Brocardo, Antonio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Antonio Brocardo (Padova (?), 1500 ca. - Venezia, 27-28 agosto 1531) è stato un poeta e un erudito.

Vita e opere

Infanzia e giovinezza

Le fonti sulla vita di Antonio Brocardo sono poche e confuse, quasi tutte legate agli avvenimenti del 1531, quasi una sorta di damnatio nominis avesse impedito persino agli eruditi settecenteschi di fare maggiore luce sul personaggio. Sappiamo che egli nacque a Padova o a Venezia agli inizi del XVI secolo, da famiglia agiata ma non nobile. Il padre, Marino, era un celebre medico, nonché professore di logica e medicina in Padova. La famiglia Brocardo si imparentò con gli Amadi: la sorella di Antonio, Giovanna (detta Cecilia), andò in sposa ad Agostino Amadi. Dal loro matrimonio nacque, tra l'altro, Francesco Amadi, celebre erudito veneziano.
Il giovane Antonio, di indole assai controversa, cominciò – malvolentieri e costretto dal padre – a frequentare i corsi di diritto presso lo Studium di Padova. Durante questi anni, divenne allievo di Pietro Pomponazzi, ed entrò in contatto con quello che sarà il suo mentore in campo poetico, ossia Trifone Gabriel. Tra le altre amicizie, strinse solidi rapporti soprattutto con Sperone Speroni (che lo renderà protagonista di tre suoi Dialoghi) e Bernardo Tasso. Brocardo fu particolarmente amico, inoltre, di Alvise Priuli e Giovan Francesco Valier, e godette della protezione dei cosiddetti abati Cornari (Marco, Andrea e Francesco Corner), tre alti prelati appartenenti alla nobile famiglia del Corner.
Brocardo iniziò sin da quando era scolaro a maturare forti opinioni sulla retorica classica, e sull'incapacità di quella moderna di starle a confronto. Si dimostrò particolarmente critico nei confronti del Trecento, che egli giudicava come secolo letterariamente limitato ai soli argomenti amorosi.

Poetica

In linea coi gusti del suo tempo, Brocardo scrisse diversi componimenti sulla scia del petrarchismo cinquecentesco. Ma fu aperto anche ad altri stili: fu autore di un ciclo di sonetti pastorali brevi (di imitazione classica), ed ebbe anche una viva curiosità nei confronti della letteratura in lingua zerga, e cioè in furbesco, la lingua criptata dei malviventi. Anche se è difficile quantificare la sua produzione furbesca, dato l'anonimato legato ai meccanismi compositivi di tale letteratura, si attribuiscono al Brocardo un discreto numero di testi in lingua zerga, nonché il fortunatissimo Nuovo modo de intendere la lingua zerga, vocabolarietto ristampato – spesso senza cure editoriali – più e più volte.
Il Brocardo fu autore anche di una controversa Orazione in laude delle cortigiane, purtroppo andata perduta.

Le polemiche del 1531

Per le sue forti opinioni in ambito retorico e letterario, entrò presto in collisione con Pietro Bembo (al tempo, campione di “trecentismo”), finendo per dar vita ad una delle più accese e celebri polemiche letterarie del Cinquecento. L'origine della querelle non è semplice da rintracciare, ma a un certo punto Brocardo scrisse dei sonetti contro Bembo, mascherando quest'ultimo sotto lo pseudonimo di Titiro, e nascondendo sé stesso dietro il senhal di Alcippo. Venne coinvolto subito anche l'amico Bernardo Tasso, che – nonostante tutto – sembrò voler piuttosto provare a comporre la lite. Bembo non scese mai a dare una risposta diretta alle polemiche, Brocardo vivente: al suo posto scese in campo Pietro Aretino, desideroso – più che di difendere la linea di pensiero di Bembo – di accaparrarsi le simpatie e le protezioni del futuro Cardinale. Aretino rispose ai sonetti rivolti contro Bembo/Titiro (scritti dal Brocardo, col probabile ausilio di amici e simpatizzanti della sua fazione). La diatriba letteraria assunse un tono di polemica personale, con due fazioni contrapposte: da una parte Bembo e Aretino, dall'altra Brocardo, Tasso, Berni, e i gli abati Cornari. In fase di polemica, Brocardo fu più volte – direttamente e mediante allusioni – tacciato di essere ebreo. Non ci sono documenti, però, che leghino il giovane Antonio al mondo giudaico, né come fedele, né come simpatizzante.
Ma la polemica Bembo-Brocardo, però, ha probabilmente avuto ragioni più profonde e ideologiche di semplici divergenze di opinioni in materia retorica: Bembo non dimostra mai simpatia per la cerchia di amici del Brocardo, arrivando a denigrare il vicecollaterale di Padova solo perché in passato era stato amico del giovane Antonio (in realtà, per quella stessa carica, il futuro Cardinale aveva raccomandato tale Gaspare degli Obizzi), con riferimenti amari anche nei confronti degli abati Cornari.

La morte improvvisa

Brocardo morì improvvisamente nell'agosto del 1531, in circostanze poco chiare (probabilmente un'improvvisa malattia). Pietro Aretino si vanterà di averlo ucciso con alcuni suoi sonetti particolarmente mordaci. Le sue rime furono per la prima volta raccolte in stampa dal nipote del poeta, Francesco Amadi, noto per le sue posizioni antibembiane (Rime del Brocardo et d'altri authori, Venezia, 1538).

Bibliografia

  • Antonello Fabio Caterino, «Vedo il male e non lo posso schivare»: Le rime di Antonio Brocardo tra classicismi e polemiche, tesi di dottorato, Università della Calabria-Université de Lausanne, a.a. 2014-2015

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Article written by Antonello Fabio Caterino | Ereticopedia.org © 2016

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]