Atomismo

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

L'atomismo è stato un insieme eterogeneo di teorie e ipotesi corpuscolari che si manifestano sporadicamente nella seconda metà del Cinquecento e che si costituiscono in sistemi più strutturati nel corso della prima metà del Seicento, secondo approcci assai diversi quali sono la concezione della materia di René Descartes o il corpuscolarismo di Pierre Gassendi.
Le fonti inquisitoriali si riferiscono spesso all’insieme di tali teorie col termine di ‘dottrina degli atomi’: le differenze fra i diversi sistemi sono avvertite dai contemporanei, e in particolare dagli avversari dell’atomismo, come meno rilevanti rispetto alla distruzione della concezione aristotelica della materia che tali sistemi comportano.

Diffusione di corpularismo e atomismo in Italia tra Cinquecento e Seicento

In Italia, la presenza della filosofia naturale corpuscolarista, che integra aspetti della tradizione aristotelica con impulsi dell’atomismo greco, è attestata a partire dagli ultimi decenni del Cinquecento.
Nel Seicento, si iscrivono in questa tradizione Giovanni Crisostomo Magnen, medico e professore a Pavia negli anni 1640, e il benedettino Vitale Terrarossa, professore di filosofia naturale a Bologna, poi a Padova, nella seconda metà del secolo, che contribuiscono a diffondere l’atomismo nei centri intellettuali della pianura padana. Una nuova concezione dell’atomismo è inaugurata da Galileo che rimodella il corpuscolarismo secondo il proprio paradigma scientifico e inaugura un approccio fisico e sperimentale che sarà sviluppato, pur con orientamenti diversi, nella scuola galileiana e conoscerà una certa diffusione in Toscana. La diffusione dell’atomismo ha pure luogo a Napoli, a opera dei membri dell’Accademia degli Investiganti. Inoltre anche in Italia, come già in Francia, si assiste a partire dalla metà del Seicento alla diffusione di concezioni corpuscolari della materia fra gli ecclesiastici, e in particolare fra i membri di Ordini religiosi minori o di fondazione recente, come gli scolopi, i somaschi o i minimi, che inseriscono l’atomismo nel proprio cursus filosofico. Tale fenomeno può essere interpretato come espressione della volontà di proporre un insegnamento ‘modernizzato’ della filosofia, in alternativa a quello dei grandi Ordini difensori dell’aristotelismo – domenicani, francescani conventuali e gesuiti –, con i quali questi nuovi Ordini sono in concorrenza nell’assicurare la formazione delle élites sociali.

Aristotelisti vs. atomisti: gli inizi della censura

Il gesuita Silvestro Mauri, campione dell’aristotelismo romano, offre nelle sue Quaestiones philosophicae (1658) un bilancio interessante della situazione dell’atomismo, ormai sostenuto da numerosi filosofi, matematici e medici in tutta Europa, fra i quali egli menziona Galileo. Due obiezioni teologiche fondamentali possono essere sollevate contro tale dottrina: da un lato, il materialismo a essa associato dagli antichi filosofi greci, e quindi l’ateismo che tale concezione comporta; dall’altro, la contraddizione apparente con la dottrina promulgata dal Concilio di Trento (XIII sessione, 11 ottobre 1551), secondo la quale dopo la consacrazione restano nell’eucarestia solo le species, le apparenze sensibili del pane e del vino, mentre la sostanza è ormai il corpo e il sangue di Cristo. Tale miracolo pare inspiegabile se si adotta una concezione corpuscolare della sensazione poiché l’apparenza sensibile del pane sarebbe indissociabile dalla sostanza degli atomi, ciò che condurrebbe a negare la transustanziazione eucaristica. Va rilevato che la prima obiezione, in sé ben più grave, è vanificata dal fatto che, secondo lo stesso Mauri, i moderni «autori cristiani» ammettono la creazione degli atomi e la provvidenza divina, e non possono quindi essere accusati di ateismo. Quanto alla seconda, essa figura nel suo trattato fra una serie di argomenti filosofici che permettono di refutare l’atomismo ed è messa in campo solo al sesto posto.
La debolezza di questo argomento teologico dipende non solo dal fatto che gli atomisti hanno avanzato spiegazioni corpuscolari del mistero eucaristico, come Descartes nelle Méditations (1642), ma anche perché i teologi sanno, come vedremo, che la questione è propriamente filosofica: se il concetto aristotelico della separabilità fra sostanza e accidenti si è imposto nella teologia scolastica come formulazione filosoficamente adeguata del miracolo eucaristico, ciò non significa che esso appartenga necessariamente alla fede. Questo fatto, insieme con la diffusione limitata del corpuscolarismo, permette di spiegare l’assenza fino a metà Seicento di censure pubbliche dell’atomismo: né il Saggiatore (1623), né i Discorsi (1638) di Galileo – nonostante il filosofo e alcuni scolopi suoi discepoli siano stati denunziati al Sant’Uffizio romano per adesione all’atomismo –, né il Democritus reviviscens di Jean Chrysostôme Magnen (1646), pubblicato col permesso dell’autorità ecclesiastica e dedicato al Senato di Milano, né le opere di Gassendi, sono messe all’Indice.
La spiegazione corpuscolare del miracolo eucaristico si ritrova fra le numerose proposizioni teologiche e filosofiche rilevate in alcune opere di Descartes messe all’Indice donec corrigantur nel 1663. Tuttavia la censura che prepara la proibizione, assai moderata, si limita a indicare che tali proposizioni contraddicono la concezione teologica e filosofica scolastica, senza applicare la censura d’eresia.

La prima inchiesta inquisitoriale, senza esito (1671)

Nel 1671, di fronte alla diffusione delle dottrine cartesiane in materia di eucarestia in Francia, in particolare in seguito alla pubblicazione del Cursus philosophicus (1653) del minimo Emmanuel Maignan, il Sant’Uffizio romano apre un’inchiesta. Da essa emerge solo che, quanto all’Italia, la dottrina delle specie intenzionali proposta da Giuseppe Balli è stata pesantemente censurata dai teologi della Congregazione nel 1653, ciò che ha condotto alla messa all’Indice, nel 1655, di un’opera del suo discepolo Giovanni Battista Chiavetta. Va tuttavia rilevato, come lo fa lo stesso censore, che la dottrina delle specie intenzionali, secondo la quale Cristo stesso produce nei nostri sensi, miracolosamente, le apparenze del pane e del vino, è propriamente propriamente teologica e non riguarda direttamente né l’atomismo, né le interpretazioni corpuscolari cartesiane del miracolo eucaristico. È ben vero che adottando tale dottrina si eliminano d’un sol colpo tutti i problemi riguardanti la spiegazione filosofica dell’eucarestia. L’inchiesta del 1671 resterà senza esito.

Il Giornale de’ letterati e il tentativo di cristianizzare l'atomismo

In quegli stessi anni, il Giornale de’ letterati fondato a Roma da Francesco Nazari, su ispirazione del matematico Michelangelo Ricci, presenta le teorie corpuscolari di diversi autori più o meno legati alla scuola galileiana, come Donato Rossetti, Alessandro Marchetti, Giuseppe Del Papa, e propone pubblicamente, «con l’approvatione di persone riguardevoli per autorità e dottrina»1, un programma di cristianizzazione dell’atomismo come un tempo aveva fatto Tommaso d’Aquino con l’aristotelismo. Il Giornale prende così posizione in un conflitto interno al mondo ecclesiastico fra i sostenitori dell’aristotelismo scolastico e i promotori di nuovi approcci della filosofia naturale, e del conseguente adattamento della teologia.
I primi tenteranno di strumentalizzare l’istituzione inquisitoriale al fine di opporsi alla diffusione delle opere dei secondi.

Il processo inquisitoriale contro Andrea Pissini (1675-76)

La ritrattazione imposta dalla Congregazione del Sant’Uffizio al monaco olivetano Andrea Pissini, il 2 dicembre 1676, rappresenta uno degli interventi più significativi dell’Inquisizione romana – la sola giurisdizione inquisitoriale della quale ci occuperemo in questa sede – in materia di atomismo.
Nel 1673, il censore domenicano di un’operetta in favore dell’atomismo, inviata al Sant’Uffizio romano per revisione previa
alla stampa, riconosce che tale concezione della filosofia naturale non è contraria alla fede, benché essa mal si accordi con la dottrina tradizionale. Il domenicano propone quindi di ordinare a tutti gli inquisitori di rifiutare ormai il permesso di stampa alle opere che sostengono la «doctrinam de atomis»2. Il 2 dicembre 1673, il cardinal segretario della Congregazione dell’Inquisizione firma la circolare che trasmette tale decisione. Questa misura disciplinare, il cui impatto effettivo sulla diffusione dell’atomismo in Italia non è ancora stato indagato, obbliga Andrea Pissini a pubblicare nella luterana Augsburg – almeno secondo il frontespizio – la sua Naturalium doctrina (1675). Il monaco olivetano vi attacca violentemente i teologi che difendono l’aristotelismo e propone un’interpretazione della dottrina del Concilio di Trento che esclude l’interpretazione aristotelica delle specie eucaristiche, sostenendo poi la totale compatibilità dell’atomismo con l’insegnamento tridentino. Nell’agosto del 1675 un decreto della Congregazione del Sant’Uffizio mette all’Indice la Naturalium doctrina e un processo è aperto contro Pissini. Si pone allora la delicata questione dell’interpretazione della dottrina eucaristica del Concilio di Trento, questione sollevata dall’olivetano, che vede aprirsi un intenso dibattito fra i consultori e i cardinali del Sant’Uffizio: da un lato, quelli che, tentando di radicalizzare in senso aristotelico l’interpretazione dei decreti conciliari, considerano eretica la dottrina di Pissini; dall’altro quelli – fra i quali il maestro del Sacro Palazzo Raimondo Capizucchi e lo stesso Michelangelo Ricci – che considerano che si tratta di un problema filosofico, e non teologico, e che la dottrina eucaristica di Pissini può al massimo essere considerata temeraria, cioè opposta alla dottrina comune, ma non alla fede. Alcuni censori fanno rilevare che il Concilio di Trento ha usato il termine di species, e non quello aristotelico di accidenti, proprio per evitare una presa di posizione su una questione filosofica.
Il compromesso raggiunto in seno alla Congregazione prevede la ritrattazione di Pissini – e non la sua abiura, come erroneamente si è scritto – e la pubblicazione a stampa di questo testo al fine di frenare tentativi dello stesso genere. L’impatto di tale misura, che ha un significato analogo alla ben più grave abiura dell’eliocentrismo inflitta a Galileo, sarà tuttavia assai limitato: la dottrina censurata nel testo della ritrattazione – occorre sottolinearlo – non è l’atomismo bensì la dottrina eucaristica di Pissini; inoltre, nell’applicare a essa la censura di temerarietà, il redattore ha evitato di proporre un’interpretazione aristotelica della dottrina tridentina. La questione sollevata dall’olivetano rimane quindi aperta nonostante la sua ritrattazione. Pertanto, gli avversari dell’atomismo preferiranno negli anni successivi riferirsi direttamente alla dottrina eucaristica del Concilio di Trento, tentando di radicalizzarne l’interpretazione contro l’atomismo.

Atomisti e censura tra Seicento e Settecento

I casi degli anni Ottanta e Novanta del Seicento di cui sono conservate tracce nell’Archivio delle Congregazioni dell’Inquisizione
e dell’Indice illustrano tuttavia il chiaro fallimento di questa strategia. L’appiglio per legittimare le sporadiche messe all’Indice – ad esempio, quella degli Atomis peripateticae (1674) di Casimir de Toulouse, nel 1680 – è fornito generalmente dalla dottrina teologica delle specie intenzionali adottata in tali opere, non dall’atomismo stesso. Ciò spiega perché gli autori delle opere censurate sono generalmente religiosi, mentre si riscontra l’assenza quasi completa dall’Indice di opere di scienziati e filosofi secolari. Un’eccezione è rappresentata dal Parere (1681, riedito nel 1689) di Leonardo di Capua, messo all’Indice nel 1693, ma tale proscrizione va situata nel contesto del processo napoletano agli ‘ateisti’, per i quali l’atomismo, secondo i capi d’accusa, fa parte di una visione del mondo materialista e anti-cristiana. I membri dell’Accademia napoletana degli Investiganti sono accusati di aver contribuito alla diffusione di queste dottrine che costituiscono una delle rare manifestazioni di quell’atomismo ‘libertino’ che è tanto temuto dai teologi. Approfittando di questa occasione, i censori romani dei postumi Progymnasmata de sensibus (1688) di Tommaso Cornelio, che non fu proscritto, e del già menzionato Parere tentano di ottenere una condanna pubblica dell’atomismo stesso, ma invano. Va inoltre rilevato che anche a Napoli si riscontra una larga diffusione dell’atomismo cristianizzato i cui autori di riferimento sono Gassendi, Maignan e Descartes. Di fronte all’assenza di condanna dell’atomismo, a causa dell’opposizione presente in seno agli stessi organismi censori, i difensori dell’aristotelismo tenteranno di frenarne la diffusione suscitando diverse misure disciplinari: proibizione di difendere pubblicamente tesi atomiste; ammonizioni di professori medici che sostengono tale dottrina – si ricordi ad esempio il caso dell’Accademia dei medici romani riunita da Girolamo Brasavola –; una nuova circolare agli inquisitori, nel 1705, che chiede loro di far sapere alla Congregazione dell’Inquisizione chi insegna «l’opinione degl’atomi» (Cioni 1908). Se tali misure hanno senza dubbio rallentato la diffusione dell’atomismo, vari episodi dei primi decenni del Settecento rivelano la loro sostanziale inefficacia: la propagazione delle nuove filosofie era ormai inarrestabile. Questo vale non solo per i professori secolari, nel contesto della ricezione progressiva della filosofia naturale newtoniana, ma anche per gli stessi ecclesiastici. Se nel 1707 si assiste ancora a tentativi significativi di far cessare l’insegnamento del corpuscolarismo fra i religiosi – la Congregazione dell’Inquisizione scrive in tal senso al generale dei somaschi, quella dell’Indice condanna la Philosophia Maignani scholastica (1703) di Jean Saguens, adottata come manuale d’insegnamento dai minimi –, i documenti dei decenni successivi conservati negli Archivi delle due Congregazioni mostrano che tali misure non erano valse ad arrestare la diffusione dell’atomismo fra gli ecclesiastici.
Nella Dissertatio physico-theologica de qualitatibus corporum sensibilibus (1740), il francescano Fortunato da Brescia propone un’interpretazione del miracolo eucaristico compatibile con la filosofia moderna e sostiene che la negazione degli accidenti aristotelici non merita alcuna censura. Nonostante la polemica suscitata da tale pubblicazione, la Dissertatio non fu censurata. Quanto all’atomismo stesso, la ristampa dell’Opera omnia di Gassendi era uscita a Firenze nel 1727, senza che l’Inquisizione avesse potuto opporvisi.

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Nota bene

Questa voce è la rielaborazione, con modifiche e aggiunte, di un testo originalmente pubblicato in Dizionario storico dell'Inquisizione, diretto da Adriano Prosperi in collaborazione con Vincenzo Lavenia e John Tedeschi, Edizioni della Normale, Pisa 2010, vol. 1, pp. 120-121.

Article written by Francesco Beretta | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]