Marcourt, Antoine

Dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori nel mondo mediterraneo [ISBN 978-88-942416-0-0]

Antoine Marcourt (? - Saint-Julien-en-Genevois, 1561) è stato un riformatore e pastore francese.

Probabilmente originario della Piccardia, dopo aver soggiornato a Lione, verso il 1530/1531 si trasferì a Neuchâtel su invito di Guillaume Farel, divenendo pastore e distinguendosi come uno degli animatori della Riforma nella città. Sviluppò presto un sodalizio con l'editore Pierre de Vingle, il quale, esule a Neuchâtel dal 1533, stampò in quello stesso anno Le Livre des Marchands di Marcourt, ristampato in edizione accresciuta nel 1534. I "mercanti" contro cui Marcourt dirigeva la propria invettiva erano i prelati cattolici, che mercanteggiavano la parola di Dio. Pierre de Vingle stampò quindi gli Articles veritables sur les horribles, grandz et importables abuz de la Messe papale inventée directement contre la saincte Cene de Jesus Christ. L'autore, pur non indicato, era Marcourt. Nella notte tra il 17 e 18 ottobre 1534 questo libello fu affisso e distribuito in varie città francesi. Lo scandalo che ne seguì è noto come affaire des placards.
Nel novembre 1534 Marcourt pubblicò poi (sempre presso Pierre de Vingle) il Petit Traicté très utile et salutaire de la saincte Eucharistie, dove tra l'altro rivendica la paternità dei placards.
Nel 1538 fu chiamato a Ginevra, dopo la (momentanea) espulsione di Calvino e Farel, ma subì l'ostilità dei seguaci di Calvino e fu costretto a lasciare la città nel 1540. Continuò ad esercitare per alcuni anni l'attività di pastore, stabilendosi infine nel 1549 a Saint-Julien-en-Genevois, dove morì nel 1561.

Bibliografia

  • Gabrielle Berthoud, Antoine Marcourt, réformateur et pamphlétaire : du "Livre des marchans" aux Placards de 1534, Genève, Droz,‎ 1973
  • Arlette Jouanna, Marcourt, Antoine, in La France de la Renaissance, pp. 936-937

Article written by Redazione | Ereticopedia.org © 2016

et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque

[Lucretius, De rerum natura, lib. V]