Vignola, Antonia

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Antonia Vignola è stata una donna modenese del XVI sec. perseguitata dall'Inquisizione per stregoneria.

Originaria di Sassorosso, località dell'Appennino tosco emiliano, stabilitasi in un secondo momento a Modena. Il sei agosto del 1564, una certa Ursula di Tommaso, comparve davanti al frate domenicano Vincenzo da Imola sostenendo di essersi rivolta ad Antonia per alcuni incantesimi d'amore; nei giorni successivi comparvero davanti all'inquisitore 17 testimoni e, all'unanimità, sostennero che Antonia fosse solita dedicarsi alla magia terapeutica, ma che nel suo operare, avesse "affascinato"alcuni bambini, causandone il decesso. Dopo esser stata sottoposta a tortura, confessò di aver praticato la stregoneria diabolica e di aver anche ucciso diversi bambini. Fu condannata, con sentenza del 3 dicembre 1564 (la sentenza non fa menzione degli infanticidi), ad essere esposta a dorso di un asino al pubblico ludibrio, all'abiura e all'esilio da Modena. Renitente a sottomettersi alle penitenze impartite, ritrattò la confessione, dicendo di averla fatta a causa della tortura. Il caso fu allora preso in mano da Camillo Campeggi, Inquisitore generale degli Stati estensi, il quale era scettico sul sabba e sui poteri delle streghe e interpretava la stregoneria come un inganno diabolico. Campeggi convinse la Vignola a rinnegare il demonio, ma la donna resistette ancora e rifiutò di sottoscrivere formalmente questo rinnegamento. Così facendo, la donna rischiava il rogo in quanto impenitente, ma infine si decise, con sentenza del 29 agosto 1565, di lasciarla in carcere finché non si pentisse. La Vignola fu poi liberata dopo alcuni mesi.

Bibliografia

  • Giovanni Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della Controriforma, Sansoni, Firenze 1990 (in part. pp. 54-57)
  • Domizia Weber, Sanare e maleficiare. Guaritrici, streghe e medicina a Modena nel XVI secolo, Carocci, Roma 2011

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et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]