Rocco, Antonio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

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Antonio Rocco (Scurcola Marsicana, 1586 - Venezia, 1653) è stato un religioso, lettore di filosofia e scrittore, indagato dall'Inquisizione per le sue idee libertine, nonché aperte in materia di condotta sessuale.

Biografia

Antonio Rocco nacque a Scurcola Marsicana nel 1586. Religioso dei minori conventuali, lettore di retorica e di filosofia presso la Repubblica di Venezia, prima di approdare in terra veneta perfezionò i suoi studi a Roma e a Perugia; giunto infine a Padova, qui entrò in contatto con la lezione di Cesare Cremonini e dell’aristotelismo eterodosso di stampo naturalistico. Autore critico nei confronti dell’ortodossia cattolica, ma polemico contro Galileo, nelle sue opere il Rocco fa propri gli argomenti libertini che la storiografia contemporanea attribuisce agli «spiriti forti»: dall’impostura politica delle religioni, alla negazione dell’immortalità dell’anima; dalla critica della ragion di stato, all’esaltazione della legge di natura.

Antonio Rocco fu anche, com’ebbe a scrivere Giorgio Spini (1983), «la testa forte in fatto di filosofia di tutta l’Accademia», ossia il circolo letterario degli Incogniti animato a Venezia, nella prima metà del Seicento, intorno alla casa del patrizio Giovan Francesco Loredan. Da quell’ambiente libertino uscì un’opera giudicata tra le più oscene della letteratura italiana del periodo: l’Alcibiade fanciullo a scola. Attribuito postumo alla sua penna, il testo dovette circolare manoscritto tra gli accademici Incogniti per almeno vent’anni, finché fu pubblicato, nel 1651, in forma anonima e con falso frontespizio, probabilmente per interessamento dello stesso Loredan.

A proposito dell’Alcibiade fanciullo a scola sono state avanzate diverse interpretazioni critiche: parodia licenziosa dei testi classici sull’amore cosiddetto socratico; divertissement di un intellettuale ateista e annoiato; satira di costume rivolta contro certi maestri suoi contemporanei; e anche testo pornografico pensato per una fruizione erotica. L’opera è stata studiata come fonte di storia dell’omosessualità e di storia del dissenso religioso. Nondimeno, sulla sua tormentata vicenda editoriale – creduto inizialmente dell’Aretino, poi di Ferrante Pallavicino e infine attribuito ad Antonio Rocco da Achille Neri (1888) – si sono concentrati gli interessi di bibliofili ed eruditi.

All’interno dell’Alcibiade fanciullo a scola, Antonio Rocco mette in scena un pericoloso capovolgimento della morale tradizionale: operazione apparentemente burlesca, ma di gusto tipicamente libertino; e lo fa intervenendo sul paradigma maestro/allievo, codificato nel topos culturale e letterario della pederastia greca. Ribaltando il Simposio di Platone, cui l’opera direttamente s’ispira, l’Autore attribuisce all’allievo Alcibiade la parte del sedotto, mentre lascia quella del seduttore al maestro Filotimo, il quale mirava a ottenere il consenso sessuale del suo giovane allievo, sostenendo nel frattempo una puntuale difesa delle pratiche sodomitiche. Con essa, e celandosi dietro l’oscenità di una trama che colpisce e scandalizza in prima lettura, l’Autore realizzava un preciso attacco nei confronti della religione e della morale dominante. È con l’approvazione di Alcibiade, il quale soggiacerà infine alle voglie del suo precettore, che viene demolita la condanna sodomitica imposta dagli uomini per via politica. Antonio Rocco liberava così l’istinto sessuale dalle gabbie della ragione, riconducendo la sodomia, e più in generale le trasgressioni della carne, a un’originaria liceità che sarebbe stata loro impressa per costituzione dalla natura.

Nonostante le denunce sul suo conto presentate all’Inquisizione, tutte però senza alcun seguito, Antonio Rocco godette sempre dell’appoggio incondizionato della classe dirigente veneziana. Nel 1636, una deliberazione del Senato lo confermava lettore di retorica in San Giorgio Maggiore, giudicando il «notabile profitto […] nell’istruire la gioventù della nobiltà nostra» (Neri 1888). Presso di lui, secondo quanto si legge nelle Glorie degli Incogniti (1647), si sarebbero formati più di trecento studenti con la laurea del dottorato.

Ridotto infine all’infermità, Antonio Rocco morì a Venezia nel 1653.

Principali opere filosofiche di Antonio Rocco

  • In universam philosophiam naturalem Aristotelis paraphrasis textualis exactissima; necnon quaestiones omnes desiderabiles ad mentem Joannis Duns Scoti subtilis (1623)
  • Esercitationi filosofiche di d. Antonio Rocco filosofo peripatetico. Le quali versano in considerare le positioni, et obiettioni, che si contengono nel Dialogo del signor Galileo Galilei Linceo contro la dottrina d’Aristotile (1633)
  • Animae rationalis immortalitas simul cum ipsius vera propagatione ex semine, via quadam sublimi peripatetica, non hactenus post Aristotelem signata vestigijs, exercitationis philosophicae illibataeque veritatis gratia indagatur ab Antonio Rocco (1644)
  • Facultas rationalis sive logica universa in duas partes distributa, et ad usum studiosae iuventutis ordinata (1668)

Bibliografia essenziale

  • G. Baseggio, Disquisizione intorno il rarissimo libro intitolato Alcibiade fanciullo a scola, Tipografia Baseggio, Bassano 1850
  • G. Benzoni, Venezia nell’età della controriforma, Mursia, Milano 1973
  • J.-P. Cavaillé, Antonio Rocco, Alcibiade enfant à l’école. Clandestinité, irréligion et sodomie, in «Tangence», 81, 2006, pp. 15-38
  • G. Dall’Orto, Antonio Rocco and the background of his L’Alcibiade fanciullo a scola, in M. Duyves et al. (eds.), Among men, among women, University of Amsterdam, Amsterdam 1983, pp. 224-232
  • P. Fasoli, «L’uso de’ putti»: sulla pedagogia pederastica dell’Alcibiade fanciullo a scola di Antonio Rocco, in A. Levy (a cura di), Sesso nel Rinascimento. Pratica, perversione e punizione nell’Italia rinascimentale, Le Lettere, Firenze 2009, pp. 29-43
  • G.F. Loredan, Le glorie degli Incogniti, Valvasense, Venezia 1647
  • A. Neri, Intorno a due libri curiosi del sec. XVII - Il vero autore dell’Alcibiade fanciullo a scola, in «Giornale storico della letteratura italiana», XII, 1888, pp. 219-227
  • A. Rocco, L’Alcibiade fanciullo a scola, apparato critico ed edizione a cura di Laura Coci, Salerno editrice, Roma 2003 (II ed.)
  • T. Scaramella, «La sodomia è boccone da principi». Voci libertine fuori dall’Accademia: il caso veneziano tra Sei e Settecento, in U. Grassi, V. Lagioia, G.P. Romagnani (a cura di), Tribadi, sodomiti, invertite/i, pederasti, femminelle, ermafroditi. Per una storia dell’omosessualità e delle trasgressioni di genere in Italia, Edizioni ETS [in corso di pubblicazione]
  • G. Spini, Ricerca dei libertini. La teoria dell'impostura delle religioni nel Seicento italiano, La Nuova Italia, Firenze 1983 (II ed.)

Immagine: Antonio Rocco ritratto nelle Glorie degli Incogniti (1647), p. 58.

Article written by Tommaso Scaramella | Ereticopedia.org © 2017

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]