Suzzi, Arduino

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Arduino Suzzi è stato un erudito vissuto a cavallo tra Seicento e Settecento, la cui opera maggiore, le "Origini hebraiche delle tre lingue", subì il veto dell'Inquisizione e per questo non poté essere pubblicata.

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Se dobbiamo credere alla tradizione biografica, fu, forse, proprio l'angustia dovuta al veto, nel 1724, dell'Inquisizione faentina (in particolare nella persona di Bonaventura Maria Grossi da Savona) alla pubblicazione del suo opus magnum, le Origini Hebraiche delle tre lingue, che si conservano, a tutt'oggi inedite, nella Biblioteca Comunale di Imola (Archivio Vacchi-Suzzi, cartone 143), a far sprofondare Arduino Suzzi (remoto e finora oscuro erudito interamente dedito, malgrado l'intermittente esercizio del notariato, allo studio e alla meditazione nel romitaggio di Castel del Rio, borgo nei pressi di Imola) nella lunga e cupa malattia che lo portò, sei anni dopo, alla morte.
Gli inquisitori fondarono il proprio rifiuto sulle marcate tracce di neoplatonismo ficiniano che pervadevano l'opera, e in particolare sull'affiorare, in essa, della concezione panteistica dell'Anima del Mondo. A nulla valsero le controdeduzioni dell'autore, il quale, sottilmente ma invano, difese la conciliabilità dell'idea dell'armonia cosmica, della machina mundi, con la dottrina cattolica, alla quale non era certo estraneo l'argumentum ex ordine, l'individuazione dell'impronta della mano del Logos creatore precisamente nella struttura armoniosa e razionale dell'universo, che si rifletteva in quella del linguaggio.
Fu così impedito che il frutto di una quarantennale fatica potesse vedere la luce e trovare la ricezione e la risonanza meritate in un contesto culturale, quello oggi definito della early modernity, certo non sordo (dal Gessner al Postel, dal Guichard al Bibliander, fino a Leibniz) alle possibili suggestioni di una originaria unità delle lingue, di un labirintico intreccio di consonanze e corrispondenze simboliche ed etimologiche (riflesso e risonanza della musica mundana, della silente armonia dell'universo) che facessero intravedere qualche bagliore o frammento di una verità primigenia e pura.
Gli assunti fondamentali dell'opera maggiore (l'affiorare, per spiragli e barlumi, di un Verbo originario ed insondabile, quale quello inseguito, ad esempio, in opere come il De Verbo mirifico di Johannes Reuchlin; l'esistenza di molteplici sottili legami fra lingue diverse e, in un'ottica affine a quella della rinascimentale philosophia perennis, fra la spiritualità pagana e quella cristiana; il celarsi, già medievale e dantesco, di sensi riposti, essenziali e rivelatori, «sotto il velame» della lettera), permeano anche le due sole brevi dissertazioni che il Suzzi diede alle stampe fra il 1727 e il 1729, ossia Notarum atque mysteriorum sacrae patenae d. Petri Chrysologi expositio ed Aenigmatis cujusdam Bononiensis explicatio.
Si tratta di due testi di carattere esegetico e insieme esoterico, com'era tipico della forma mentis dell'autore, incentrati, rispettivamente, sulla patena argentea di San Pier Grisologo (donata dal Santo alla città secondo una tradizione risalente alle Vitae Pontificum Ravennatum dell'Agnello, e tuttora conservata presso il Duomo di Imola) e sul celebre e controverso «enigma di Bologna», criptica rappresentazione alchemica dell'unità degli opposti (Aelia Laelia Crispis…) intorno a cui mediteranno, da Nerval a Jung, alcuni profondi spiriti della modernità.
Due opere, queste del Suzzi, che avevano, fra l'altro, altrettanti illustri predecessori, ossia, rispettivamente, Giovanni Pastrizio, autore della Patenae argentae mysticae descriptio et explicatio, del 1706 (in cui nelle lettere, forse ebraiche, istoriate nella patena si scorge un richiamo a Maria Virgo Mater Viventium ‒ mentre Arduino, nel prezioso e misterioso oggetto, vedeva piuttosto una rappresentazione di Cristo Alpha et Omega e Via, Veritas et Vita) e Carlo Cesare Malvasia, che nella dissertazione Aelia Laelia Crispis non nata resurgens, del 1683, interpretava la celebre iscrizione come allegoria di un aborto, ossia come unità degli opposti, ambiguità di Vita e Morte, mentre Arduino vi scorgerà, con sensibilità già quasi preromantica, una rappresentazione della Notte quale sposalizio di Luce e Tenebre, fra dissolvimento e reminiscenza, ricerca del Vero e fascinazione dell'indefinito.
L'epigrafe (da lui stesso dettata) della sua tomba, nella cattedrale di Sant'Ambrogio di Castel del Rio, lo definisce «dialecti triplicis ille» (con una significativa eco dei tria corda, greco latino osco, che, secondo Aulo Gellio, fonte a lui ben nota, il poeta Ennio sentiva battere dentro di sé), e in tal modo suggella emblematicamente un'esistenza solitaria, interamente votata all'edificazione di un maestoso monumento intellettuale che attende ancora di essere compiutamente esplorato.

Opere

  • Notarum, atque mysteriorum sacrae patenae d. Petri Chrysologi expositio ab Arduino Svitio j.c. Castrorivense facta, Bononiae, Typis Laelii a Vulpe, 1727 (rist. Faventiae, typis Archi impressoris cameralis, 1756).
  • Aenigmatis cujusdam Bononiensis explicatio ab Arduino Svitio jurisconsulto Castrorivense facta in qua de aenigmatum ratione agitur. Adjectis in fine Distichis moralibus, Faventiae, apud Josephum Antonium Archium cameralem ac S. Officii Typographum, 1729.
  • Le Origini Hebraiche delle tre lingue, manoscritto inedito, Biblioteca Comunale di Imola, Archivio Vacchi-Suzzi, cartone 143.

Bibliografia

Per approfondire

Article written by Matteo Veronesi | Ereticopedia.org © 2019

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]

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