Beatillo, Antonio

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo
Edizioni CLORI | Firenze | ISBN 978-8894241600 | DOI 10.5281/zenodo.1309444

Antonio Beatillo (Bari, 22 novembre 1570 – Napoli, 7 gennaio 1642) è stato un ecclesiastico e storiografo.

Nacque a Bari il 22 novembre 1570 da famiglia agiata: avviato alla carriera ecclesiastica, il 10 novembre 1588 entrò nella Compagnia di Gesù in cui studiò di retorica. Nel 1592, mentre insegnava "humanità" nel collegio di Nola, chiese invano di essere inviato missionario, continuando, quindi, all'interno della Compagnia la sua attività d'insegnante, nel corso della quale fu anche rettore dei collegi di Tropea (1609-1610) e di Barletta (1614-1615), dedicandosi nello stesso tempo ad una notevole attività di produttore di agiografie e storie.

La sua prima opera fu una vita della patrona di Lecce, santa Irene (Historia della vita, morte, miracoli e traslazione di santa Irene da Tessalonica, 1609), nel 1620 pubblicò una storia di san Nicola da Bari, che ebbe immensa fortuna (Historia della vita, miracoli, traslatione e gloria dell'illustrissimo confessore di Cristo S. Nicolò) e, nel 1629, la Historia della vita, morte, miracoli e traslatione del S. confessore di Christo Sabino vescovo di Canosa, la cui ultima parte è un breve Catalogo degli arcivescovi baresi (pp. 155-215).
La fama di quest'ultima opera fu talmente ampia da spingere Jean Bolland a rivolgersi al nostro per ottenere materiale per le agiografie dei santi dell'Italia meridionale. Beatillo vi si dedicò negli ultimi anni di vita e utilizzò vari manoscritti di biblioteche ecclesiastiche meridionali, oggi dispersi, traendone gli atti dei santi Severino, Vincenzo, Artema, Francone e la leggenda sipontina dell'apparizione di San Michele sul Gargano; di questi lavori solo una parte vide la luce nei volumi degli Acta Sanctorum. Inedite sono le sue biografie di confratelli della Compagnia, di cui alcuni stralci sono nell'Archivio Romano.
Antonio Beatillo morì a Napoli il 7 gennaio 1642.

La sua opera maggiore, del 1635, è la Historia di Bari principal città della Puglia, che ne fa uno dei massimi esponenti della produzione di storie di città in una provincia ad alta concentrazione di grandi comunità, Terra di Bari, gravitante, appunto, intorno a Bari.

L’opera è divisa in quattro libri, il primo dei quali dalle origini alla fine del dominio bizantino; il secondo dai Normanni alla battaglia di Benevento; il terzo da Carlo d’Angiò alla conquista del Regno da parte di Alfonso il Magnanimo; il quarto dagli Aragonesi all’epoca dell’autore.
Per le origini Bari, Beatillo, con una tipica paretimologia barocca, legava il nome della città direttamente agli autoctoni Peucezi di Barione, in tal modo dimostrando la preminenza del capoluogo della provincia sulle altre città col sottolineare come essa fosse stata abitata fin dalle origini più remote da popoli indigeni e non – come nel caso di Lecce, di Foggia o di Monopoli – fondata ‘dal nulla’ da colonizzatori stranieri.
Le fonti adoperate (indicate di volta in volta in margine, secondo una metodologia propria dei descrittori del Regno, più che degli storiografi) vanno dalle epigrafi alle cronache medievali, ai registri di archivio ai documenti locali, alle storie genealogiche, alla tradizione orale («relatione a bocca et in iscritto di persone vecchie»; «relatione della gente di allora»). Ciononostante, Beatillo riuscì, per alcuni periodi, a costruire un’immagine organica della storia cittadina, evidenziandone la coscienza unitaria in modo particolare per la lotta antibizantina dell’XI secolo, al cui centro poneva, idealizzandolo come un eroe classico, il «buon prencipe» Argiro.

Beatillo, privo di un reale bagaglio critico di base, ebbe il merito di aver raccolto documenti d’archivio e materiale epigrafico nella sua Historia, dedicata ai «sindici et eletti della fidelissima città di Bari» e volta ad incitare i concittadini, mediante «la narratione di tante cose stupende […] all’amor della patria et all’imitatione dell’opre eccelse, de’ nostri buoni antepassati». Come si nota da queste parole introduttive, in Beatillo prevaleva l’elemento di ‘edificazione civile’, che si cimenta con un argomento storico di ampio respiro e si basava su una vasta raccolta di fonti. Tuttavia, proprio estendendo a dismisura il periodo trattato l’autore mostrava in modo evidente l’incapacità di distinguere, tra gli avvenimenti, quelli di reale importanza storica dagli aneddoti, che egli mostrava di prediligere in chiave di esaltazione genealogica di alcune famiglie baresi, di cui ricercava le origini nel Medioevo bizantino.

Bibliografia

  • Antonio Beatillo, Hitoria di Bari principal città della Puglia, nella Stamperia di Francesco Savio, in Napoli 1635.
  • Armando Petrucci, Beatillo, Antonio, in DBI, vol. 7 (1970).
  • Antonio Beatillo, Hitoria di Bari principal città della Puglia, a cura di Domenico Lassandro e ‎Paolo Ostuni, Cacucci, Bari 2018.

Nota bene

Questa voce è parte del Dizionario degli storici meridionali, progetto condiviso tra Ereticopedia e il portale "Storia della Campania" che mira ad offrire a studiosi ed appassionati un Dizionario biografico on line dedicato alla produzione di storie nel Mezzogiorno d’Italia dal Rinascimento alla prima metà del Novecento.

ARTICLE WRITTEN BY ANTONIO D'ANDRIA | ERETICOPEDIA.ORG & STORIADELLACAMPANIA.IT © 2020

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, "De rerum natura", lib. V]

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