che gli ha mostrato la magia e lo ha convinto a essere uno stregone va al suo letto o nel luogo in cui questi sta dormendo o è sveglio, circa due o tre ore prima della mezzanotte e, dopo averlo svegliato nel caso in cui dorma, lo unge con un'acqua di color verde scuro e putrida nelle mani, le tempie, il petto, nelle parti vergognose e la pianta dei piedi, e poi lo porta con lui per l'aria, uscendo dalla porta o dalle finestre che gli apre il demonio, o da qualsiasi altro buco o fessura della porta, e a grande velocità giungono al sabba, dove per prima cosa presenta l'adepto al demonio, che sta seduto su una sedia, che alcune volte sembra d'oro, e altre di legno nero … con un viso molto triste e brutto… ha gli occhi rotondi, grandi, molto aperti, infiammati e spaventosi; la barba come di capra, il corpo e la sua statura a metà fra l'uomo e il caprone, le mani e i piedi con dita come quelle di una persona … E quando la strega maestra gli presenta il novizio gli dice: Signore, questo vi porto e vi offro; e il demonio gli si mostra riconoscente, e dice che lo trattarà bene, di modo che con lui vengano molti altri. E poi gli ordinano di inginocchiarsi alla presenza del demonio, davanti a cui rinnega nella forma e nei termini in cui la strega lo ha istruito, e, dicendo al demonio la formula con cui rinnegare, la ripete, e rinnega prima Dio, la Vergine Maria, sua madre, e tutti i santi e le sante, il battesimo, la confermazione, e i rispettivi crismi, e i suoi padrini e i genitori, la fede e i cristiani tutti, e accetta come dio e signore al demonio; il quale gli dice che da quel momento in poi non dovrà più avere come signore e dio quello dei cristiani ma lui, che è il vero dio e signore che lo salverà e condurrà in paradiso. E dopo lo accetta come dio e signore, e lo adora baciandogli la mano sinistra, la bocca e il petto, all'altezza del cuore e nelle parti vergognose, e poi si gira dal lato sinistro e alza la coda (che è come quella che hanno gli asini), e mostra quelle parti, che sono orribili e che ha sempre sporche e putride, e lo bacia anche lì sotto la coda. E poi il demonio protende la mano sinistra, e abbassandola dalla testa alla spalla sinistra o in altre parti del corpo (dove lui vuole), gli fa un segno, conficcandogli una delle sue unghie, causandogli una ferita, da cui prende il sangue, che raccoglie o in un panno o in qualche vaso, e la ferita procura al novizio molto dolore, che gli dura per più di un mese, lasciandogli una cicatrice per tutta la vita … E' anche noto che il segno che il demonio gli fa è di una tale natura, che con quello gli atrofizza la parte dove è entrata l'unghia; di modo che, anche se lo pungono con un ago o uno spillone, non sente nessun dolore … Dopo aver rinnegato, il demonio e gli altri stregoni anziani che presenziano il rito avvertono il novizio che non deve nominare il nome di Gesù e della Vergine Santa Maria, né farsi il segno della croce; e poi gli ordinano che vada a divertirsi con gli altri stregoni attorno ai fuochi fatui che lì il demonio gli presenta, e gli dice che quelli sono i fuochi dell'inferno, e che provino a passarvi in mezzo, e vedranno como non bruciano né danno pena alcuna; e che dunque non v'è pena più grande di quella nell'inferno, che si sollazzino e abbiano piacere, e non temano di fare quanto più male possano; giacché i fuochi dell'inferno non bruciano né causano danno alcuno; per cui si animino a commettere ogni tipo di malvagità, e si divertano e s'intrattengano ballando e danzando al suono di tamburo e flauto, che nel sabba di Zugarramurdi (di dove erano quasi tutti i suddetti stregoni) lo suonava un certo Joanes de Goyburu, e a suon di tamburo, suonato da un altro che si chiamava Juan de Sansín, entrambi cugini, condotti all' autodafé, e riconciliati per essere stati dei buoni penitenti; e continuano nelle suddette danze e balli, celebrando il demonio (che li guarda), fino al canto del gallo, dopo la mezzanotte, quando tutti tornano a casa … E' un accadimento degno di nota e di grande meraviglia il fatto che portò alla luce queste malvagità e la setta degli stregoni a Zugarramurdi, secondo quanto si riferisce nella sentenza di María de Yureteguía, ed è che una strega (di cui non è stato detto il nome, ma solo che era di nascita francese ed era cresciuta a Zugarramurdi) essendo tornata col padre in Francia, fu persuasa da una donna francese ad andare con lei in un campo dove si faceva molta festa, istruendola su tutto quello che avrebbe dovuto fare, e dicendole la formula con cui avrebbe dovuto rinnegare, dopo averla convinta la portò al sabba, e, in ginocchio alla presenza del demonio e di altri stregoni che la circondavano, rinnegò Dio, ma non si potè fare lo stesso con la Vergine Maria sua madre, anche se rinnegò tutte le altre cose, e accettò come dio e signore al demonio, ragion per cui tutti gli altri la presero di mira, e la perseguitavano temendo che li avrebbe fatti scoprire per non aver rinnegato anche la nostra Signora. Da cui risultò che in un anno e mezzo in cui fu strega (pur facendo tutto ciò che facevano tutti gli altri stregoni) aveva continui dubbi sul fatto che non poteva essere Dio quel demonio che adoravano, e gli veniva voglia di lasciare quella vita, e giunto il tempo della quaresima, tempo in cui doveva confessarsi, decise di non confessare quei peccati che commise come strega, per la vergogna che provava, e perché tutti gli stregoni la perseguitavano e la minacciavano, dicendole che l'avrebbe uccisa qualora li avesse fatti scoprire; e avendo fatto la confessione, quando fu a ricevere il santissimo Sacramento, dal momento che non vide la forma consacrata che il sacerdote le diede, iniziò ad avere dei dubbi e pensare che, per essersi fatta strega e allontanata dalla Fede, non era degna di vederla, e considerando anche come, nonostante l'attenzione prestata quando ascoltava la messa, non riusciva a vedere l'ostia che il sacerdote le dava (come la vedeva prima di essere strega, senza che al suo posto vedesse come una nuvola nera fra le mani del prete), cominciò a essere molto confusa. Perché è cosa saputa e risaputa che questi facitori del male, dal momento in cui iniziano ad esserlo, smettono di vedere il santissimo Sacramento dell'altare. Motivo per cui aumentarono il dolore e la pena, e sempre con più angoscia pensava a quanto male aveva fatto allontanandosi dalla fede dei cristiani, e quell'idea la condizionò tanto, che s'ammalò e fu malata per sette settimane, fino quasi a morire, e decise di confessarsi purché lo facesse in un posto che stava mezzo miglio lontano da lì, dove vi era un sacerdote, un uomo dotto. E dopo essersi confessata, il sacerdote le diede molti buoni consigli e la consolò e l'animò, ordinandole di nominare spesso il nome di Gesù, e s'attardò nel darle l'assoluzione fino a quando non ebbe dispensa dal vescovo di Bayona; e rimase salda nel suo proposito, perché, dopo essersi confessata e decisa a lasciare quella setta malvagia, iniziò a vedere l'ostia consacrata proprio come la vedeva prima di essere una strega. Libera dunque la suddetta donna da quella setta maledetta, gli stregoni non la perseguirono più; e accadde che tornando a Zugarramurdi, dove era cresciuta, disse come lì vi erano sabba e riunioni di streghe, e che lei due o tre volte aveva presenziato, e aveva visto come certe persone erano degli stregoni, fra cui la suddetta María de Yureteguía; e avendo saputo tutto ciò Esteban de Navalcorea, suo marito, quello e i suoi parenti le chiedevano spiegazione di ciò, e lei urlando e infastidita affermava di non essere una strega, e che si trattava di una grande cattiveria e una calunnia che le muoveva la tale francese, e a gran voce chiedeva al marito vendetta, ragion per cui decisero di parlare di nuovo con la francese e assicurarsi di quello che diceva, la quale rispose che la conducessero in presenza di quella e l'avrebbe convinta a confessare la verità e la natura di strega, e avendola portata a casa sua, posta alla sua presenza, le disse molte cose che erano successe durante il sabba, e la suddetta María de Yureteguía si difendeva giurando e affermando il contrario, e tanto gli seppe dire la francese, che tutti iniziarono a credere che quanto diceva corrispondesse a verità e forzavano la suddetta María de Yureteguía a confessare e, vedendosi costretta e persuasa, le sopravvenne un sudore e un grande affanno, e cadde per lo svenimento, e lasciava intendere che nella gola avesse un grande impedimento che le lasciava dire la verità. Ed essendo tornata in sé fece un un grande sospiro, esalò dalla bocca un alito pestifero, e poi confessò che quanto diceva la francese corrispondeva a verità, e che fin da piccola era stata una strega grazie agli insegnamenti di María Chipía, sua zia e sorella di sua madre (anche lei condotta all'Auto e riconciliata), e disse e confessò molte cose fatte come strega, ragion per cui la condussero dal vicario di Zugarramurdi affinché la confessasse. E dopo averla confessata le consigliò di chiedere perdono ai suoi vicini dei mali che aveva commesso, e confessò pubblicamente di essere strega, e chiese perdono. E confessa che dopo iniziò a vedere l'ostia consacrata nelle messe che ascoltava, e che mai prima di allora l'aveva vista, perché aveva iniziato a essere strega sin da piccola.
Sentendo il demonio i grandi danni che quella confessione gli avrebbe cagionato … iniziarono a perseguirla e ad andare di notte a casa sua per prenderla e condurla al sabba, minacciandola e impaurendola se non andava. E in una notta di sabba, essendo presente il demonio e tutti gli stregoni con lui, gli disse il suo proposito e che era necessario che tutti andassero a casa della suddetta María de Yureteguía per condurla al sabba. E dando a ognuno diversa forma fra cani, gatti, porci e capre, e a Graciana de Barrenechea (regina del sabba) sotto forma di giumenta, andarono nella casa di María de Yureteguía, che era del suocero, entrarono nell'orto (lasciando tutti gli stregoni apprendisti nel suddetto orto), e il demonio si appartava con gli stregoni più anziani, e ripassando la strategia con cui dovevano prenderla dalla sua casa e condurla al sabba, entrarono nella casa attravero porte e finestre, che gli apriva il demonio; e scoprirono che la suddetta María de Yureteguía stava nella cucina della casa accerchiata da molta gente che lei stessa quella notte aveva chiamato affinché le facessero compagnia e la proteggessero, per il timore che tutti quelli della casa avevano circa i mali che la notte prima gli avevano fatto, e perché lei gli disse che quella era una notte di sabba e che sarebbero andati alla sua ricerca. E il demonio e Miguel de Goyburu, re del sabba, e altri stregoni, si misero dietro uno scanno, e sporgevano la testa per vedere dove fosse e cosa stesse facendo la suddetta María de Yureteguía, e la chiamavano facendole segni affinché andasse via con loro. E María Chipía, maestra e zia, e un'altra sorella sua, si misero nell'alto della canna fumaria, e da lì la chiamavano con la mano, facendole dei segni perché andasse con loro, e la minaccivano mettendosi il dito in fronte, giurandole che gliela avrebbero fatta pagare se non fosse andata via con loro; e lei si difendeva segnalando dove stavano gli stregoni; ma i presenti non potevano vederli, perché il demonio li aveva incantati e coperti con un'ombra e solo la suddetta María de Yureteguía poteva vederli, la quale diceva: «Lasciatemi stare, traditori, non perseguitatemi più, che ho già servito abbastanza il diavolo». E vedendo quanto insistevano perché andasse via con loro, togliendosi un rosario che portava al collo, alzo la croce e disse: «Lasciatemi, lasciatemi, che non voglio seguire più il demonio; questa [fede] voglio e questa mi difenderà»; e facendosi il segno della croce e nominando il nome di Gesù e della Vergine Santa Maria, sparirono con un gran rumore nella parte alta della casa e del tetto. Ed essendo tornato nella direzione in cui stavano gli altri stregoni, il demonio, molto cupo, con grande risentimento si dava grandi colpi al petto con la mano sinistra, per mostrare la grande pena e dolore che provava per non essere riuscito a portare la suddetta María dalla sua parte.
[…]
Giacché questa María de Yureteguía permise far venire allo scoperto questa setta, e sempre perseverò nelle sue confessioni, resistendo con molto coraggio al demonio e agli altri stregoni che volevano portarla al proprio bando, si ebbe con lei così tanta misericordia, che le si tolse il sambenito dopo essere stata riconciliata, e le si diede permesso perché tornasse nella sua terra, affinché fosse d'esempio a tutte le altre streghe la misericordia che le era concessa per essere buona penitente.
[…]
Oltre ai balli, si sollazzano quando durante il sabba vanno a spaventare e fare male ai passanti sotto forme diverse di modo che non possano essere riconosciuti; che il demonio (a quanto sembra) li trasforma in quelle figure e forme, di porci, capre e pecore, giumente e altri animali, secondo quanto gli è più congeniale ai suoi scopi. E sotto questa forma confessano tutti di essere andati a spaventare Martín de Amayur, mugnaio, e lo stesso si difese con un bastone che aveva con lui, raggiungendo con un colpo María Presona, che si era avvicinata molto, e quando ricevette il colpo emise un grido acuto, e stette male alcuni giorni; e il suddetto mugnaio cadde privo di sensi, e racconta tutto l'accaduto.
[…]
Durante il sabba non possono nominare il santo nome di Gesù, né della Vergine Santa Maria, sua madre, se non per rinnergare, né possono farsi il segno della croce … e se qualche volta sbadatamente li nominano, succedono grandi danni, tanto che il sabba si scioglie, e quanti li hanno nominati si castigano per bene … Un certo Miguel de Goyburu racconta che essendo andati il demonio e le streghe di Zugarramurdi a far visita a quelli di un altro sabba, Estebanía de Telechera, strega riconciliata, vedendo la grande moltitudine di stregoni che vi erano (che erano più di cinquecento), meravigliata nel vedere tanta gente, nominò il nome di Gesù, e con grande rumore in un istante sprofondò e sparì tutto, e se ne tornarono nelle loro case, perché non potevano stare più nel sabba.[…] Alla vigilia di certe feste principali dell'anno, che sono le tre Pasque, la notte dei Re Magi, quella dell'Ascensione, il Corpus Christi, Ognissanti, la Purificazione, l'Assunzione e la natività di nostra Signora, e la notte di San Giovanni Battista, si riuniscono in un sabba per adorare solennemente il demonio, e tutti si confessano con lui, e si accusano di certi peccati come le volte in cui sono entrati in chiesa, o le messe che hanno ascoltato, e di tutte le altre cose che come cristiani hanno fatto, e dei mali che potendo fare non hanno fatto. E il demonio li riprende severamente per queste mancanze, dicendogli che non devono fare nessuna cosa da cristiani. E frattanto i servi del demonio … allestiscono un altare con un panno nero … con su delle immagini di figure del demonio, un calice, l'ostia, un messale, l'oliera, e delle vesti come quelle che usano nelle chiese per officiare il rito; […] Fatta l'offerta [il demonio] prosegue la messa e leva al cielo una cosa rotonda come se fosse di suola di scarpa, dove c'è raffigurata l'immagine del demonio, dicendo: «Questo è il mio corpo»; e tutti gli stregoni inginocchiati lo adorano dandosi colpi al petto, dicendo: «Aquerragoyti, Auqerrabeyti», che significa: «Caprone su, Caprone giù». E la stessa cosa fanno quando alza il calice che è come di legno, nero e brutto, mangia l'ostia e beve quello che c'è nel calice, e poi tutti gli stregoni gli si dispongono attorno, e gli amministra la comunione dando ad ognuno un boccone nero (dove è raffigurata l'immagine del demonio), che è molto duro e difficile da mandare giù, e poi bevono un sorso del liquido che è molto amaro, e bevendolo gli raffredda molto il cuore. Dopo che il demonio finisce la sua messa, fa la conoscenza di tutti uomini e donne, carnalmente e per fisionomia, e la già nominata Graciana de Barrenechea, regina, indicava le streghe che sarebbero dovute andare lì dove il demonio era appartato per il suddetto effetto.
[…]
E la suddetta María Iriarte, figlia della regina, dichiara che quando sua madre la mandò la prima volta ad avere il suddetto effetto, il demonio si congiunse con lei davanti e dietro, e la deflorò e patì molto dolore, e se ne tornò a casa con la camicia piena di sangue, della qual cosa si lamentò con la madre, e quella le rispose che non faceva nulla, e che anche con lei aveva fatto lo stesso.
[…]
E dopo che il demonio finisce di commettere le suddette malvagità, e molte altre cose abominevoli che non si riferiscono, gli stregoni si mischiano gli uni con gli altri, uomini e donne, gli uomini con gli uomini senza riguardo alcuno al grado di parentela; e il demonio li accoppia e segnala con chi devono congiungersi a mo' di sposalizio, dicendogli: «Questo è buono per te, e tu sei buona per questo»; e durante quegli atti turpi si congiungono nel sabba, ma anche fuori da questo, con malvagità molto nefande e turpi, e nelle loro case, e nei campi, e ovunque; di giorno e di notte gli compare il demonio sotto forma di figura spaventosa e li conosce carnalmente e alle donne in entrambi i lati.
[…]
Durante la notte di San Giovanni, dopo la fine della loro messa e delle loro cerimonie, il demonio va in compagnia di tutti gli stregoni in chiesa, e dopo avergli aperto le porte lui resta fuori mentre gli stregoni fanno offerte e profanano la Santa Croce e le immagini dei santi. E Miguel de Goyburu riporta che, alcune volte durante l'anno, lui e le streghe più anziane facevano al demonio un'offerta a lui molto gradita, e per tal ragione andavano di notte nelle chiese, portando con loro un cestino con manici, e dissotterravano i corpi dei defunti che già erano putridi, e da quelli prendevano le ossa della dita dei piedi, la cartilagine del naso, e tutte quelle ossicina che vi sono attorno e le cervella putride (che pur consumandosi sotto terra, tardano un po' prima di decomporsi), e queste parti dei corpi dei defunti (che per il demonio sono dei boccono molto saporiti) li raccolgono nelle ceste, e ricoprono le fossa con la terra.
[…]
Molte volte durante l'anno, quando il pane e i frutti iniziano a spuntare, preparano dei filtri tossici …
[…]
Di questi filtri tossici ne usano per distruggere il raccolto, uccidere o fare male alle persone e ai loro animali. Quelli che traggono maggiore giovamento dal compiere le maggiori nefandezze sono i più intimi e i più stimati dal demonio, con cui molto coraggiosamente le commettono…
[…]
Fanno male alle persone, uccidendole o facendole ammalare per intercessione del demonio con gravi malattie o per vendicarsi delle loro inimicizie. E quando han ricevuto qualche affronto o offesa da qualcuno, portano al sabba i suddetti filtri magici … e si lamentano col demonio raccontandogli il perché del loro fastidio, e la vendetta che vogliono ottenere, e chiedendogli (per la tale persona o per i suoi figli) mali mortali, o malattie che vogliono che questi abbiano, secondo la loro sete di vendetta, e il demonio gliela concede.
[…]
[…]E ai bambini… succhiano il sangue, dicendogli il demonio: «Succhia e bevi, ché vi fa bene»; ragion per cui i bambini muoiono, o si ammalano per molto tempo; e altre volte finiscono per ucciderli, stringendoli fra le mani e mordendoli alla gola finché non li soffocano … e riferiscono un grande numero di persone che sono morte o che hanno fatto ammalare con gravi mali, e un gran numero di bambini che hanno succhiato e soffocato, dichiarando il loro nome e quello dei loro padri, e il tempo in cui hanno commesso tali atrocità. E il suddetto Miguel de Goyburu, fra i tanti uomini, donne e bambini a cui ha dato la morte in questo modo dichiara … di aver ucciso un nipote suo, figlio di sua sorella; e la suddetta María de Iriarte, che succhiò e soffocò, stringendo con le mani e con la bocca alla gola, nove creature, e con i suddetti filtri magici uccise tre uomini e una donna, dichiarando i nomi di tutti quelli e i mali che soffrirono fino a morire in pochi giorni, e un gran numero di bambini, maschi e femmine a cui causò differenti mali e malattie, riportando il motivo della sua vendetta.
[…]
[…]E dopo aver udito malvagità tanto grandi nei due giorni interi in cui durò l'autodafé, a notte inoltrata ci ritirammo a casa facendoci il segno della croce."

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]