Merenda, Apollonio

Apollonio Merenda (Casal di Paterno, Cosenza, ca. 1498 - …, post 1566) è stato un ecclesiastico perseguitato dall'Inquisizione romana e passato alla Riforma.

Biografia

Membro di una famiglia appartenente al ceto notarile cosentino, fu segretario di Pietro Bembo, vivendo in territorio veneziano tra 1525 e 1529: nel corso di tale soggiorno conobbe, tra gli altri, Vittore Soranzo e Alvise Priuli.
Nel 1529 si trasferì a Napoli. Nel 1531, quindi, entrato alle dipendenze di Fabio Arcella, vescovo di Bisignano, passò a Roma, dove riprese a frequentare Soranzo e conobbe Pietro Carnesecchi. Durante gli anni trenta continuò a spostarsi tra Roma e Napoli, dove frequentò il circolo valdesiano e l'Accademia Pontaniana. Fermatosi dal 1540 al 1541 per una visita pastorale a Bisignano insieme con il gesuita Nicolás Alfonso de Bobadilla (vicario del vescovo Arcella), nel 1541 si trasferì quindi a Viterbo come cappellano del cardinal Pole. Nel 1543 accompagnò il Pole a Bologna, a Modena e a Roma, quindi rientrò in Calabria, stabilendosi ad Amantea. Il soggiorno calabrese si protrasse fino al 1549: nel corso di esso è probabile che abbia collaborato con Pietro Antonio Di Capua, vescovo della non lontana Otranto. Dal 1549 al 1551 fu di nuovo a Napoli, dove frequentò, tra gli altri, Giulio Basalù.
Arrestato nel marzo 1551, trasferito a Roma nel giugno 1551 e sottoposto a tortura, si pentì ed accusò numerosi compagni di fede (tra i quali Giulia Gonzaga). Giulio III, per proteggere Pole, Morone etc., impose tuttavia agli inquisitori che Merenda non potesse essere interrogato in merito alle sue frequentazioni con cardinali. Abiurò nell'aprile 1553. Trasferito agli arresti domiciliari, impaurito per l'elezione papale di Paolo IV, nel 1555 fuggì da Roma a Venezia: qui riprese a frequentare i vecchi compagni valdesiani, tra i quali Pietro Carnesecchi, Donato Rullo e Bartolomeo Spadafora. Nel 1557 fuggì in Svizzera, stabilendosi a Ginevra in casa di Zabetta Balbani, sorella di Niccolò Balbani, di cui era ancora ospite nel 1566. Dopodiché si perdono le sue tracce.

Bibliografia

  • Achille Olivieri, Merenda, Apollonio in DBI, vol. 73 (2009)
  • Processo Morone2, pp. 804 sgg.

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Article written by Daniele Santarelli | Ereticopedia.org © 2013

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]